Fund raising 2017 Francese

Chers amis et amies Nous avons besoin de votre aide pour garder vivante une pièce importante de l’hebraisme italien.

Avec cet appel, nous lancons une campagne pour ramasser des fonds qui aideront à la survivance du centre culturel Beth Shlomo de Milan ainsi que de sa Synagogue historique “Sheerit Haplit”. Les survivants sont originaires du camp d’internement de Ferramonti.

 

Sauvons La Synagogue Beth Shlomo

Siege de l’association Amici d’Israele Nationale ADI et du Centre d’Etude Nationale de la Brigade Hebraique

 

25591726_390474644724735_5634387244213037791_nl’Associazione Amici d’Israele augura un felice Natale a amici e simpatizzanti

Nella foto:  il Tempio Bahai, Haifa, Israele. Natale 2017

 

Con questo appello lanciamo una campagna raccolta fondi (fund raising) per continuare a far vivere il centro culturale Beth Shlomo di Milano.

Cari amici e amiche, abbiamo bisogno del vostro aiuto per tenere in vita un importante pezzo dell’Ebraismo Italiano, la storica sinagoga Beth Shlomo Sheerit Haplità, I sopravvissuti. la cui origine fu nel campo di internamento di Ferramonti.

La sinagoga, salita lungo lo stivale con gli eroici combattenti della Brigata Ebraica fino a Milano dove ha trovato sede in Via Unione 5, ex sede della Brigata Fascista Amatore Sciesa, ha ricevuto ultimamente il prestigioso riconoscimento Ambrogino D’oro dalle mani del Sindaco di Milano. Questa storica sinagoga di Milano fu fondata dai sopravvissuti allo Shoah quando nell’immediato dopo guerra la sede provvisoria di via Unione divenne infatti il punto di raccolta per i sopravvissuti nel loro viaggio verso Israele, viaggio allora clandestino ed organizzato dai soldati della Brigata Ebraica. Da allora la sinagoga ha cambiato sede un paio di volte fino a stabilirsi nella sede attuale di Corso Lodi 8/c a Milano, tenendo sempre gli arredi originali di Via Unione, l’Armadio Sacro e i Rotoli originali del campo di internamento di Ferramonti.

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L’assessore alla Cultura della Comunità ebraica Davide Romano preoccupato: “Omicidi e stragi adesso sono opera di fanatici musulmani”

Davide Romano, portavoce della sinagoga Beth Shlomo, il Comune sta introducendo una sorta di «certificato antifascista» per avere spazi pubblici e contributi.

Lei che ne pensa?

«Non credo molto alle etichette, è più importante concentrarsi su chi incita all’odio. Questa cosa andrebbe estesa ai gruppuscoli di sinistra e agli islamisti. Non limitiamoci a chi ci sta antipatico. Non si può essere razzisti coi razzismi, trattiamoli tutti allo stesso modo, interrompiamo tutta la catena dell’odio».

La sinistra che riscopre l’«antifascismo militante» sente davvero il pericolo o lo fa per ragioni elettorali? Lei cosa direbbe a chi ha sfilato a Como?

«Ci sono persone in buona fede – la maggioranza – e coloro che lo fanno per calcolo politico. Chi è stato a Como lo ringrazierei, aggiungendo che è importante manifestare contro il fascismo così come contro ogni totalitarismo, di tutti i colori: anche rosso o verde. Oggi vediamo omicidi e stragi che vengono fatte da bande di fanatici islamisti. Dal punto di vista quantitativo questo è un pericolo ben più presente di quello neofascista».

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INTERVISTE

« Trump ha liberato Gerusalemme dalla fatwa islamica » : Intervista a Bat Ye’or

A seguito della decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele, L’Informale ha voluto sentire il parere di Bat Ye’or.

Secondo lei qual è la rilevanza politica della decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme la capitale di Israele e di spostare l’ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme?

Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele è una vittoria della giustizia contro l’odio virulento che nega al popolo ebraico la sua storia e identità in modo da criminalizzarlo. Il riconoscimento del legame storico del popolo ebraico con Gerusalemme, nella sua semplicità, è simile al riconoscimento dei campi dell’Olocausto da parte delle armate americane: è la constatazione di una realtà la quale espone per contrasto la perversità del suo venire in essere. Trump ha dato un colpo a questa Europa che è stata costruita nel 1973 nel vassallaggio dei petroldollari, nel trionfalismo di un antisionismo antisemita camuffato come “giusta battaglia della causa palestinese”, strumentalizzata da Eurabia, la politica euroaraba, per perpetuare il conflitto fino alla distruzione di Israele rimpiazzato dalla Palestina. Arafat fu sia l’idolo dell’Europa che il suo giocattolo. Oggi è questa Europa, questa Eurabia, con la quale si confronta Trump.

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GERUSALEMME. “NON SUCCEDERÀ PROPRIO NIENTE! URLERANNO UN PO’ E LANCERANNO UN PO’ DI PIETRE”. INTERVISTA A EDWARD LUTTWAK

a cura di Vanessa Tomassini –

“È un messaggio ai palestinesi che sono stati presi in giro da 60 anni. Da istituzioni e persone come la Mogherini (Alto-rappresentante e vice presidente della Commissione Europea, ndr.), la quale da 20 anni va in giro a parlare di palestinesi. C’è una famosa foto di Federica Mogherini a fianco di Arafat, come se fosse una stella del rock, o di musical, dove lei vuole sbaciucchiarlo, si vede dalla foto. Il governo iraniano, nel 1979, ha promesso che il suo unico scopo era quello di liberare Gerusalemme poi invece per errore, si sono fermati in Iraq, uccidendo quasi 800mila persone. Si sono sbagliati di strada. Poi è stata la volta di Saddam Hussein, anche lui voleva liberare Gerusalemme, ma per errore ha attaccato il Kuwait. Il governo di al-Assad ha giurato che avrebbe liberato Gerusalemme dagli ebrei, ed invece ha bombardato e quasi distrutto le tre principali città della Siria: Homs, Hama e soprattutto la metropoli di Aleppo”. A dirci queste cose è il professor Edward Luttwak rispondendo da Washington alle nostre domande sulla scelta del presidente americano, Donald Trump, di spostare la sede diplomatica in Terra Santa, con tutto ciò che ne comporta. “L’Unione Europea invece ogni due minuti emette un comunicato a favore dei palestinesi, però non hanno mai fatto niente. Poi c’è il governo di Erdogan che giura che sarà lui a liberare Gerusalemme, intanto però il suo lavoro è quello di mettere in prigione i suoi concittadini: circa 60mila negli ultimi 12 mesi”, prosegue l’economista e politologo, aggiungendo che “Abbiamo un fenomeno di macro-ipocrisia che ha preso in giro 3 generazioni di palestinesi. Trump invece vuole dare un messaggio chiaro: c’è stata una guerra dove qualcuno ha vinto e qualcuno ha perso, voi siete quelli che avete perso. Quindi dovete accettare la sconfitta, come tanti altri popoli hanno fatto, da sempre. È giunta l’ora di fare i conti con la realtà e procedere a ricostruire la loro esistenza e ripartire. Questo è il messaggio. Bisogna dire la verità ai palestinesi, che hanno rifiutato qualsiasi proposta di pace è stata fatta loro. Se avessero accettato una di queste proposte, come quella di Jimmy Carter tanti anni fa, o quella portata da Clinton, anziché sperare sempre in una migliore offerta, avrebbero fermato il processo della perdita del loro territorio”.

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EB1368ChanukkahHannukkah, Chanukkà[1]Channukah, (in ebraico חנוכה o חֲנֻכָּהḥănukkāh) è una festività ebraica, conosciuta anche con il nome di Festa delle luci o Festa dei lumi.

