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November 19, 2014

arielshimonaedith.wix.com

Le foto di ieri, atroci immagini che non è possibile commentare perché si infilano tra le pieghe della pancia ed arrivano al cuore.
Le immagini di questa mattina, gli uomini raccolti in preghiera, gli assenti ed i presenti a dire che nulla impedirà al popolo ebraico di continuare a pregare e a vivere.

Ogni giorno le notizie mi raccontano una storia che non esiste, che non ha alcun senso, il travisamento degli eventi, la deformazione del tempo, un nuovo attentato e la riposta pacata e dolorosa: una nuova struttura di cemento.
Israele ha costruito i rifugi antimissile, la barriera difensiva ed ora costruisce le protezioni per le fermate del tram o del bus, le protezioni dalle aggressioni delle auto. Israele non si ferma mai, si raccoglie oceanica, onora i propri eroi e le proprie vittime ma non si ferma, continua a vivere con un’ostinazione talmente grande da risultare fastidiosa per tutti quelli che la temono, perché non riescono a capirla, o che la odiano perché sono infelici e non riescono a rassegnarsi al loro fallimento.

Molte parole sono state dette, molte persone hanno scritto, più e più volte è stato fatto lo sforzo di raccontare, di spiegare di condividere le informazioni le vicende la storia. Oggi mi sono chiesta se non fosse tempo di tacere, di lasciare spazio al silenzio perché da lo strazio di quel luogo coperto di Tallit e Tefillin e libri di preghiera insanguinati è così doloroso… ma poi ho pensato che purtroppo non posso lasciare parlare il silenzio perché ci sono troppe voci, troppe urla, troppe immagini che vengono assorbite e che si trasformano nella oscena legittimazione del terrorismo.
Quello che fa male oggi ed ogni giorno è il silenzio complice oppure le frasi ambigue che non determinano, che lasciano aperto uno spazio di giustificazione.
Vorrei dire a tutti quelli che non si indignano, che non sono arrabbiati, che non condannano risolutamente i terroristi, che non lo fanno oggi e non lo hanno fatto mai, neppure quando il terrorismo colpiva vicino, vorrei dire a quanti parlano di “moderazione delle reazioni da entrambe le parti” a quanti dicono che “la violenza genera violenza” come se Israele avesse fatto qualcosa perché questi attaccassero i suoi cittadini inermi…ma voi, dove siete? Chi siete? Come vi permettete di legittimare l’uccisione del mio popolo? Volete girarvi ancora una volta dall’altra parte?!?
Lo so vi fa rabbia, vi da fastidio che ci ostiniamo a vivere, vi da fastidio che Israele sia un paese normale dove accade qualunque cosa, vi da fastidio che Israele sia un paese straordinario in grado di produrre il maggior numero di invenzioni, in proporzione alla sua popolazione, del mondo. Vi da fastidio che abbiamo una storia antica, che riusciamo a mantenerci fedeli alle nostre tradizioni e nello stesso tempo siamo liberi di andare verso il futuro, inventare. Vi da tremendamente fastidio che noi donne d’Israele siamo libere di essere nello Zahal ma anche libere di essere religiose, coprirci il capo ed indossare lunghe gonne, libere davvero d’essere quello che scegliamo d’essere, onorate dai nostri uomini.
Vi da fastidio che nonostante tutti i tentativi fatti siamo ancora qui, sempre più uniti e forti, che per noi sia così importante la vita da essere davvero arrabbiati con i nostri nemici, per dirla con Golda “non solo perché uccidono i nostri figli ma perché ci obbligano ad uccidere i loro”! Odioso vero? Avere in cuore tanto amore per la vita? Eppure è così, fatevene una ragione. Il popolo ebraico non vuole la morte ne propria né altrui, il popolo ebraico sta tentando con una ostinazione quasi assurda di costruire pace, convivenza, ricchezza per tutti gli abitanti d’Israele, per tutti gli abitanti del mondo. Non siamo speciali semplicemente crediamo di dover dare il massimo qui ed ora, di non poter aspettare, di avere una responsabilità personale perché venga il tempo dello Shalom, perché sia Shalom.
