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Emanuel Baroz
9 novembre 2013 

La morte di Arafat: una versione brutta delle Mille e una notte

arafat-morte-polonio-focus-on-israelQuando Arafat mori’; nel novembre 2004, si scateno’ immediatamente la caccia al suo tesoro. A contendersi l’osso erano Suha la vedova e la dirigenza dell’Anp, uno contro l’altro, cercando di battersi sul tempo. Suha rifiuto’ per una settimana di consegnare il corpo di Arafat, fino a quando l’ANP accetto’ di pagarle una pensione adeguata (le stime variano da $ 12.000 a $ 100.000 al mese).

Nel mezzo di questa caccia al tesoro, Suha lancio’ il suo grido di dolore “Me lo hanno ammazzato! Me lo hanno avvelenato!” Ma lei furba, degna moglie del rais, che fece? Prese gli indumenti di Arafat e li mise in “una stanza sicura”, certa che prima o poi le sarebbero tornati utili. Da subito furono avanzati seri dubbi in merito al polonio che si diceva fosse stato la causa della morte: Ely Karmon, esperto di contro-terrorismo, professore al Centro Interdisciplinare di Herziliyah, disse che:

“Se gli oggetti del rais fossero stati manipolati da sua moglie Suha, dopo la sua morte, essa non avrebbe potuto sfuggire alla contaminazione”.

Il seguito è noto: le analisi nei laboratori svizzeri, Al Jazeera che dava per certo cio’ che ancora era tutto da verificare e poi il silenzio. Passano i mesi, la vicenda sembra caduta nell’oblio. E invece no, ecco un’altra puntata dell’avvincente (per modo di dire) telenovela.

Il 17 Ottobre scorso, il direttore di un’agenzia scientifica russa disse che i campioni prelevati dal corpo di Yasser Arafat NON avevano rivelato tracce di polonio radioattivo, come da agenzia Reuters a Mosca. “Non poteva essere stato avvelenato con il polonio. La ricerca condotta da esperti russi non ha trovato tracce di questa sostanza, ” cosi’ l’agenzia di stampa russa Interfax, citando l’Agenzia medico-biologica (Federal FMBA), diretta da Vladimir Uiba.

Uiba preciso’ che esperti del FMBA avevano condotto un dettagliato studio sui resti di Arafat. L’agenzia ha poi cercato di prendere le distanze dai commenti.”La FMBA Russia non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale circa i risultati delle ricerche sui resti di Yasser Arafat”, smenti’ il servizio stampa del FMBA. Aggiungendo di aver completato i test e presentati i risultati alle autorità.

Per soffocare qualsiasi voce contraria alla versione cosi’ bene preparata, Al Jazeera – nello stesso tempo – si sperticava a confermare che si’, certo, davvero davvero Arafat era stato assassinato con polonio. E non solo:

“I risultati hanno dimostrato che Arafat è stato avvelenato da polonio, e questa sostanza è di proprietà di Stati, non di semplici cittadini, il che significa che il reato è stato commesso da uno Stato”, disse Wasel Abu Yousef, un membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. ”Così come si è costituito un comitato per indagare l’uccisione di Rafiq Hariri, ci deve essere una commissione internazionale per indagare l’uccisione del presidente Arafat”, dichiaro’ a AFP.

Uno Stato…. mmh… non è facile immaginare a quale Stato si riferisse Abu Yousef…. vediamo…ah! Israele forse? Ma si’, certo! E chi dovrebbe essere il più che probabile colpevole se non IL colpevole per antonomasia?

Il dottor Kurdi, medico personale di Arafat, disse – naturalmente – che il suo paziente era morto di Aids e che alla sua vedova fu negato il permesso di avvicinarsi al corpo del marito (qui il video). Quisquilie.

