Giorgio perlasca
In occasione del Giorno della Memoria, abbiamo deciso di incontrare Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca, l’eroe italiano che durante l’ultima guerra strappò dalle mai dei nazisti oltre 5 mila ebrei ungheresi fingendosi un diplomatico spagnolo. Con lui, che da anni tiene vivo il ricordo del padre attraverso una Fondazione, abbiamo ripercorso quei momenti drammatici ma ci siamo anche interrogati sulla situazione degli ebrei nel mondo attuale.


-Iniziamo con una domanda forse non facile: che cosa ha significato e che cosa significa chiamarsi Perlasca?
-Non lo pensavo all’inizio, ma la mia vita è cambiata da quando ho deciso di interessarmi a questa vicenda e a quello che ha significato e significa. Non è stata una decisione semplice, anzi nei primi anni dopo la scomparsa di mio padre avvenuta nel 1992, non me ne sono interessato per scelta. Poi metabolizzando l’intera vicenda, dall’incredibile impostura quando Giorgio Perlasca si inventò il ruolo di diplomatico spagnolo salvando oltre 5200 ungheresi di religione ebraica, ai successivi 45 anni di silenzio, mi sono detto che era mio dovere fare qualcosa per ricordare quella terribile tragedia e le persone che avevano saputo dire di no, opporsi, anche a rischio della propria vita. E fu un piccolo ma grande per me episodio a farmi decidere tale impegno; nel 1996 quando uscì il libro “ l’Impostore, diari di Giorgio Perlasca” (il Mulino), la prima presentazione venne fatta a Teolo, comune in provincia di Padova che era stato il primo a dare il nome di una via/piazza a Giorgio Perlasca. Bella sala, bel pubblico, numeroso e interessato, un tavolo dei relatori importante quando entra una persona e chiede di parlare.. Nessuno lo conosceva, si trattava ma lo seppi dopo, di Giorgio Pressburger, uno dei salvati che era venuto a portare la sua testimonianza in diretta ed era partito apposta da Trieste, dove vive ancora oggi. Parlò solo lui ed è stata la più bella presentazione di un libro a cui abbia mai assistito e mai assisterò! Se il destino, mi dissi, ha fatto succedere ciò, non posso starne fuori. E da lì cominciò il mio forte impegno nel ricordare sì Giorgio Perlasca ma assieme a lui tutti gli altri “Giusti”.
A 70 anni dalla chiusura dei cancelli di Auschwitz, possiamo definire l’antisemitismo un capitolo chiuso nella storia dell’umanità oppure la strada è ancora lunga?
-L’antisemitismo non è certo morto e scomparso; sia quello latente e storico specialmente in alcuni paesi, sia quello molto più pericoloso di diversa matrice, di sostegno senza se e senza ma alla causa palestinese, che “confonde” volutamente Israele con gli ebrei. Dopo tanti anni anche la nostra società ne è permeata. In molte realtà l’equazione è che “se Hitler ha sterminato gli ebrei durante la Shoah, ora gli ebrei stanno facendo lo stesso verso i palestinesi”. Parallelo molto pericoloso, oltre che antistorico, ma che sta creando nelle nostre società occidentali un fastidio, pregiudizio verso gli ebrei. E se non stiamo attenti il pregiudizio è il primo passo verso qualcosa di più grave.
I recenti, drammatici, eventi di Parigi hanno fatto tornare di attualità quello che sembra, agli occhi di alcuni osservatori, un vero e proprio “scontro di civiltà”. Lei ritiene possibile una piena e definitiva pacificazione tra Islam ed Occidente?
-Se esiste un Islam moderato deve farsi avanti, imporsi; quello che purtroppo ora si vede è un Islam estremista che cerca di imporre la sua cultura anche all’Occidente; Occidente diviso, culturalmente debole, buonista senza senso. L’Islam si sta comportando come noi facevamo mille anni fa, con le Crociate, la riconquista dei luoghi sacri. Ma sono passati mille anni, i valori si sono adeguati ai tempi e abbiamo costruito una società libera, democratica e laica, che penso vogliamo e dobbiamo mantenere e difendere.
E tra Palestinesi ed Israeliani?
-Per fare una pace vera bisogna essere in due; difficile è farla quando una parte non riconosce il diritto a Israele di vivere ed esistere. Penso che questa debba essere la base di partenza per trovare una soluzione che comporti due stati, quello d’Israele e quello dei Palestinesi, che dovranno convivere in pace, cooperando al reciproco sviluppo. E per togliere ai falchi di ambedue gli schieramenti ogni alibi.
-“Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?”. Questa, la domanda che suo padre fece al giornalista Enrico Deaglio, quando gli fu chiesto il motivo del suo eroismo. In un certo senso, Giorgio Perlasca dimostrò che il cittadino italiano comune, come poteva essere lui, non condivideva le politiche antisemite del Fascismo e del suo alleato nazista..
-Giorgio Perlasca ha dimostrato con i fatti che esiste la responsabilità personale, che ognuno di noi deve sempre pensare con la propria testa e non portare il cervello all’ammasso, come diceva quel grande giornalista che era Indro Montanelli. Giorgio Perlasca era stato fascista nazionalista negli anni ’30, volontario in A.O.I. e poi in Spagna con le truppe del generale Franco e di questo mai si pentì. Ma smise di essere fascista, come regime, quando vi furono le leggi razziali e l’alleanza con la Germania. E certo non poteva accettare lo sterminio di milioni di persone solamente per un diverso credo religioso.
Quali saranno i suoi appuntamenti in occasione del Giorno della Memoria?
-Come Fondazione siamo molto impegnati; ovviamente lavoro per vivere e quindi devo conciliare le due cose. In prossimità della Giornata della Memoria, IL 25, 26 E 27 sarò in Sicilia, a Siracusa, Catania e Avola. Ma ho contato nei primi due mesi dell’anno, gennaio e febbraio, una trentina di incontri di cui una buona parte nelle scuole.
Questa, la mia intervista al figlio di Perlasca, in occasione del Giorno del Ricordo (allego anche il link).

http://www.ilsitoditalia.it/content/846-intervista-franco-perlasca-figlio-di-giorgio-perlasca
Davide Simone.

 

One Response to Intervista di Davide Simone a Franco Perlasca-figlio di Giorgio Perlasca

  1. Maurizio Piha scrive:

    Avrei gradito di essere informato, forse partecipare in questo avvenimento così importante poteva interessare altre persone.

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