12 Jul 2015

Ariel Shimona Edith Besozzi

Nel calendario ebraico il 9 di Av arriva attraverso il 17 di Tammuz, una breccia nella mura, un’aggressione, ed il Tempio di Gerusalemme verrà distrutto. Le tre settimane che intercorrono tra queste due date vengono definite attraverso le parole della Meghillat Echa (1,3): “Giuda è andato in esilio per la miseria e per la troppo pesante schiavitù, esso è tra le genti, non trova requie, tutti i suoi persecutori l’hanno colto tra le angustie (ben hametzarim)”.

In questo tempo si sono compiuti, nel corso della storia ebraica diversi episodi che ricordiamo e che attraversandoci ci hanno in un certo senso definiti, modificandoci.

Ricordiamo il tradimento delle dieci spie ai tempi di Mosè, la distruzione del Primo Tempio, la distruzione del Secondo Tempio, la rivolta di Bar Kochbar il Grande che venne repressa nel sangue portando poi alla distruzione di Gerusalemme(135 e.v.), i pogrom della prima crociata, l’espulsione dall’Inghilterra (1290), l’espulsione dalla Spagna (1492), l’inizio della deportazione nel 1942 dal Ghetto di Varsavia verso i campi di sterminio…

Oggi lo Stato d’Israele è stato rifondato e vive, ma purtroppo il desiderio di eliminare il popolo ebraico dalla faccia della terra non è stato superato. Assume nuove forme e cerca legittimazione attraverso un nuovo percorso con l’utilizzo di nuovi strumenti, per questo motivo è necessario che venga riconosciuto e nominato.

Gli episodi che noi ebrei ricordiamo in queste settimane hanno coinvolto non soltanto noi, sono parte della storia europea e non solo europea. Ciò che contraddistingue l’evoluzione umana è la capacità di fare autocritica, di leggere gli eventi del passato ed imparare. Ognuno degli episodi citati ha mostrato come di fronte alla necessità di trovare un capro espiatorio per non assumersi la responsabilità di una situazione critica, si sia utilizzato il popolo ebraico.

Ciò che l’Europa e l’occidente possono fare oggi è utilizzare gli strumenti cognitivi dei quali sono dotati per riconoscere ed espellere da se stessi la nuova pericolosa ondata di antisemitismo (sempre più frequentemente mascherata da antisionismo). Perché, secondo me, la società europea è dotata degli anticorpi necessari per fare questo. Non è necessario essere la maggioranza, è necessario però che tutti quelli che sono in grado di vedere contrastino l’antisemitismo con forza e con risolutezza, mettendo in campo il proprio sapere e la propria conoscenza perché non avvenga ciò che è avvenuto poco più di 70 anni fa.

A mio avviso la manifestazione più esplicita e pericolosa di antisemitismo oggi è la campagna di boicottaggio dello Stato d’Israele (conosciuta come BDS), una campagna che manifesta la sua anima palesemente terroristica nella modalità e nei contenuti. Si tratta di un fenomeno stratificato e complesso che tenta di legittimarsi e sostenersi attraverso per esempio il boicottaggio di ogni artista che decida di esibirsi in Israele. Viene posta in essere una campagna da parte di alcuni “artisti” schierati che utilizzano la propria popolarità e fama per diffondere notizie false e razziste su Israele ed accrescere l’odio e l’ostilità nei confronti dello Stato, dei suoi abitanti, delle aziende che vi operano.

Pare incredibile eppure “la demonizzazione dello Stato d’Israele” è stata adottata come criterio di ammissione delle aziende israeliane all’interno dei fondi pensioni di due nazioni europee considerata all’avanguardia (Norvegia e Svezia). A questo si affianca il fatto che nelle università del mondo è passata l’idea che si possa mettere in discussione la legittimità delle università israeliane a partecipare agli scambi internazionali, ciò avviene anche attraverso il boicottaggio diretto dei docenti. Mi sembra evidente che questo fenomeno stia divenendo un criterio al livello accademico e che stia influenzando pesantemente anche il contenuto dei corsi. Credo sia legittimo chiedersi per quale motivo nessuno si sia mai permesso di mettere in discussione la legittimità a partecipare dei docenti iraniani o dell’arabia saudita, per esempio? Perché si è lasciata passare anche solo l’idea che si possa mettere in discussione la legittimità dei docenti israeliani? Dell’unica democrazia del medio-oriente? Dell’unico stato mediorientale nel quel il dibattito interno è acceso e vivace?

Ma soprattutto come possiamo lasciare che criteri di distruzione vengano condotti liberamente senza entrare nel merito, senza dire con chiarezza la falsità delle affermazioni contenute in ognuna delle campagne portate avanti dal BDS?

Se la volontà fosse davvero quella di aiutare il popolo palestinese perché non chiedere un investimento concreto e reale per lo sviluppo dell’economia specifica, l’istruzione, le scuole, l’agricoltura?

C’è un modo costruttivo di fare crescere ed un modo distruttivo, quei paesi arabi e la parte di occidente che gravita attorno e dentro il BDS ha scelto di distruggere, a prescindere ed a priori.