Suha accuso’ subito l’Autorità Palestinese per la morte del marito, ed ha continuato a farlo, con grave imbarazzo del mondo arabo, che non l’ha mai amata. Il fatto è che tutta la stampa, più o meno seria, del mondo ha rinverdito una storia che di per sé non avrebbe avuto più nessun interesse: Arafat è morto di Aids, è morto come muoiono tanti altri uomini ogni giorno. Ma per il mondo arabo accettare questa evidenza è impossibile! Il leader della “resistenza palestinese”, il simbolo per antonomasia, morto di Aids come un comune mortale? Impossibile! Per i francesi la sua morte non ha nulla di misterioso; per i russi nemmeno. Troppo banale, ci vuole qualcosa d’altro: il rapporto svizzero. Eppure, nemmeno in quest’unico rapporto c’è scritto cio’ che si legge nei media; nessuna certezza granitica, nessun punto fermo:

« I risultati appoggiano moderatamente l’idea secondo la quale la morte fu conseguenza di avvelenamento da polonium -210. » E gli stessi Svizzeri dicono: « Abbiamo esperienze limitate di lavoro in questo campo e ci sono pochissime pubblicazioni in proposito nella letteratura scientifica.»

E ancora:

« Inoltre, il fatto che siano passati otto anni tra la morte del paziente e gli esami tossicologici e radio-tossicologici contribuisce all’incertezza dei risultati ed alla loro interpretazione. »

Ah! E come mai allora proprio a questo rapporto svizzero è stato dato credito, tanto che tutti i media hanno potuto riportare senza indugi la certezza dell’avvelenamento, e non a quello russo, sicuramente più fondato?

Secondo il dott. Ne’eman, esperto di radio-attività, non ci sono dubbi: Non è possibile che tracce di polonio iniettato prima del 2004 siano riscontrabili oggi.

E’ un assassinio politico! Strilla Suha. Lui aveva molti nemici! E questa è veramente la parte più credibile di questa telenovela. Riassumiamo in breve i fatti:

Dopo la morte di Arafat , nel novembre del 2004 , l’Autorità Palestinese rifiuto’ di rilasciare le cartelle cliniche che avrebbero potuto far luce sulle cause della morte .

Ancora più curioso ( soprattutto nel contesto delle accuse di omicidio immediate che furono rivolte a Israele) , né l’ Autorità palestinese , né la vedova di Arafat, Suha , permisero l’autopsia sul suo corpo .

Un rapporto del 2005, apparso sul New York Times ( sulla base dell’ esame delle cartelle cliniche di Arafat , che il giornale aveva ottenuto ) concluse che Arafat era morto per ” un disturbo della coagulazione, causato da un’infezione sconosciuta “, e che Arafat non aveva sofferto di danni ai reni e al fegato, normali in chi stato esposto a una sostanza tossica letale – i risulati ” smentiscono con forza l’avvelenamento ” .

I resti di Arafat furono esaminati da due squadre forensi aggiuntive alla squadra svizzera ( francese e russa) , ma i risultati non sono ancora stati resi pubblici.

Il rapporto “esclusivo” di Al Jazeera in merito ai risultati svizzeri ha rilevato che, nel caso Arafat fosse stato avvelenato , i suoi avversari palestinesi , al momento della sua morte, avrebbero dovuto essere considerati i principali sospettati, come del resto Suha fece subito presente.

Quindi, nessuna certezza circa le cause della morte, se non le dichiarazioni del suo medico che ha sempre parlato di Aids conclamato. L’uico rapporto preso in cosiderazione è, guarda caso, proprio quello svizzero, sebbene il team stesso si sia definito “impreparato” a questo genere di indagini. Il tesoro di Arafat, cosi’ tenacemente conteso tra Anp e Suha Arafat, si trova verosimilmente in banche svizzere. Suha alla morte del marito eredita una somma difficilmente quantificabile ed accusa Anp, i “nemici” del marito, di averlo fatto fuori. Ora invece il nemico assassino diventa “l’entità sionista”. E il mondo arabo si appassiona a questa brutta versione delle Mille e una notte del XXI secolo. In mancanza di meglio, un po’ di svago ci vuole.

Bugie dalle gambe lunghe

Emanuel Baroz, 9 novembre 2013

Progetto Dreyfus
LA TELENOVELA SULLA MORTE DI YASSER ARAFAT

Dopo la riesumazione del corpo e la pubblicazione delle analisi in cui si cercavano prove sul fatto che la morte di Arafat fosse stata causata da un avvelenamento, abbiamo finalmente i risultati. Indovinate chi ha deliberatamente ucciso il leader palestinese con il Polonio? Ma Israele, ovviamente!

