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Il termine feticizzato “occupazione” è uno dei preferiti dalla narrativa filopalestinese il cui scopo è di demonizzare Israele nell’arena pubblica. Vecchia tecnica, che il Dr. Joseph Goebbels riassumeva con elementare precisione nel sesto dei suoi undici comandamenti per una efficace propaganda, “La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente”.

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Boycottdivestsanction

“Il patriottismo è l’estremo rifugio delle canaglie”, scriveva Samuel Johnson. Non ce l’aveva con i patrioti ma con chi indegnamente strumentalizzava il concetto. Le canaglie, oggi, preferiscono rifugiarsi dietro i cosiddetti “diritti umani”, splendido e nobile pretesto per una palese opera di diffamazione e criminalizzazione come quella che il BDS conduce dal 2005 contro Israele.

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di Daniel Pipes
Israel Hayom
25 gennaio 2017

http://it.danielpipes.org/17296/paesi-arabi-israele-palestinesi

Pezzo in lingua originale inglese: The Three-Way Option: Arab States, Israel, Palestinians

Traduzioni di Angelita La Spada

Sull’ultimo numero della rivista Foreign Affairs, quello di gennaio-febbraio 2017, è apparso un articolo titolato “Come costruire la pace in Medio Oriente: Perché l’approccio bottom-up è meglio di quello top-down“, a firma dell’ex ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon, un probabile futuro candidato premier. L’articolo contiene un’importante proposta su come porre fine al conflitto israelo-palestinese.

In sintesi, l’articolo di Ya’alon auspica (il grassetto è mio):Ya’alon fornisce un’ottima analisi dei motivi del fallimento di decenni di diplomazia e del persistente stallo diplomatico. Il suo approccio bottom-up, dal basso verso l’alto, alla soluzione del conflitto israelo-palestinese, consta di quattro elementi, tre dei quali sono luoghi comuni alquanto obsoleti, mentre il quarto offre un’idea entusiasmante e nuova: l’opzione a tre vie, sulla quale mi soffermerò qui di seguito.

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Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

http://www.jpost.com/Edition-Francaise/Moyen-Orient/Le-terrorisme-une-affaire-rentable-481992

 


Terroristi di Hamas

Gli autori degli attacchi hanno molti benefici finanziari pagati dall’Autorità Palestinese e Il terrorismo palestinese ha vasti consensi sulla stampa. Per una parte dell’opinione pubblica occidentale, i palestinesi che colpiscono in modo indiscriminato i civili israeliani, sono degli eroi. Dopo ogni attacco, i media spesso evidenziano la frustrazione e la disperazione che spingono “giovani” coraggiosi a fare qualcosa. Quindi è ispirandosi ai sentimenti più nobili e rivendicando un Dio Onnipotente che loro attaccano a caso uomini, donne, anziani e bambini. A volte vengono messi a confronto con gli eroi della resistenza francese o di altri Paesi, pronti a morire per combattere l’oppressore.

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Sgarbi: «Quando l’arte sa ancora parlare all’uomo»

14 febbraio 2017

Il critico ha presentato oggi a Milano le casette create dall’artista Maurizio Orrico e donate ai senza tetto della città

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«Se penso a Milano, penso a un clochard dell’arte come Giovanni Testori. Il mondo dei clochard l’ho sempre visto come un mondo artistico in sé. Testori lo capiva. Che un artista se ne occupi è tutt’altro che strano. Lì l’artista capisce che l’arte ha ancora qualcosa da dire all’uomo. E l’uomo sottratto dalla dimensione capitalistica e consegnato a una dimensione altra ha ancora da dire all’arte».

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Mercoledi 22 febbraio dalle 20.30 alla sinagoga Beth Shlomo, corso Lodi 8/c

MM3 Porta Romana – Ingresso libero

Da poco l’America ha voltato pagina, cambiando presidenza da Barack Obama al Repubblicano Donald Trump e si è trattato di un cambio epocale che ha fatto discutere e crea divisioni nel mondo ebraico e internazionalmente. Lo scorso 20 gennaio Trump ha preso le redini degli Stati Uniti ma quali sono le prospettive, le possibili conseguenze e la personalità di questo nuovo leader e in Medio Oriente e negli Stati Uniti cosa sta succedendo? Come si stanno comportando Erdogan e Nethanyahu e quali potrebbero essere i rapporti e gli scenari alla luce della nuova presidenza americana e cosa sta accadendo in Israele e in Turchia? Cos’è cambiato in Italia verso Israele e l’America negli ultimi anni? Questi e molti altri saranno gli argomenti della serata del 22 febbraio, dalle 20.30 alla sinagoga Beth Shlomo, corso Lodi 8, MM3 Porta Romana organizzate da Adi Associazione Amici di Israele e condotte dal giornalista e scrittore Roberto Zadik e stavolta relatori dell’incontro saranno, Stefano Magni redattore, blogger e saggista che collabora per testate online come “La bussola” e “L’intraprendente” e Monica Mistretta, giornalista, blogger e esperta di Medio Oriente. Continuano le serate, a ingresso libero, al Beth Shlomo e ogni mese un tema diverso, stavolta si parla di politica estera e dei nuovi scenari che ci attendono.

 

Je-Suis-Juif

È diventata la banlieue per eccellenza, quella di Seine-Saint-Denis, conosciuta in Francia semplicemente come il 93. Chi, come l’orientalista Gilles Kepel, autore del libro Novantatré (Quatre-vingt-treize, Gallimard, 2012), cerca di capire le radici della jihad made in Francia, la radicalizzazione islamica dei giovani della periferia, la disintegrazione della seconda generazione della popolazione proveniente dal Maghreb, studia con attenzione la realtà di questo dipartimento della “petite couronne parisienne”, a nord est della capitale, con le sue cités e i palazzoni formato Scampìa. Seine-Saint-Denis non è stata solo la periferia che si è popolata di manodopera araba, arrivata in massa nella Francia del dopoguerra. In effetti, dopo la decolonizzazione dei Paesi dell’Africa del Nord negli anni Sessanta, nel 1993 sono confluiti proprio qui, numerosi, anche gli ebrei sefarditi. Ma di fatto,  a partire dagli anni 2000, Seine-Saint-Denis si sta svuotando dalla sua popolazione ebraica, che non si sente più al riparo dall’ascesa del nuovo antisemitismo.

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ILFOGLIOQUOTIDIANO

SABATO11EDOMENICA12FEBBRAIO2017 ANNOXXIINUMERO36 – PAG4

ANNOXXIINUMERO36 - PAG4 ILFOGLIOQUOTIDIANO SABATO11EDOMENICA12FEBBRAIO2017 copia 2

 
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