24 gennaio, dalle 20.45 al Beth Shlomo

Corso Lodi 8/C, Milano
MM3 Porta Romana

“Shoah e mondo arabo, antisemitismi di ieri e di oggi in Europa, Oriente e nel Maghreb”

Come ogni anno si avvicina la Giornata della Memoria, ma qualcosa è cambiato. Una parte di mondo arabo nega quanto accaduto, lo scorso 9 dicembre in Piazza Cavour a Milano un gruppo di islamici gridava “Morte agli ebrei” e in Europa,sopratutto in Francia, e in Medio Oriente e nel Nord Africa assistiamo spesso a reazioni di intolleranza e di aggressività su argomenti come Shoah, ebrei, Israele. Ma quali sono i collegamenti fra Shoah e Paesi arabi? Come si sono comportati nel passato, dall’amicizia fra il Mufti di Gerusalemme e Hitler, alle responsabilità delle Deportazioni dalla Libia fino alla protezione di molte nazioni islamiche, come la Turchia che ha rigiutato l’ingresso di Hitler, che hanno salvato molti ebrei nella Seconda Guerra Mondiale. E cosa sta accadendo oggi? A 3 anni da Hyper Cacher e Charlie Hebdo e a un mese da Piazza Cavour, ne parliamo con due storici come Andrea Bienati, esperto di Shoah e Stefano Scaletta in una serata organizzata da Adi, Associazione Amici di Israele e condotta da Roberto Zadik e Davide Romano. Incontro a ingresso libero con piccolo rinfresco

 

L’assessore alla Cultura della Comunità ebraica, davide Romano: cortei e slogan inquietanti

Il 9 dicembre in piazza Cavour è stato scandito il grido «Khaibar, Khaibar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà!» durante un corteo filopalestinese (LaPresse)Il 9 dicembre in piazza Cavour è stato scandito il grido «Khaibar, Khaibar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà!» durante un corteo filopalestinese (LaPresse)
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Disertare le celebrazioni per la giornata della Memoria. È il proposito di Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese. Alla messa a punto di quel calendario lavora da tempo. Ma mentre si avvicina la data centrale degli appuntamenti, il 27 gennaio, cresce la sua determinazione: «Molti la leggeranno come una provocazione. E vuole esserlo. So anche che il rischio è alimentare le polemiche — dice Romano —. Ma mi dicano che senso ha celebrare una giornata in cui si ricorda il passato se non si guarda al presente».

L’eco della deriva presa dalla manifestazione pro Palestina, in un sabato di dicembre nel centro di Milano, non s’è spento. Per otto volte in piazza San Babila, il 9 dicembre scorso, venne scandito in arabo il motto dei jihadisti: «Khaybar, Khaybar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà». Un fatto già condannato dal sindaco Beppe Sala e oggetto di una denuncia. Anche se non scattato nell’ immediato — è stato necessario tradurre le urla gridate dalla piazza — l’allarme della Comunità ebraica è stato forte. È stato infatti chiesto che agli organizzatori di quel raduno non siano mai più concessi spazi pubblici. Non bastano condanne verbali degli slogan antisemiti.

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Nella sinagoga gioiello sedie e armadi arrivati dai campi di prigionia

 

È il tempio degli scampati alla Shoah e custodisce pezzi di una storia fatta di mille storie. Le foto con i volti sorridenti di giovani donne, le sedie della vecchia sezione milanese del Partito nazionale fascista, l’armadio sacro che arriva dal campo di Ferramonti, i documenti di viaggio appartenenti ai soldati della Brigata ebraica (giovani ebrei definiti dalle autorità inglesi «soldati palestinesi»).

La sinagoga Beth Shlomo, oggi in corso Lodi, fino al 2011 era all’Ottagono in Galleria, ed è tornata quindi in zona Porta Romana, dove a lungo era già stata, cuore della comunità ashkenazita di Milano ed erede a sua volta del tempio aperto nel dopoguerra in via Unione da profughi diretti in gran parte in Israele, dove si andava consolidando l’embrione di uno Stato moderno e presto indipendente. «I soldati ebrei erano inquadrati nell’esercito inglese, in campagnie, con compiti per lo più logistici – ricorda Eugenio Schek, figlio di uno di quei soldati e oggi responsabile del tempio – gli inglesi forse pensavano così di non farli diventare troppo bravi. In realtà la logistica e le infrastrutture divennero presto il centro degli eserciti moderni, e fra quei militari c’era gente come Moshe Dayan, uomini che poi andarono a formare il nucleo di Tzahal, l’esercito israeliano, o anche del Mossad».