Lo dice Suha Arafat su Al Jazeera e lo dice in una maniera o nell’altra tutta la dirigenza palestinese. Si tratta di una condanna già scritta, per chi certe “prove” è abituato a fabbricarle ad arte inventandole dal nulla. Nulla è valso che la seconda delle commissioni indipendenti – quella russa – abbia detto che “non ci siano prove sufficienti per sostenere l’avvelenamento” e che altri esperti abbiano chiarito come sia assolutamente impossibile trovare tracce di polonio a distanza di così tanti anni.

E poi anche se fosse, a nessuno di questi viene in mente che per Israele manca il “movente” (l’influenza di Arafat ormai era ridotta) e che proprio nella lotta per la successione alla leadership palestinese (e soprattutto per mettere le mani sul “tesoro” di Arafat) è più probabile che si nascondano i mandanti di questo ipotetico omicidio?

Per approfondire:

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4450853,00.html

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4451170,00.html

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4450799,00.html

Emanuel Baroz
Arafat morì di Aids, non fu avvelenato

di Dimitri Buffa

«Quando chiesi ai medici di cosa era morto Abu Ammar (nome di battaglia di Arafat, ndr), rimasero per un po’ in silenzio e poi uno di loro mi disse: a essere onesti la Francia ci ha dato il rapporto medico che ha stabilito che la causa della morte di Abu Ammar era stata l’Aids».

I primi ad avere saputo, e tuttora sapere, che Yasser Arafat non morì affatto di un avvelenamento al polonio (storia vecchia già tirata fuori con poco successo all’indomani del decesso a Parigi nel novembre 2004) ma di una malattia infettiva trasmessa con rapporti sessuali a rischio, Aids probabilmente, sono i suoi stessi ex sodali dell’Anp. Vedere per credere un video della televisione degli Hezbollah Al Manar (insospettabile di simpatie israeliane) del luglio del 2007, in cui Ahmed Jibril, dice chiaramente che all’ospedale in cui morì il raiss i medici parlassero di Hiv.

Ahmed Jibril era all’epoca uno dei capi del Fplp, Fronte Popolare di Liberazione Palestinese. Il filmato è stato ripreso e diffuso da Memri, il notissimo istituto che monitora tutte le scempiaggini mediatiche del mondo arabo-islamico e le diffonde in lingua originale con i sottotitoli. Naturalmente è sempre possibile che l’ipotesi dell’avvelenamento, sponsorizzata da Al Jazeera, possa coesistere con il male contratto da Arafat per i suoi vizietti. Ion Pacepa, uno dei capi dei servizi rumeni sotto il regime di Ceaucescu, ha parlato dei costumi sessuali di Arafat nel libro “Red Horizons”. Il leader sarebbe stato ricattato dai servizi dell’Est perché filmato mentre abusava di un minorenne della squadra olimpica romena offertosi come esca. Siccome periodicamente la propaganda islamically correct in Europa, e quella dei palestinesi in Medio Oriente, tira fuori la storia dell’avvelenamento da parte del Mossad è bene informare i lettori delle circostanze che invece si tende a rimuovere. Per la cronaca Yasser Arafat morì l’11 novembre del 2004 alle tre e trenta del mattino in una clinica di Parigi dove era stato ricoverato un mese prima.

Tutti ricorderanno, quando arrivarono in Tv le immagini di Arafat in pigiama, circondato dai suoi fedelissimi. Lo sguardo assente. Vicino a lui c’era Suha, la moglie che negli anni della Seconda Intifadah non era mai stata a Ramallah perché odiata dal suo popolo, dopo che si erano sparse le notizie della sua vita hollywoodiana, con la madre, a fare shopping da Saint Laurent con i soldi “distratti” ai palestinesi. Suha riuscì a convincere Arafat ad andare a Parigi per curarsi. Gli ultimi giorni fu ospite di Jacques Chirac, il presidente francese che amava gli arabi e faceva gaffe con gli ebrei. Poi, dopo la morte, Abu Mazen e la dirigenza nazionale dell’Anp si recarono in pellegrinaggio da quella donna per recuperare almeno un po’ dei quasi 200 milioni di euro, provenienti in massima parte dai soldi che venivano dati in aiuto al popolo palestinese da Europa e Stati Uniti. Pare che alla fine abbiano trovato un compromesso fifty-fifty. Il mito era già nella polvere. Ora, con questa inchiesta aperta dalla magistratura di Parigi, perlomeno si metterà un punto fermo su tutte le ipotesi complottistiche che alimentano l’antisemitismo sotto le mentite spoglie di odio per lo Stato ebraico: a Parigi dovranno tirare fuori le cartelle cliniche di Arafat.