Mi rendo conto che siamo odiosi perché la vostra invidia, la vostra insoddisfazione sembra più gestibile se vi dite che è colpa nostra, che non possiamo essere così, davvero, che c’è sotto qualcosa. Vi educate a questa assurda e devastante perversione, piuttosto che credere che sia possibile per ogni essere umano contribuire alla creazione dello Shalom preferite sottrarvi e credere che noi non siamo quello che siamo, che siamo il nemico.
Siamo un piccolissimo popolo, siamo davvero pochi, molti meno di quanto pensate, abbiamo anche un piccolissimo popolo di amici, non sono molti ma ci sono, e sono persone straordinarie, sono fedeli a se stesse, non vogliono essere noi, sono capaci di volerci bene, conoscono i nostri difetti e li apprezzano, sanno che se hanno bisogno di noi ci siamo, sanno che possiamo essere piuttosto spinosi fuori ma dentro siamo dolcissimi, sanno che sappiamo arrivare primi, raggiungere il nostro scopo, senza lasciare indietro nessuno. I nostri amici conoscono la nostra storia, la rispettano, sanno che non siamo speciali, non siamo diversi, siamo semplicemente il frutto della nostra tradizione, della nostra identità. Tra i nostri amici potete trovare una donna dolcissima, capace di sfilare con la bandiera d’Israele senza paura, che se viene aggredita da voi, odiatori, risponde con pacatezza e dolcezza spiazzandovi, tra i nostri amici potete trovare un uomo timido e silenzioso che solitario ci affianca nelle nostre manifestazioni. Tra i nostri amici persone generose che hanno messo a rischio la propria vita per combattere il nazifascismo e proteggerci. Tutti loro conoscono il rischio di essere con noi ma preferiscono sopportare la tensione dell’aggressione perché sanno che dopo saremo capaci di ridere insieme e vogliono costruire con noi un mondo migliore e sanno che potrà essere solo se saremo insieme, tutti! A loro noi piacciamo perché non pensano che siamo perfetti o che siamo migliori e questo permette loro di non invidiarci, di non odiarci. Credono nella vita e nella verità e non hanno paura d’impegnarsi per questo.
Non è difficile comprendere, noi amiamo la vita, la nostra storia è fatta di ostinazione alla vita, ma anche di autoironia, Sara concepì Isacco che era già da molto in menopausa, e quando le venne comunicato che sarebbe accaduto, rise, ma non si sottrasse all’avverarsi di quel sogno meraviglioso: avere l’opportunità di generare una nuova vita, sorridendo.
La responsabilità di ciò che ci accade è nostra, non possiamo prescindere da questo, non è comodo, neppure facile ma è così che veniamo educati da molti secoli ed ormai ci siamo abituati.
Noi non pensiamo d’essere meglio di nessuno ma provate per un attimo ad aprirvi alla possibilità di conoscere la storia, quella realmente accaduta, provate per un attimo a confrontarvi con i vostri problemi sapendo che solo voi siete responsabili delle vostre scelte e tenete conto di una cosa: se continuate a scegliere di credere alle bugie dei terroristi, a legittimare chi ci uccide senza motivo, state scegliendo di morire, morire di odio, morire di antisemitismo.

 

One Response to Non posso lasciare parlare il silenzio facendo vincere il terrorismo

  1. Oronzo Fabio Castellano Visaggi scrive:

    Non possiamo lasciare che il “silenzio”, anche quando legato al dolore della morte, governi le nostre vite e il nostro spirito. Oggi, piu che mai, esempi di coraggio e di determinazione nel dire il vero per dare dignità e forma coerente all’esperienza, sono di fondamentale importanza, così da essere meglio attrezzati nell’attraversamento del deserto del presente.

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