I soldi che arrivano, più o meno ufficialmente, attraverso le ong e gli stati coinvolti nella campagna BDS sono impiegati per l’acquisto di armi, la costruzione di tunnel finalizzati all’aggressione dei civili israeliani, campi di addestramento per bambini palestinesi che vengono trasformati in bambini soldato, stampa di libri che negano la Shoah, legittimazione di norme e comportamenti che rendendo di fatto le donne schiave, persecuzione ed uccisione degli omosessuali e di ogni oppositore al regime terroristico…

Per comprendere la natura anomala di questa campagna occorre avere la pazienza di guardare all’interno e riconoscerne l’articolazione ma soprattutto occorre conoscere le basi ideologiche del boicottaggio d’Israele, che si possono rintracciare già nella seconda metà dell’ottocento (Affaire Dreyfus e protocolli dei savi di Sion) . Istanze che si sono espresse nella Shoah e poi con il tentativo di distruggere Israele militarmente alla sua costituzione, con l’eliminazione della presenza ebraica da tutti gli stati arabi, quindi attraverso la negazione dell’esistenza d’Israele (partendo dalla rimozione d’Israele dalle mappe geografiche praticando quindi una uccisione simbolica dello Stato) fino ad arrivare al 67 momento nel quale questa campagna dei paesi arabi viene fatta propria dall’Urss e dalla Cina ed attraverso questi veicolata in tutti i partiti comunisti sposandosi poi con il movimento terzomondista. Per arrivare a strutturarsi, articolarsi e sdoganarsi a livello globale nel corso della conferenza di Durban nel 2001 ed a costituirsi quindi ufficialmente nel 2005.

Perché parlo del BDS proprio nei giorni che conducono il popolo ebraico dal 17 di Tammutz al 9 di Av? Perché la vita ebraica non scinde religioso e civile, perché in queste settimane noi chiamiamo noi stessi ad una presa di coscienza di quanto possa il nostro comportamento avere a che fare con quanto accade, con quanto ci accade. Senza che questo venga frainteso e possa divenire una legittimazione a tutti i tentativi di massacro ed alle espropriazioni compiute nei confronti del popolo ebraico. Per questo motivo, credo che il percorso di quanti sono al fianco del popolo ebraico e non hanno paura di sostenere il diritto d’Israele ad esistere entro confini stabili e difendibili, si radichi sulla medesima capacità critica ed autocritica, ed è sulla base di questa certezza, della condivisione dei valori e del desiderio di promuovere la vita e la pace, che invito tutti, a compiere un’azione sostanziale di svelamento nei confronti di questo movimento politico terrorista che si cela dietro il nome BDS.

Dopo il digiuno del 9 di Av viene il giorno in cui il sole d’estate e la luna piena s’incontrano, il 15 di Av, giorno nel quale si ricordano alcuni avvenimenti che sono considerati espressione dell’amore incondizionato d’Israele, in questo giorno, ci dice la Mishnà le giovani donne uscivano indossando una veste bianca, presa in prestito così da non imbarazzare chi non l’avesse posseduta. Era il momento nel quale i giovani si sceglievano per sposarsi e per fare questo veniva chiesto di prestare attenzione all’anima, alla bontà della persona, non all’apparenza. La delicatezza di questa usanza che nella condivisone di un momento gioioso non dimentica l’attenzione nei confronti di chi potrebbe avere meno può insegnarci ad approfondire lo sguardo, a prestare attenzione, a rispettare noi stessi e la vita che è in noi ed attorno a noi.

Ariel Shimona Edith Besozzi

 
arielshimonaedith.wix.com

 

2 Responses to BDS : PROPAGANDA DELL’ETICA DELLA MORTE

  1. Claudio scrive:

    Mi permetto di rubare spazio per un ulteriore piccolo commento: riguardando la foto emblematica si resta effettivamente un po’ scioccati. Penso di poter trarre questa conclusione: a mio parere, l'”educazione” dei bambini all’odio come risulta dall’immagine assume una gravità pari almeno a quella della pedofilia.
    Claudio

  2. Claudio scrive:

    Preciso che non sono ebreo e quindi non si può dire che io tiri l’acqua al mio mulino.
    Secondo me nulla di più esatto chiamarlo, come fa l’articolo, “antisemitismo mascherato da antisionismo”. E in ogni caso non vedo tutta questa negatività nel sionismo: anche Israele avrà ben diritto di esistere.
    L’articolo mi ha tolto le parole di bocca: prima di arrivare a leggere il passaggio su Arabia Saudita ed Iran, ho pensato esattamente a quei due paesi e alla stessa affermazione fatta dall’articolo a proposito di essi.
    Infatti mi domando se esiste un po’ di buon senso nelle accuse ad Israele: come si fa a puntare il dito verso una democrazia (per quanto imperfetta, come quella italiana, d’altra parte) e chiudere gli occhi su dittature o stati canaglia! Veramente allibisco!!
    Peccato che da non-ebreo non posso fare l’Aliya o almeno avere la cittadinanza israeliana. Per me sarebbe un onore!
    Claudio

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