Il 31 agosto 2009 il Consiglio di Cooperazione del Golfo (capeggiato dall’Arabia saudita) ha confermato l’appoggio al governo yemenita nella lotta contro l’insurrezione sciita nel Nord del paese. Negli ultimi tempi lo Yemen è diventato un nuovo campo di battaglia nello scontro per l’egemonia sul Medio Oriente fra Iraniani e Arabi.

Sanaa sta combattendo da lungo tempo una guerra nella parte settentrionale del paese contro la tribù al-Huthi, appartenente alla setta Zaydita (che pratica una variante dello sciismo islamico). Gli sciiti nello Yemen rappresentano circa il 40% della popolazione – ovvero 8 milioni di persone su un totale di 20 milioni.

Gli Zayditi hanno governato a più riprese lo Yemen settentrionale prima del colpo di stato dell’attuale presidente Ali Abdullah Saleh nel 1962. All’indomani della presa del potere di Saleh, gli Sciiti furono duramente repressi ed allontanati dalla gestione politica del paese. Ma a partire dal 2004, grazie all’aiuto iraniano, gli Zayditi hanno imbracciato nuovamente le armi ed hanno lanciato un’insurrezione contro il governo centrale, che sta cercando di gestire il problema, non senza difficoltà.

Dopo la caduta di Saddam Hussein e l’ascesa di un governo sciita in Iraq, gli Iraniani hanno iniziato ad espandere aggressivamente la propria influenza nel Golfo Persico, compreso lo Yemen, particolarmente appetitoso grazie alla sua posizione geografica : attraverso lo Yemen la Repubblica Islamica Iraniana potrebbe mettere in difficoltà il suo principale rivale regionale, l’Arabia Saudita, accerchiandola da Sud. Fonti di Hezbollah affermano che nei recenti scontri fra gli al-Huthi e il governo di Sanaa sono periti diversi dei loro capi militari e numerosi membri delle Guardie Islamiche della Rivoluzione (i pasdaran del regime iraniano).

Dato che nelle province saudite sudoccidentali di Najran e di Jizan, al confine con lo Yemen, vive una minoranza sciita di tradizione ismailita, i Sauditi temono che l’insurrezione possa espandersi in Arabia Saudita. Per questa ragione negli ultimi mesi i jet sauditi decollati dalla base di Khamis Musheit hanno ripetutamente bombardato le posizioni dei ribelli sciiti lungo il confine. Il governo di Sanaa ha inoltre ricevuto da Riyadh ingenti aiuti economici e armi. L’Arabia Saudita ha inoltre avviato un programma di assistenza economica alla comunità ismailita del sud del paese per evitare che la ribellione possa contagiare gli sciiti al di qua del confine.

La recente presa di posizione del Consiglio di Cooperazione del Golfo dimostra che il fronte panarabo ha deciso di impegnarsi seriamente nella battaglia contro l’espansionismo sciita nella regione – in corso orma da alcuni anni.

All’indomani della guerra in Iraq del 2003 molti ufficiali iracheni baathisti fedeli a Saddam fuggirono a Damasco, a Dubai e ad Amman. Il presidente Saleh colse al volo l’occasione invitando gli ufficiali iracheni in Yemen ad addestrare l’esercito e i servizi segreti, allo scopo di combattere l’insurrezione jihadista e salfista all’interno del regno yemenita. Dopo l’arrivo dei primi ufficiali anche numerosi soldati iracheni iniziarono a fluire nel paese. Gli ufficiali iracheni sono esperti di combattimenti nei territori montuosi e contribuiscono quindi attivamente alla lotta contro gli al-Huthi.

Per ora non si hanno prove che anche i Siriani siano coinvolti nella rivolta, ma i Sauditi hanno comunque chiesto privatamente a Bashar al Assad di tenere a freno gli ufficiali yemeniti espatriati a Damasco, che potrebbero avere interesse ad appoggiare la rivolta. Damasco ha evitato di sbilanciarsi sia perché intende tenersi fuori dal conflitto, sia perché in futuro potrà servirsi dello spauracchio dell’aiuto ai ribelli per ottenere maggiori concessioni dai Sauditi e dagli Americani nei negoziati per riportare la Siria fra i paesi arabi “moderati”.

Le condizioni di sicurezza nello Yemen stanno rapidamente peggiorando: prima dell’attuale battaglia con i ribelli sciiti il governo aveva dovuto fronteggiare i secessionisti del sud, con un passato marxista e il sostegno dall’Unione Sovietica alle spalle.

In uno scenario così delicato al Qaeda ha trovato terreno fertile per l’espansione: recentemente le cellule terroriste yemenite hanno dichiarato la propria fusione con al Qaeda con grande allarme dell’Arabia Saudita, che teme che questa alleanza possa fornire nuova linfa alla cellula qaedista saudita. A conferma delle preoccupazioni saudite il 27 agosto scorso un terrorista suicida proveniente dalla città yemenita di Mareb, a est di Sanaa, ha tentato di assassinare il viceministro degli interni saudita – il principe Mohammed bin Nayef.

Lo Yemen è diventato un avamposto della feroce guerra arabo-iraniana per l’egemonia della regione, che rischia di mettere a repentaglio non solo la stabilità del governo yemenita, ma dell’intera penisola arabica.

Fonte: Strategic Forecast, a cura di Davide Meinero

 

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