La ricorrenza di Chanukkà cade il 25° giorno del mese ebraico di Kislev corrispondente quest’anno al tramonto di mercoledì 27 novembre. Tale festa, celebra avvenimenti importanti della storia ebraica, che si svolsero in terra di Israele dal 168 al 165 dell’Era volgare. In quel periodo Antioco IV Epìfane voleva porre una sede politica del mondo greco a Gerusalemme e trasformare il Tempio, centro del monoteismo ebraico, in una sede religiosa del paganesimo.

Come tutti noi sappiamo e come la storia ci ha tramandato, insorsero contro di lui i Maccabei e, dietro di essi, altri si ribellarono per difendere l’ideale del monoteismo, la loro terra, e soprattutto la loro libertà.

Il termine Chanukkà significa letteralmente inaugurazione infatti dopo la vittoria dei Maccabei, il Tempio fu liberato dagli idoli del paganesimo e fu riconsacrato al culto dell’unico D.

Fu a suo tempo stabilito che tutti gli ebrei delle generazioni future celebrassero tale ricorrenza per otto giorni tanti quanti durò l’ampolla d’olio che servì ad accendere il lume del Tempio per la sua riconsacrazione. Sulla base di questa leggenda per otto sere gli ebrei di tutto il mondo accendono sia nelle sinagoghe, sia nelle loro case speciali lampade dette Chanukkioth.

Quando osserviamo i lumi di Chanukkà dobbiamo riflettere sul loro significato ricordando i miracoli che furono fatti ai nostri padri, pregando il S. di rinnovare tali prodigi anche di questi tempi.

Il significato di queste parole racchiude – a nostro avviso – un valore che non ha eguali, in quanto i miracoli, i prodigi che furono fatti a suo tempo ai nostri padri hanno un grande valore attuale. Essi si ribellarono per essere degni di essere chiamati ebrei, combattendo fino all’estremo delle loro forze per mantenere fede ad un’dea che professavano da secoli. E considerata tale fedeltà, i miracoli e la salvezza non potevano certamente tardare a avvenire. I tempi in cui viviamo non sono certamente tempi felici né per gli ebrei né per i non ebrei, ma quando esiste la fede e soprattutto la buona volontà si possono superare anche le difficoltà più grandi.

In questa ricorrenza il pensiero ritorna ad avvenimenti storici ben conosciuti, ma che se pur cambiano i tempi, gli eventi umani, ed i nomi di coloro che hanno fatto la storia, sipossono intravedere fra loro similitudini facilmente riconoscibili, sempre attuali e che possono esserci senz’altro di utile ammaestramento.

L’antisemitismo, per esempio, si è manifestato attraverso le varie epoche sotto forme diverse, religiose, politiche, economiche avendo delle conseguenze che risulterebbe utile elencare per una corretta informazione, ma ciò richiederebbe un più approfondito esame che non può essere fatto in breve tempo.

Quante volte la società è caduta nell’errore della discriminazione? Quante volte si è ricorso all’antisemitismo per mettere in cattiva luce il popolo ebraico? Tutto ciò è storia recente ed attuale. Non si possono far ricadere accertate responsabilità di un’intera società, su una minoranza che fra l’altro è parte integrante della stessa società che l’accusa.

Da molti secoli le luci della festa di Chanuccà risplendono ogni anno per commemorare la lotta di un popolo per difendere il diritto a vivere e governarsi secondo i propri ideali ed aspirazioni. L’insegnamento di questa ricorrenza non può e non deve avere assolutamente un significato a carattere nazionale, ma deve avere soprattutto un valore universale, perché non solo si celebra la sospirata indipendenza di un popolo, ma si esalta il diritto di ogni nazione alla libertà condannando ogni governo che pratichi intolleranza politica e religiosa verso tutte le culture che fanno parte di quel sistema.

Poiché il fenomeno della discriminazione in genere e dell’antisemitismo in particolare sono inconcepibili ed irrazionali, nonostante tutti tentativi di chiarimento fatti in tutte le epoche, c’è da ritenere che l’umanità non si sia completamente resa conto di quali idee ed insegnamenti si sia fatto portatore l’Ebraismo. E l’amarezza è ancora maggiore se si considera la moneta con la quale il mondo ha sempre ripagato questo popolo.

L’augurio è che le luci di Chanukkà possano emanare tanto splendore sì da illuminare quelle menti che ancora praticano e diffondono sentimenti di odio e di violenza.

Restauriamo e riconosciamo quindi – come fecero i Maccabei –  le nostre menti ed i nostri cuori per la riaffermazione di quello che è stato il più grande insegnamento della storia, e di cui l’Ebraismo è stato portatore, – Veaavata lereachà camocha – Amerai il prossimo tuo come te stesso. E poiché l’uomo non è per l’ebraismo irrimediabilmente cattivo, perduto e incapace di elevarsi con le proprie forze, se non interviene la “grazia” unico mezzo di salvezza, ma lo reputa invece sufficientemente capace di redimersi e progredire, crediamo che si da poter raggiungere la realizzazione di principi morali finora predicati, ma mai concretizzati. I Maccabei si ribellarono e vinsero la loro battaglia per riaffermare gli ideali  del popolo ebraico, di cui poi tutti i popoli dovevano alimentarsi.

Quando si vogliono prevaricare i diritti dei più deboli il S. si manifesta come fece per nostri padri, sostenendoli nel pericolo, difendendoli e consegnando i forti nelle mani dei deboli, i numerosi in quelle dei pochi, i malvagi in quelle dei giusti. E poiché tutto ciò si verifica da molti secoli, è bene che l’umanità intera ne prenda atto ed impari la lezione della storia.

Rav Alberto Funaro

 

One Response to Chanukkà, la storia e il significato della festa delle luci

  1. ennio carobolante8 ha detto:

    ottima spiegazione, grazie

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