http://www.opinione.it/esteri/2012/08/30/buffa_esteri-30-08.aspx?altTemplate=-Stampa

11 nov 2013
#3Emanuel Baroz
L’improbabile avvelenamento di Arafat

di Alessia di Consiglio

E così gli esperti svizzeri che hanno esaminato i resti di Yasser Arafat hanno confermato che sussisterebbe la possibilità che leader dell’OLP sia morto per avvelenamento da polonio-210, avendo ritrovato nel suo corpo quantità superiori della sostanza rispetto a quelle normalmente presenti nel corpo umano. La responsabilità di Israele sembra scontata, come accusano i rappresentanti dell’OLP.

Ma ci sono un paio di fattori che dovremmo considerare prima di prendere la notizia come oro colato

1. Nell’investigazione in corso, non solo l’istituto svizzero, ma altri esperti forensi di Francia e Russia hanno esaminato campioni provenienti dalla salma. Questi ultimi hanno dichiarato di non aver trovato alcuna traccia di polonio (sebbene la dichiarazione sia stata in seguito ritrattata).

2. Il polonio perde la sua radioattività del 50% ogni quattro mesi, quindi se gli esami fossero stati fatti anche già nel 2006, non si sarebbero potute trovare tracce della sostanza. Oltre a questo, data l’estrema tossicità del polonio, non sarebbe stato facile maneggiarlo senza contaminare altri. E chi lo avrebbe somministrato doveva sicuramente essere un membro dello strettissimo entourage che ha accompagnato il leader nei suoi ultimi mesi a Parigi.

3. E’ impossibile accedere alla cartella clinica di Arafat, conservata dalla famiglia e dall’Autorità Palestinese (AP). Sappiamo solo che all’arrivo a Parigi gli fu diagnosticata la Coagulazione Intravascolare Disseminata (CID), la cui causa non è mai stata accertata. Come si può formulare un ipotesi senza considerare le informazioni raccolte durante la degenza operatoria? E poi perché non è mai stata fatta un’autopsia?

4. Perchè non sono stati fatti test sull’HIV date le insistenti voci secondo cui Arafat fosse malato di AIDS? Forse per negare la teoria sull’omosessualità del leader?

5. Suha Arafat, la vedova e colei che ha richiesto le indagini, è accusata dalla Francia di aver fatto sparire ingenti somme di denaro. Inoltre non è mai piaciuta al comando dell’AP, contro i quali si era schierata al momento della successione. Questa indagine potrebbe essere un modo per riabilitare il suo status (guarda caso la riesumazione è avvenuta proprio nel giorno in cui all’ONU si votava per il riconoscimento di uno stato palestinese), specialmente come moglie di un martire morto per mano del nemico piuttosto che per cause naturali.

6. Ad Israele non sono mancate le occasioni per uccidere Arafat. Che senso avrebbe avuto farlo fuori nel 2004, quando era ormai al margine della vita politica palestinese e quando Israele era già riuscita a contenere la Seconda Intifada? Piuttosto, la dipartita di Arafat non avrebbe fatto più comodo agli impazienti successori?

Certo, la possibilità dell’assassinio rimane plausibile, i moventi realistici, ma ci sono troppi interessi in ballo e troppi punti oscuri per puntare il dito contro qualcuno indiscriminatamente.

http://www.linkiesta.it/blogs/chutznikit/l-improbabile-avvelenamento-di-arafat

12 nov 2013
#4Emanuel Baroz
Polonio o arabio?