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Fund raising 2017 Francese

Chers amis et amies Nous avons besoin de votre aide pour garder vivante une pièce importante de l’hebraisme italien.

Avec cet appel, nous lancons une campagne pour ramasser des fonds qui aideront à la survivance du centre culturel Beth Shlomo de Milan ainsi que de sa Synagogue historique “Sheerit Haplit”. Les survivants sont originaires du camp d’internement de Ferramonti.

 

Sauvons La Synagogue Beth Shlomo

Siege de l’association Amici d’Israele Nationale ADI et du Centre d’Etude Nationale de la Brigade Hebraique

 

25591726_390474644724735_5634387244213037791_nl’Associazione Amici d’Israele augura un felice Natale a amici e simpatizzanti

Nella foto:  il Tempio Bahai, Haifa, Israele. Natale 2017

 

Con questo appello lanciamo una campagna raccolta fondi (fund raising) per continuare a far vivere il centro culturale Beth Shlomo di Milano.

Cari amici e amiche, abbiamo bisogno del vostro aiuto per tenere in vita un importante pezzo dell’Ebraismo Italiano, la storica sinagoga Beth Shlomo Sheerit Haplità, I sopravvissuti. la cui origine fu nel campo di internamento di Ferramonti.

La sinagoga, salita lungo lo stivale con gli eroici combattenti della Brigata Ebraica fino a Milano dove ha trovato sede in Via Unione 5, ex sede della Brigata Fascista Amatore Sciesa, ha ricevuto ultimamente il prestigioso riconoscimento Ambrogino D’oro dalle mani del Sindaco di Milano. Questa storica sinagoga di Milano fu fondata dai sopravvissuti allo Shoah quando nell’immediato dopo guerra la sede provvisoria di via Unione divenne infatti il punto di raccolta per i sopravvissuti nel loro viaggio verso Israele, viaggio allora clandestino ed organizzato dai soldati della Brigata Ebraica. Da allora la sinagoga ha cambiato sede un paio di volte fino a stabilirsi nella sede attuale di Corso Lodi 8/c a Milano, tenendo sempre gli arredi originali di Via Unione, l’Armadio Sacro e i Rotoli originali del campo di internamento di Ferramonti.

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L’assessore alla Cultura della Comunità ebraica Davide Romano preoccupato: “Omicidi e stragi adesso sono opera di fanatici musulmani”

Davide Romano, portavoce della sinagoga Beth Shlomo, il Comune sta introducendo una sorta di «certificato antifascista» per avere spazi pubblici e contributi.

Lei che ne pensa?

«Non credo molto alle etichette, è più importante concentrarsi su chi incita all’odio. Questa cosa andrebbe estesa ai gruppuscoli di sinistra e agli islamisti. Non limitiamoci a chi ci sta antipatico. Non si può essere razzisti coi razzismi, trattiamoli tutti allo stesso modo, interrompiamo tutta la catena dell’odio».

La sinistra che riscopre l’«antifascismo militante» sente davvero il pericolo o lo fa per ragioni elettorali? Lei cosa direbbe a chi ha sfilato a Como?

«Ci sono persone in buona fede – la maggioranza – e coloro che lo fanno per calcolo politico. Chi è stato a Como lo ringrazierei, aggiungendo che è importante manifestare contro il fascismo così come contro ogni totalitarismo, di tutti i colori: anche rosso o verde. Oggi vediamo omicidi e stragi che vengono fatte da bande di fanatici islamisti. Dal punto di vista quantitativo questo è un pericolo ben più presente di quello neofascista».

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INTERVISTE

« Trump ha liberato Gerusalemme dalla fatwa islamica » : Intervista a Bat Ye’or

A seguito della decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele, L’Informale ha voluto sentire il parere di Bat Ye’or.

Secondo lei qual è la rilevanza politica della decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme la capitale di Israele e di spostare l’ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme?

Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele è una vittoria della giustizia contro l’odio virulento che nega al popolo ebraico la sua storia e identità in modo da criminalizzarlo. Il riconoscimento del legame storico del popolo ebraico con Gerusalemme, nella sua semplicità, è simile al riconoscimento dei campi dell’Olocausto da parte delle armate americane: è la constatazione di una realtà la quale espone per contrasto la perversità del suo venire in essere. Trump ha dato un colpo a questa Europa che è stata costruita nel 1973 nel vassallaggio dei petroldollari, nel trionfalismo di un antisionismo antisemita camuffato come “giusta battaglia della causa palestinese”, strumentalizzata da Eurabia, la politica euroaraba, per perpetuare il conflitto fino alla distruzione di Israele rimpiazzato dalla Palestina. Arafat fu sia l’idolo dell’Europa che il suo giocattolo. Oggi è questa Europa, questa Eurabia, con la quale si confronta Trump.

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GERUSALEMME. “NON SUCCEDERÀ PROPRIO NIENTE! URLERANNO UN PO’ E LANCERANNO UN PO’ DI PIETRE”. INTERVISTA A EDWARD LUTTWAK

a cura di Vanessa Tomassini –

“È un messaggio ai palestinesi che sono stati presi in giro da 60 anni. Da istituzioni e persone come la Mogherini (Alto-rappresentante e vice presidente della Commissione Europea, ndr.), la quale da 20 anni va in giro a parlare di palestinesi. C’è una famosa foto di Federica Mogherini a fianco di Arafat, come se fosse una stella del rock, o di musical, dove lei vuole sbaciucchiarlo, si vede dalla foto. Il governo iraniano, nel 1979, ha promesso che il suo unico scopo era quello di liberare Gerusalemme poi invece per errore, si sono fermati in Iraq, uccidendo quasi 800mila persone. Si sono sbagliati di strada. Poi è stata la volta di Saddam Hussein, anche lui voleva liberare Gerusalemme, ma per errore ha attaccato il Kuwait. Il governo di al-Assad ha giurato che avrebbe liberato Gerusalemme dagli ebrei, ed invece ha bombardato e quasi distrutto le tre principali città della Siria: Homs, Hama e soprattutto la metropoli di Aleppo”. A dirci queste cose è il professor Edward Luttwak rispondendo da Washington alle nostre domande sulla scelta del presidente americano, Donald Trump, di spostare la sede diplomatica in Terra Santa, con tutto ciò che ne comporta. “L’Unione Europea invece ogni due minuti emette un comunicato a favore dei palestinesi, però non hanno mai fatto niente. Poi c’è il governo di Erdogan che giura che sarà lui a liberare Gerusalemme, intanto però il suo lavoro è quello di mettere in prigione i suoi concittadini: circa 60mila negli ultimi 12 mesi”, prosegue l’economista e politologo, aggiungendo che “Abbiamo un fenomeno di macro-ipocrisia che ha preso in giro 3 generazioni di palestinesi. Trump invece vuole dare un messaggio chiaro: c’è stata una guerra dove qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso, voi siete quelli che avete perso. Quindi dovete accettare la sconfitta, come tanti altri popoli hanno fatto, da sempre. È giunta l’ora di fare i conti con la realtà e procedere a ricostruire la loro esistenza e ripartire. Questo è il messaggio. Bisogna dire la verità ai palestinesi, che hanno rifiutato qualsiasi proposta di pace è stata fatta loro. Se avessero accettato una di queste proposte, come quella di Jimmy Carter tanti anni fa, o quella portata da Clinton, anziché sperare sempre in una migliore offerta, avrebbero fermato il processo della perdita del loro territorio”.

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EB1368ChanukkahHannukkah, Chanukkà[1]Channukah, (in ebraico חנוכה o חֲנֻכָּהḥănukkāh) è una festività ebraica, conosciuta anche con il nome di Festa delle luci o Festa dei lumi.

In ebraico la parola chanukkah significa “inaugurazione” o “dedica”, è infatti la festa che commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la libertà conquistata dagli elleni, il regno dei quali, in “Eretz Israel” nel II secolo a.C., voleva distogliere gli ebrei dalla Torah e soprattutto da alcuni suoi precetti come lo Shabbat ed il Brit Milah: alcuni ebrei vennero religiosamente “corrotti” ma non la maggior parte; gli assiro-ellenici ritenevano quindi di far scomparire la specificità giudaica proibendo la pratica della Legge ma una rivolta armata guidata da Mattatia, un anziano sacerdote della famiglia degli Asmonei, di Modin, cittadina a nord-ovest di Gerusalemme, permise – secondo Zaccaria Zc 4.6 – la vittoria dello spirito sulla forza brutale che minacciava Israele nella sua vita religiosa e spirituale.

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