Fonte: http://moked.it/[/link]

[b]Torino e i libri – Georges Bensoussan:
“La memoria distorta minaccia Israele”
Daniel Reichel [/b]

Lo Stato di Israele è davvero nato per compensare il popolo ebraico della tragedia della Shoah? E’ vero che lo Stato ebraico deve la sua creazione alla compassione del mondo occidentale per il genocidio dei sei milioni? E’ vero che il mondo arabo era era senza responsabilità rispetto al genocidio? A queste domande provocatorie risponde uno dei grandi protagonisti, in questi giorni a Torino, della Fiera del libro e delle altre manifestazioni culturali che attorno alla Fiera prendono vita, lo storico francese [b]Georges Bensoussan[/b]. Protagonista alla Fiera, Bensoussan si è dimostrato tale anche negli appuntamenti culturali esterni, come la presentazione in anteprima del suo libro che uscirà in autunno [b]Lo Stato d' Israele[/b], il sionismo e lo sterminio degli ebrei d'Europa (Utet editore) al Museo della Resistenza di Torino.

Lo storico francese (è autore anche di Genocidio. Una passione europea, Marsilio editori, Il sionismo. Una storia politica e intellettuale 1860-1940 e L'eredità di Auschwitz. Come ricordare?, Einaudi) ci ammonisce dal sottovalutare la diffusione e la gravità di questo pregiudizio, secondo cui Israele sarebbe una sorta di risarcimento al popolo ebraico da parte degli Alleati, afflitti dal senso di colpa per non aver impedito la Shoah. In questo modo, infatti, si scredita il valore storico del sionismo, movimento a cui spetta di diritto il riconoscimento per l'impegno della creazione dello Stato d’Israele. Inoltre, fa notare Bensoussan, perché non fu scelto l’Uganda, oppure uno stato dell’America latina o ancora il Birobijan di Stalin? Perché "Israele è la terra che dava abitazione agli ebrei anche se questi non vi vivevano materialmente". Dal movimento Hibat Zion, amore per Sion, il riferimento a Eretz Israel non è mai mancato. Anche per questo il libro che sarà pubblicato in autunno dalla Utet si intitola Israele, nome eterno, a sottolineare il rapporto millenario tra terra e popolo.
Quale evento può confermare la teoria del senso di colpa degli Stati europei? Non è stata forse la Gran Bretagna ad astenersi nel 1947 dal votare per la creazione dello Stato di Israele, fa notare lo storico. E sempre la Gran Bretagna ha limitato l'immigrazione in Palestina, provocando la morte di migliaia di ebrei nei campi di concentramento (gli Alleati conoscevano i campi di concentramento già dal 1942).
Bensoussan, nato in Marocco, ma parigino già a sei anni, precisa con un certo impeto che nemmeno il mondo arabo di allora può chiamarsi fuori dalla responsabilità dell'antisemitismo. In Marocco Hitler veniva osannato, addirittura definito un santo.
La Shoah non è la causa della nascita di Israele, ma al contrario fu una amara sconfitta per il sionismo. Lo fu dal punto di vista morale, perché lo Yishuv non aveva la possibilità di aiutare gli ebrei d'Europa. Lo fu politicamente, perché non si è riusciti a convincere gli ebrei a spostarsi in massa in Eretz Israel. Infine è una sconfitta demografica perché la Shoah ha annientato sei milioni di ebrei, compromettendo anche in seguito la stessa esistenza di Israele.
Il punto cruciale su cui insiste Bensoussan è che il genocidio ebraico non è il motivo della creazione dello Stato, ma ne è diventato la memoria collettiva. In altre parole il sionismo è stato sostituito dalla "religione della Shoah", molti ebrei non conoscono più la Torah, non frequentano la sinagoga e sono lontani dalla spiritualità millenaria ebraica. Tutto questo è stato sostituito con una piena identificazione nella Shoah. Ogni anno decine di migliaia di giovani israeliani partono per il viaggio della memoria ad Auschwitz, ogni soldato visita Yad Vashem; la tragedia oramai è diventata il più importante riferimento identitario per ashkenaziti, sefarditi, israeliani di destra quanto di sinistra.
Sarah Kaminski, relatrice dell’incontro, ha sottolineato la volontà di dare senso alle morte nei campi, senza toccare vittimismo o eroismo, si esplicita in un episodio toccante come quello di Ilan Ramon. L’astronauta israeliano, scomparso nel 2003 a causa dell’esplosione dello shuttle Columbia, aveva deciso di portare con sé nello spazio il disegno di un ragazzo del ghetto di Terezin, Petr Ginz, intitolato Il pianeta visto dalla Luna.
Bensoussan racconta che nel suo viaggio in Israele è andato alla ricerca dell'archivio del sionismo, situato in una via del centro di Gerusalemme. Arrivato sul posto, non riuscendo a trovare l'edificio, ha cominciato a chiedere indicazioni: né il tassista, né i passanti e neppure il negozio di fronte sapevano dove fosse. Bensoussan con tono ironico ha guardato il pubblico, domandandosi "e se avessi chiesto dove fosse lo Yad Vashem, lo avrebbero saputo? Sono sicuro di sì".
Per concludere che se non vogliamo rischiare di delegittimarne l'esistenza "la legittimità di Israele non è la Shoah, ma Israele stesso”.

Daniel Reichel

 

One Response to “La memoria distorta minaccia Israele”

  1. Admin ha detto:

    Ma cosa vanno a scuola a fare i nostri studenti?
    Dovrebbero saperlo i bambini dell'asilo che quelle terre erano già state assegnate al popolo ebraico dalla società delle nazioni con ben due votazioni nel 1919 e nel 1920
    Parvus.

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