Sono ancora fresche le immagini di quelli dell’Unione Europea che a giugno applaudivano in piedi Abu Mazen mentre snocciolava davanti alla platea le sue abituali menzogne su Israele condendole di una accusa antiebraica risalente al medioevo e poi smentita nel silenzio, l’avvelenamento dei pozzi nella West Bank pianificato da un fantomatico rabbino.

Ed è di oggi la notizia che alcuni colleghi belgi, il Belgio di Molenbeek, della strage di Bruxelles, del parlamento UE, hanno proposto che al pluriomicida Marwan Barghouti, condannato al carcere a vita in Israele per il suo ruolo di mastermind nella Seconda Intifada, venga dato il Nobel per la Pace.

I colleghi belgi possono godere in Israele del sostegno di Zahava Gal-on, leader di Meretz. Per la Gal-on, l’ex padrino di Fatah è la figura più autorevole per la risoluzione del conflitto. Come lo era Yasser Arafat, insignito dalla Reale Accademia Svedese del premio Nobel , anche lui per gli sforzi perpetuati a favore della pace nella sua lunga e lucrosa carriera criminosa.

La Gal-on, come i colleghi belgi e altra numerosa compagnia, fa parte del presepe dei soccombenti, di sinistra o meglio, dei sottomessi, coloro i quali, pervicacemente, ostinatamente e colpevolmente, continuano a chiamare il bianco nero e il nero bianco.

Continueranno i raccontatori di storie di casi isolati, di psicolabilità e disagi esistenziali, di “questo non è l’Islam” aggiornamento verbale del celebre quadro di Maigritte, ” Ceci n’est pas une pipe” che raffigurava appunto una pipa. Continueranno a dirci che il vero pericolo che corriamo sono Benjamin Netanyahu, Marine Le Pen, Donald Trump, Heinz Christian Strache, ecc. Sono loro i veri nemici della democrazia, non i terroristi musulmani e palestinesi. No, loro sono vittime, nostre vittime, e in qualche modo devono riscattarsi. Continueranno nella capitolazione, fino a quando, come sempre accade, la realtà, questa maestra inflessibile, prenderà il sopravvento anche su di loro.

La capitolazione offre un panorama di desolazione morale e dissonanza cognitiva impressionante e un moltiplicarsi esponenziale di vittime, da Parigi, Bruxelles, Nizza, Orlando, (solo per restare dentro i confini dell’occidente), che soccombono difronte all’Islam, non per volontà propria, come i numerosi affetti dalla sindrome di Stoccolma, qui in Europa e in Israele, ma perché incontrano, per loro sfortuna, la realtà della violenza estremista musulmana.

La realtà che si fa esplodere, spara, massacra, quella che Israele recintandosi da anni e costruendo un formidabile apparato difensivo, cerca con successo di contenere. Successo enorme se paragoniamo le morti causate dalla Seconda Intifada alle ultime vittime degli accoltellamenti che si sono registrati in questi mesi. Successo ottenuto in virtù di barriere, checkpoints, soldati, vigilanza costante. Se non fosse così i morti si accatasterebbero pile su pile.

Ma Israele, ci dicono i soccombenti intellettuali europei, è un’altra cosa, e soprattutto non ha diritto di difendersi, anzi si difende troppo dal terrorismo palestinese, dal fanatismo musulmano, lo stesso che in questi giorni convulsi in Turchia mostra sorridente il proprio volto e rischia di annettersi un altro stato a fare da pendant a quelli già acquisiti.

Presto, ed è già troppo tardi, si capirà che Israele è sempre stato all’avanguardia, torretta di vedetta sul presente e sul futuro, quello che oggi è diventato, e sempre più diventerà il nostro presente.

Niram Ferretti, 20/07/2016

 

One Response to Israele, torretta di vedetta

  1. Claudio scrive:

    Quello che dovremmo fare noi europei è ringraziare Israele che si ostina a difendere la democrazia in mezzo a dittature (islamiche) (nel migliore dei casi), certamente nel proprio interesse, ma anche a nostro enorme vantaggio.

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