Commento di Deborah Fait

Sotto: l’Unione europea propugna il boicottaggio dei prodotti israeliani dei territori contesi.

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c660ef01-41ab-4317-8658-4bf460bc496b-tg3.html#p=0
Tg3 delle ore 19.00, minuto 23.20. Maria Cuffaro presenta il sevizio di Riccardo Chartroux sulle etichette che l’Europa ha imposto a Israele per marchiare i prodotti al di là della linea verde. Territori occupati, dicono al TG3. No, dico io,territori contesi. “Golan, Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme est non sono Israele – ripete Chartroux citando bovinamente le dichiarazioni dei burocrati dell’UE – Israele si ferma ai confini del 1967, oltre a questi confini c’è la Palestina o quello che sarà Palestina” Ehhh no, cari Tg3! Innanzitutto non esistono i “confini del 67” , nessuno li ha segnati, nessuno al mondo lo potrebbe fare se non Israele, paese sovrano, e solamente quando sarà firmato un accordo tra Israele e i palestinesi dell’ANP, cioè mai, visto che Abu Mazen ha appena detto che tutto è Palestina. Capirete anche voi, signori del Tg3, che nessun paese al mondo firmerebbe il proprio annientamento. Quei “confini” del 67, veramente, a voler essere precisi, del 1949, non sono che linee armistiziali, la cosiddetta linea verde che altro non è che una linea di demarcazione decisa nel momento in cui cessarono le “ostilità”, cioè la guerra per distruggere il neonato stato ebraico, finita, con la vittoria di Israele e con un armistizio imposto dalle Nazioni Unite, nel 1949. La guerra del 67, detta dei Sei Giorni, quella in cui i paesi arabi per la seconda volta avevano deciso l’annientamento del nemico sionista, liberò i territori di Giudea e Samaria dall’occupazione giordana. Purtroppo l’ONU, nella sua infinita ostilità, impose a Israele di ritornare al di qua della linea verde e abbandonare Giudea e Samaria nelle mani degli arabi che nel frattempo, negli anni 50, vi si erano infiltrati per poi pretenderli come fossero di loro proprietà.

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Riccardo Chartreux

E’ inutile quindi che Chartroux parli di diritto internazionale, io lo chiamerei piuttosto atto banditesco perché tale è la pretesa di imporre a Israele, vincitore, di restituire territori da millenni culla del popolo ebraico, a chi non ne ha diritto essendo stato inventato come popolo fasullo solo nel 1967. Giustamente un israeliano, intervistato durante il servizio del Tg3, ha parlato di stella gialla che l’Europa impone agli ebrei ancora una volta. Giustamente Benjamin Netanyahu parla di vergogna europea che etichetta i prodotti israeliani di Giudea e Samaria, e ricorda come Israele sia l’unico paese al mondo ad essere trattato in questo modo, rispetto alle decine di paesi in guerra e con confini precari. Un vero e proprio boicottaggio perpetrato da un’Europa avvelenata di antisemitismo e islamizzata, con l’appoggio dei media e nel silenzio complice dell’opinione pubblica. Oltre alla vergogna è d’obbligo parlare anche di stupidità europea. Ma come, sono tanto innamorati dei palestinesi (ricordiamo le foto amorose di Mogherini con Arafat) e gli unici che pagheranno il prezzo di questa ingiustizia saranno proprio loro, i palestinesi che vivono nei territori e lavorano per Israele. Se le aziende agricole o le industrie israeliane di Giudea e Samaria chiuderanno i lavoratori arabi perderanno il lavoro e migliaia di famiglie palestinesi finiranno sul lastrico. Gli arabi impiegati nelle aziende israeliane boicottate perderanno stipendi di 5000/ 6000 shekel, perderanno tutti i diritti, dall’assistenza medica alla pensione, per restare disoccupati e senza nessun diritto in balìa della dittatura di Abu Mazen. E’ già successo quando Sodastream, costretta a chiudere a causa del boicottaggio BDS, si è trasferita dalla Giudea al Negev lasciando più di 1000 lavoratori palestinesi disoccupati. Complimenti Europa, non si sa se in questa storia giochi più la cattiveria e il desiderio di nuocere a Israele o l’idiozia che porterà danno proprio ai suoi protetti palestinesi.

