Speravo che tutti i soldati sarebbero tornati dalle proprie madri e nessuna avrebbe dovuto seppellire il proprio figlio. Poi entrarono a Gaza.

Tutti raccontano della paura di chi vive a Gaza. Ecco l’altro punto di vista: la figlia del presidente della comunità ebraica milanese Walker Meghnagi vive a Tel Aviv.

Ogni sera piango. Non c’è sera in cui arrivo seduta sul divano con un sorriso e ormai è così da 20 giorni. Solo che all’inizio mi dicevo di stare tranquilla e continuavo a pensare che tutto sarebbe finito velocemente e che non ci sarebbero state vittime. Speravo che tutti i soldati sarebbero tornati a casa dalle proprie madri e nessuna madre avrebbe dovuto seppellire il proprio figlio. Poi entrarono a Gaza e cominciai a capire che la situazione non era così semplice e che dovevo smetterla di pensarla ingenuamente. Ho avuto paura che le sirene suonassero quando ero fuori casa, ogni suono sembrava assomigliare a una sirena e invece era tutto frutto della mia immaginazione. Col passare delle settimane ho smesso di temere le sirene, perché le istruzioni sono chiare, ovunque tu sia, corri e trova un posto al riparo. Il suono della sirena, quei 90 secondi che sembrano infiniti, bloccano il cuore e il respiro, la gente spinge e cerca di mettere se stesso e i propri figli al sicuro e quando sentiamo i botti dei missili esplosi sopra le nostre teste tutti tirano un sospiro di sollievo. Ogni cosa che fai durante la giornata ti fa sentire in colpa, comese stessi sbagliando ad andare al mare in un normale giorno di luglio, perché ragazzi più giovani di me sono al fronte a proteggere me e i miei cari. Ho pensato di andarmene da Israele per paura, ma ogni volta che provavo a prenotare un biglietto di sola andata, avevo un ripensamento: non me ne voglio andare da qui. Ogni notte provo ad addormentarmi e ho paura di svegliarmi il mattino seguente e guardare il mio cellulare. Ogni mattino leggo «IDF soldier killed in Gaza» ed è così da 2 settimane. Non auguro a nessuno di vivere quello che stiamo vivendo,mi auguro solo che tutto questo finisca presto, che nonci siano più feriti né morti; che finalmente Israele smetta di essere il problema di tutti e che tutti capiscano che la causa dei loro problemi è un’altra.

 

One Response to Io, israeliana, non riesco più a sorridere.

  1. Stefano scrive:

    “Ho solo questa terra” dice una canzone che vorrei lasciare a commento se ne avessi il testo. Il palestinese, potrebbe andarsene, percorrere mille chilometri in ogni direzione, e sarebbe sempre nella sua terra, in El Arabya. L’Israeliano no. 15, 20, al più una trentina di chilometri lontano da lui, c’è solo la terra nemica o il mare. Per questo combatte per difendersi.

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