LIBERO – Andrea Morigi :

A Milano, per celebrare la fine del Ramadan, arriva un predicatore islamico giordano, tale Riyadh al-Bustanji. Poco più di un anno fa, il 22 giugno 2012, ospite di una trasmissione presso Al Aqsa Tv, l’emittente satellitare di Hamas, aveva detto di aver portato sua figlia a Gaza per imparare dalle donne palestinesi come si allevano i figli al jihad e alla ricerca del martirio. Era rimasto colpito da un bambino di dieci anni che gli aveva detto di aver già imparato il Corano a memoria e che non gli rimaneva altro da fare che immolarsi come martire per la causa islamica, sulla via di Allah. Non ci si fa nemmeno più caso, ormai. I predicatori d’odio ottengono il visto d’ingresso sul territorio nazionale senza problemi. Era già accaduto con l’egiziano Sawfat Hijazi che, benché fosse stato collocato nell’elenco delle persone indesiderate dal governo britannico per la sua «inaccettabile glorificazione della violenza terroristica », era intervenuto a un convegno dell’Ucoii a Bellaria, fra il 6 e l’8 gennaio 2012. La sua specialità, così come quella di Bustanji, era l’invito alle mamme islamiche a educare i propri figli alla guerra santa. Se ora si replica con un’altra star dell’antisionismo, è evidente quello stile oratorio, e soprattutto i contenuti dei sermoni, devono essere particolarmente apprezzati dall’uditorio. A pochi giorni dal ferragosto, inoltre, complici le alte temperature nel capoluogo lombardo svuotato di italiani autoctoni, può sembrare di essere, se non proprio nella Striscia di Gaza, almeno all’ombra delle Piramidi. Ma, se al Cairo i Fratelli Musulmani se la stanno passando piuttosto maluccio, in Italia il clima politico è ben diverso. La giunta, guidata dal sindaco Giuliano Pisapia, non farà mancare il proprio omaggio e ha inviato a presenziare all’evento l’assessore comunale all’Educazione Francesco Cappelli. Eppure, nemmeno tutti i musulmani sono a loro agio quando si apre la strada al fondamentalismo. Yahya Pallavicini, imam della moschea di via Meda e presidente della Coreis, prende le distanze dalla scelta del celebrante per la chiusura del Ramadan. «È sbagliato convocare un personaggio che non sa niente della comunità musulmana a Milano», dice. Visto che ormai l’invito è partito, a Davide Romano, portavoce della sinagoga milanese Beth Shlomo, non resta che sperare «che sia l’occasione per correggere le cose agghiaccianti che ha detto, visto che il Ramadan è una festa che serve ad abbracciare la comunità e Nostro Signore. Quando si parla di un adulto che incita un bambino al suicidio, penso che nessuna persona sana di mente possa condividere». In realtà, se l’obiettivo dell’indottrinamento alla violenza sono i minorenni, suona un campanello d’allarme: «Se quelle frasi fossero ripetute in Italia ci sarebbe da chiamare il Telefono Azzurro. Se, in più, si tratta di una autorità religiosa, si tratta di affermazioni che lasciano sgomenti. Non è questione di ebrei, cristiani o musulmani: i bambini vanno lasciati stare».

 

One Response to ” Ha mandato la figlia a scuola di martirio, Pisapia festeggia il Ramadan con lui “

  1. Melek Taus scrive:

    In tutto l’occidente, ora con la o minuscola, è una sequela di politici predatori che pur di avere momenti di successo e arricchimento personale aprono le porte al più grande pericolo mai vissuto dalla nostra, democratica, civiltà

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