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,

avete letto nei giorni scorsi? Gli israeliani hanno assassinato Arafat – ennesimo esempio di come i cattivi ebrei se la prendano coi bambini o coi poveri terroristi in pensione (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=51273 ). L’hanno fatto col polonio, e già il nome dell’elemento è un indizio: non sono in realtà polacchi o russi i cattivissimi coloni che hanno invaso la Palestina, uno Stato autonomo felice da tempo, musulmano da millenni prima di Maometto, dove mai un ebreo ha messo piede prima dell’occupazione. Non ha detto quella strega di giornalista della Casa Bianca, credo si chiamasse Helen Thomas, che dovevano andarsene via dalla Palestina, all’inferno da dove erano venuti e dunque in Polonia (http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3899361,00.html). E’ chiaro che per avvelenare l’eroe dell’indipendenza palestinese, il secondo dopo Gesù che era palestinese anche lui e che fu ucciso dagli ebrei nonostante il fatto che in Palestina proprio non c’erano, insomma, per i loro crimini più orrendi i sionisti dovevano scegliere proprio il polonio: nomen omen, una firma inconfondibile.

Come l’abbiamo saputo? Be’, l’ha detto Al Jazeera, che è affidabile e infallibile come una volta era la Pravda, che l’hanno detto gli scienziati svizzeri che hanno analizzato dei resti e anche se il polonio si usa in dosi di pochi millesimi di grammo e dimezza la sua presenza in 136 giorni e sono passati otto anni e dunque ne è rimasta una parte su 16 milioni dell’originale, cioè qualche atomo in tutto nei frammenti esaminati, è sicuro che è stato usato e che gli assassini sono stati gli israeliani. L’ha detto anche l’ufficio stampa dell’Autorità Palestinese, quello che nega che a Gerusalemme ci sia mai stato un Tempio e dunque è sicuro. I giornali italiani l’hanno ripreso abbondantemente, alcuni con particolare soddisfazione, come l’ineffabile Michele Giorgio sul Manifesto ( http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=51283 ).

Peccato però che non sia vero. Gli scienziati svizzeri non si sono esposti direttamente ad affermare l’avvelenamento, ma solo che le prove non sono incompatibili con esso – che è tutt’altra cosa. I francesi che hanno curato Arafat fino alla morte sono stati assolutamente zitti. Gli scienziati russi che hanno fatto un’indagine parallela invece escludono la possibilità dell’avvelenamento: “L’esito della relazione completa sui livelli di polonio-210 e lo sviluppo della sua malattia non fornisce prove sufficienti a sostegno dell’ipotesi che il polonio-210 ha causato la sindrome acuta da radiazioni che ha portato alla morte”, ha detto il dottor Abdullah Bashir, citando le conclusioni del rapporto russo.” (http://za.news.yahoo.com/evidence-does-not-prove-arafat-poisoning-russian-report-102814880.html ). E gli scienziati inglesi, che hanno analizzato il solo omicidio noto fatto col polonio negli ultimi anni, lo escludono: “Un importante scienziato biomedico britannico dice che è “altamente improbabile” che l’ex leader palestinese Yasser Arafat sia morto in un ospedale francese nel 2004 da una dose letale di polonio radioattivo.[…] Il professor Nicolas Priest, che in precedenza aveva diretto il gruppo di ricerca biomedica dell’Autorità per l’energia atomica in Gran Bretagna, ha detto a The Independent che, mentre l’avvelenamento da polonio “non può essere totalmente escluso”, i sintomi erano molto diversi da quelle del dissidente russo Alexander Litvinenko , morto a Londra nel 2006. Il professore, specialista in tossicologia delle radiazioni, è uno dei pochi scienziati britannici di aver lavorato con il polonio-210. Egli è stato coinvolto nella ricerca sulla morte di Litvinenko – l’unico caso noto di avvelenamento mortale dalla sostanza. “Indicatori chiave che non è stato il polonio [ad aver ucciso Arafat] sono stati l’assenza di perdita di peli in faccia, e nessun danno al suo midollo osseo, sintomi che sono stati trovati tutt’e due ampiamente in Litvinenko,” ha detto il professor Priest. Egli ha sottolineato che il polonio sarebbe prodotto naturalmente nelle ossa di chiunque sia sepolto come un sottoprodotto nelle ossa del piombo che assorbono dal terreno, un punto , ha detto, che ” gli autori del rapporto fanno capire ma i giornalisti no”. Nel loro rapporto attentamente formulato, i ricercatori svizzeri ammette che anche nei minuscoli campioni di corpo non resti ossei ha trovato nella tomba ” nessuna quantità significativa di polonio -210 non degradato è stata misurata” . Essi ammettono anche che il modello di malattia di Arafat “non era coerente con la tipica sindrome acuta da radiazioni “. Il professore Priest ha detto che era ” troppo pericoloso e scientificamente ingiustificato” calcolare quanto polonio fosse stato presente nel corpo di Arafat sulla base di ” tali minuscole concentrazioni di polonio” . Ha spiegato : “La quantità trovata era di circa un millesimo di Bq [ becquerel ] per grammo , e se si moltiplica questa quantità residua di quello che potrebbe essere stato otto anni prima ( raddoppiando la concentrazione ogni 138 giorni ), si ottiene una cifra [assurda] di 192 milioni di Bq somministrata.” (http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/british-expert-says-its-highly-unlikely-arafat-was-poisoned-8929762.html?origin=internalSearch ).