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Persino peggio del Tg3 è Tgcom24 che oltre alle solite cose, pare leggano tutti le stesse veline, reitera il solito “errore geografico”, superobsoleto, parlando, sia nel titolo che nel servizio, di Tel Aviv che teme… Tel Aviv che condanna… Gerusalemme, ragazzi, si chiama Gerusalemme la capitale di Israele, Tel Aviv non c’entra! Possibile che non siano ancora stufi di dire simili stupidaggini? Possibile che ancora non abbiano imparato? Cosa ci vuole? Basta studiare a memoria e anche i più asinacci dovrebbero imparare che la capitale di Israele è Gerusalemme. Gerusalemme che non è mai stata capitale di nessun paese arabo, Gerusalemme non è mai nominata nel Corano ma più di 700 volte nella Bibbia ebraica! GERUSALEMME è la città dove ha sede il Parlamento di Israele, la Knesset! Capisco che abbiate paura di ritorsioni arabe, che non sono molto leggere, capisco che avete paura che qualche redazione salti per aria ma da qui a taroccare vilmente la verità storica ce ne vuole! Suvvia un po’ di coraggio, signori redattori, direttori, giornalisti, solo un po’ di coraggio e meno pelo sullo stomaco.

Ecco il link a Tgcom24: http://mobile.tgcom24.it/mondo/guerra-di-etichette-tra-ue-e-israele-tel-aviv-teme-boicottaggio-commerciale_2143340-201502a.shtml
In corsivo il commento del Tgcom24:

Guerra di etichette tra Ue e Israele, Tel Aviv teme boicottaggio commerciale – Bruxelles vara la norma che impone agli israeliani di etichettare i prodotti per far capire quelli che provengono dai Territori occupati. Israele: “Norma che non aiuta processo di pace”

La Commissione europea “non sostiene alcuna forma di boicottaggio o sanzione per Israele”. Lo dichiara il vicepresidente Valdis Dombrovskis, puntualizzando che le norme interpretative sull’etichettatura di origine delle merci prodotte nei territori occupati da Israele sono “una questione tecnica, non un’istanza politica”. Di diverso parere è Tel Aviv che condanna la decisione di Bruxelles e lo indica come ostacolo al processo di pace. “Questo passo solleva domande sul ruolo che la Ue aspira a giocare. E può avere anche implicazioni sulle relazioni tra Israele e l’Europa”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri israeliano Emanuel Nahshon.

Cos’è l’etichettatura della discordia – In pratica l’Europa impone di etichettare in prodotti esportati in modo che si possa sapere se provengono dai Territori occupati da Israele. Una norma imposta dai Paesi dell’Unione osteggiata da Israele che teme un possibile boicottaggio della propria merce. I rapporti commerciali tra Ue e Israele valgono circa 30 miliardi l’anno (17 mld di export verso Israele e 13 mld di import). I prodotti che arrivano dai territori occupati rappresentano solo lo 0,5% del totale. Ma Israele teme invece che i consumatori europei si spingano a boicottare tutti i loro prodotti.

Israele: etichette Ue non aiutano la pace – Israele “condanna la decisione dell’Ue” e nessuna etichettatura “farà avanzare il processo di pace, al contrario potrebbero rafforzare il rifiuto dei palestinesi a tenere negoziati diretti con Israele”. Ha detto il ministero degli esteri israeliano. “Ci dispiace – ha aggiunto il portavoce del ministero degli esteri Emanuele Nahshon – che la Ue scelga di fare un passo discriminatorio ed eccezionale come questo in un momento in cui Israele si trova ad affrontare un’ondata di terrore diretta contro tutti i cittadini ovunque si trovino”. Per il ministero il fatto che la Ue definisca “tecnico” il provvedimento varato “è un’affermazione cinica e priva di fondamento”. Al contrario le norme varate “rafforzeranno gli elementi radicali che promuovono il boicottaggio contro Israele e negano il suo diritto all’esistenza”.

Netanyahu: “L’Ue deve vergognarsi” – Dura la replica del premier israeliano Benyamin Netanyahu. “La Ue deve vergognarsi per aver deciso di contrassegnare solo Israele”, ha dichiarato. “Non siamo disposti ad accettare il fatto che l’Europa contrassegni il lato attaccato da atti terroristici”, ha aggiunto. E ancora: “L’economia israeliana è forte e resisterà. Ad essere colpiti saranno proprio i palestinesi che lavorano negli stabilimenti israeliani”.

L’ultima notizia di questa sera è che Israele ha sospeso ogni serie di dialoghi e incontri con la UE. Bravo Benjamin Netanyahu, Kol ha kavod!

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Deborah Fait
“Gerusalemme, Capitale unica e indivisibile di Israele”

 

One Response to Etichette della vergogna: Tg3 e TGcom24.

  1. Alberto Benvenuti scrive:

    La politica dell’ Unione Europea è miope e non fornisce alcun contributo ad una pacificazione nel Medio Oriente. Alla base c’è un fondo di antisemitismo camuffato da disaccordi sulla politica del Governo Israeliano attuale e sopratutto dalla paura di azioni terroristiche da parte dell’ estremismo arabo.

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