Interessante, no? Ora vi faccio una domanda: avete letto queste smentite sui giornali italiani? No, vero? Neanche il buon Giorgio, così interessato alla faccenda, ha citato queste opinioni. E’ che la morte di Arafat fa molto comodo alla campagna palestinese antisraeliana, anche se il polonio può essergli stato somministrato solo da qualcuno che era accanto a lui in quei giorni, cioè solo palestinesi militanti di Al Fatah e pochissimi, fra cui forse anche Muhammed Abbas (http://www.gatestoneinstitute.org/4049/arafat-polonium-poisoning ) e dunque si tratta di una faccenda assai compromettente per l’Anp. Non ve ne ha parlato nessuno? Strano, perché il “lancio” della Reuters (agenzia certo poco amica di israele, come non lo è la Russia di cui cita gli scienziati) è di venerdì scorso e l’Indipendent è di ieri. Chissà perché i giornali italiani non riportano mai le notizie che non fanno comodo ai palestinisti? Me lo chiedo spesso… Che sia un avvelenamento con “compromissione del midollo”, non osseo ma diciamo cerebrale (mi scuso della definizione poco scientifica)? Se fosse così saprei certamente qual è l’agente velenoso. Un elemento che non si chiama polonio, ma arabio.

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=51320

13 nov 2013
#5Ruben DR
A proposito della morte di Arafat, ecco cosa va in onda sulla tv dell’Autorità Nazionale Palestinese:

PA: Arafat was poisoned by Jews like Islam’s Prophet Muhammad

PA Minister of Religious Affairs: “They [Jews] killed him. Even Allah’s Messenger [Muhammad] – they (i.e., the Jews) murdered him with poison”

by Itamar Marcus and Nan Jacques Zilberdik

In a recent sermon broadcast on official PA TV, the Palestinian Authority Minister of Religious Affairs compared Arafat’s death to that of Islam’s Prophet Muhammad, saying both were poisoned and murdered by Jews.

According to the Hadith (sayings and practices attributed to Islam’s Prophet Muhammad), a Jewish woman in the Jewish town of Khaibar served Muhammad poisoned meat. On his deathbed three years later, Muhammad told his wife Aisha that the pain he was experiencing was caused by the poisoned meat that he was given by the Jews.

In his sermon, PA Minister of Religious Affairs Al-Habbash preached that Arafat was murdered in the same way as Muhammad, repeating three times that Muhammad died from poison given to him in Khaibar – a town known for being Jewish in Islamic tradition:

“Yasser Arafat died a Martyr (Shahid) – we don’t have the slightest doubt that they (i.e., the Jews/Israelis) killed him. One way or another, they killed him. Even Allah’s Messenger [Muhammad] – they (i.e., the Jews) killed him with poison. When he was dying, he said to his wife Aisha: ‘I feel the same pain I felt from the poison that I ate at Khaibar (Jewish village).’ Poison that he ate at Khaibar. He continued to feel the pain until he died. ‘I feel the same pain I felt from the poison that I ate at Khaibar.’”

In 2012, the PA decided to take samples from Arafat’s remains to test if he had been poisoned. Recently, a Swiss and a Russian team have published the results of these tests. The Swiss team concluded that the tests were “coherent with a hypothesis of poisoning.” However, a member of the team also stated that “our study did not permit us to demonstrate categorically the hypothesis of poisoning by polonium.” The Russian report concluded that “there was insufficient evidence to support the theory that Yasser Arafat died in 2004 by polonium poisoning.” [Reuters, Nov. 8, 2013]

Nevertheless, PA Minister Al-Habbash concluded his sermon as follows:
“They killed him. Even Allah’s Messenger [Muhammad] – they (i.e., the Jews) killed him with poison… Be satisfied, oh mighty one, oh Martyr Arafat, that you were killed the same way Allah’s Messenger was killed… We have no doubt, and I don’t think there is a single one among us who has the slightest doubt that Arafat was killed. Deep inside we all know who killed him.”

Palestinian Media Watch has documented that the PA has accused Israel of killing Arafat for years.

The following is from PA Minister Al-Habbash’s sermon:

“Yasser Arafat died a Martyr (Shahid) – we don’t have the slightest doubt that they (i.e., the Jews/Israelis) killed him. One way or another, they killed him. Even Allah’s Messenger [Muhammad] – they (i.e., the Jews) killed him with poison. When he was dying, he said to his wife Aisha: ‘I feel the same pain I felt from the poison that I ate at Khaibar (Jewish village). Poison that he ate at Khaibar. He continued to feel the pain until he died. ‘I feel the same pain I felt from the poison that I ate at Khaibar.’
Be satisfied, oh mighty one, oh Martyr Arafat, that you were killed the same way Allah’s Messenger was killed… We have no doubt, and I don’t think there is a single one among us who has the slightest doubt that Arafat was killed. Deep inside we all know who killed him.”

[Official PA TV, Nov. 8, 2013]

It should be noted that in response to reports about Arafat being poisoned, The Independent wrote the following:
“A leading British biomedical scientist says it is ‘highly unlikely’ that former Palestinian leader Yasser Arafat died in a French hospital in 2004 from a lethal dose of radioactive polonium… Professor Nicholas Priest, who formerly headed the biomedical research unit of the Atomic Energy Authority in Britain, told The Independent that, while poisoning by polonium ‘cannot be totally ruled out,’ the symptoms were very different from those of the Russian dissident Alexander Litvinenko, who died in London in 2006… He pointed out that polonium would be naturally produced in the bones of anyone buried as a by-product of the bones absorbing lead from the soil, a point, he said, that ‘the authors of the report understand but the journalists do not’… Professor Priest said it was ‘far too dangerous and scientifically unjustified’ to calculate how much polonium was in Arafat’s body on the basis of ‘such tiny concentrations of polonium.’”

[http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/british-expert-says-its-highly-unlikely-arafat-was-poisoned-8929762.html?origin=internalSearch]

http://palwatch.org/main.aspx?fi=157&doc_id=10103

13 nov 2013, 21:04Rispondi|Quota
#6Emanuel Baroz
Best articles about Arafat polonium report so far

http://elderofziyon.blogspot.it/2013/11/best-articles-about-arafat-polonium.html#.UoSVSeI4nLo

 

14 nov 2013
#7Federazione Sionistica Italiana
Quando Arafat mori’, Suha su moglie punto’ il dito immediatamente sugli “amici” dell’Amministrazione palestinese. Sono passati otto anni; ora Suha invece accusa Israele e più precisamente gli Ebrei: hanno cominciato con cominciare da un leader palestinese di nome Gesù nel primo secolo CE. Gesù fu inquadrato dalle autorità ebraiche nella Palestina occupata,con conseguente condanna a morte. La signora Arafat sostiene che i resoconti comunemente accettati della morte di Gesù per crocifissione sono semplicemente una storia di copertura per la verità più sinistra: che Israele (!!!!) lo uccise con il polonio-210 e distrusse il corpo per cancellare le prove. Infatti, quando sono andati alla ricerca del corpo, giorni dopo la morte di Gesù, forse per eseguire un esame forense, gli investigatori hanno scoperto che era stato rimosso. http://mightierthanthepen.wordpress.com/2013/11/07/arafats-widow-israel-also-used-polonium-to-kill-jesus/

 

One Response to Morte di Arafat: una squallida telenovela senza fine

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