In ebraico la parola chanukkah significa “inaugurazione” o “dedica”, è infatti la festa che commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la libertà conquistata dagli elleni, il regno dei quali, in “Eretz Israel” nel II secolo a.C., voleva distogliere gli ebrei dalla Torah e soprattutto da alcuni suoi precetti come lo Shabbat ed il Brit Milah: alcuni ebrei vennero religiosamente “corrotti” ma non la maggior parte; gli assiro-ellenici ritenevano quindi di far scomparire la specificità giudaica proibendo la pratica della Legge ma una rivolta armata guidata da Mattatia, un anziano sacerdote della famiglia degli Asmonei, di Modin, cittadina a nord-ovest di Gerusalemme, permise – secondo Zaccaria Zc 4.6 – la vittoria dello spirito sulla forza brutale che minacciava Israele nella sua vita religiosa e spirituale.

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di Niram Ferretti

Care amiche e cari amici di Israele,

è un momento delicato. Con la decisione del governo degli Stati Uniti di rendere operativo il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, Israele è tornato in questi giorni al centro delle polemiche, con la consueta sequela di accuse malevole, false e ingiuste.

Abbiamo il dovere di difendere dagli attacchi l’unica democrazia del Medio Oriente, e di manifestarle la nostra solidarietà.

Non mancate al prossimo appuntamento di lunedì 11 dicembre, alle ore 21 al Teatro Franco Parenti (Cafè Rouge) via Pierlombardo 14, Milano.

Sono intervenuti alcuni cambiamenti. Il libro di Niram Ferretti “Il sabba intorno a Israele – Fenomenologia di una demonizzazione” (Lindau) verrà presentato da Paolo Salom (Corriere della Sera) Ugo Volli (editorialista di Informazione Corretta) e Stefano Magni (esperto di politica mediorientale). Modera la discussione Stefano Leanza, del nostro consiglio direttivo.

Sarà un’importante occasione per sostenere le ragioni dello Stato del popolo ebraico. Vi aspettiamo.

Fraterni saluti, Alessandro Litta Modignani

presidente dell’Associazione milanese pro Israele (AMPI) e dell’Unione delle associazioni pro Israele (UDAI)

p.s. Colgo l’occasione per ricordarvi anche il nostro successivo appuntamento, mercoledì 13 alle 20,45 presso la Sinagoga Beth Shlomo, Corso Lodi 8/c, per la presentazione del libro “Ebreo chi? – Sociologia degli ebrei italiani di oggi” (Jaca Book)

 

di Deborah Fait

Egregio Pontefice,

Sono qui a scrivere per esprimerle il mio disappunto come essere umano alle sue esternazioni dopo la dichiarazione di Donald Trump su Gerusalemme Capitale di Israele.
Non appena la decisione del presidente americano è diventata pubblica, lei è stato tra i primi a commentarla e lo ha fatto esattamente come io mi aspettavo.
Nessuna parola di pace, nessuna raccomandazione agli arabi (palestinesi) di evitare violenze e terrorismo, nessun appello alla calma, tantomeno un accenno al diritto di Israele di avere riconosciuta la propria capitale millenaria.

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Intervista con Daniel Pipes

Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence
7 dicembre 2017

http://it.danielpipes.org/18084/siria-sicurezza-israeliano

 

 

1) Come esperto di Geopolitica del Medio Oriente, come credi che si evolverà la situazione del conflitto in Siria ora che Raqqa è Caduta?

L’ISIS si è indebolita con il passare degli anni; la vera Guerra è tra gli stati che hanno combattuto questa guerra e che sono attivi nella regione (come Iran, Turchia e Israele) e a livello internazionale ma con interessi legati alla Siria ( Russia, Stati Uniti). E’ chiaro dunque che il futuro della Siria dipende da come si costruiranno le relazioni e le alleanze in futuro.

2) L’ISIS ha cambiato il modo in cui l’Intelligence combatte le minacce, ad esempio il terrorismo islamico?

Certamente il modus operandi dell’ISIS ha reso chiaro ai servizi di Intelligence in tutto il mondo che un messaggio potente e trasmesso attraverso i canali giusti può essere più efficace di pianificare, finanziare e armare i terroristi stessi.

3) Quale sarà il futuro delle armi chimiche e biologiche in Siria? Rappresentano una potenziale minaccia per Israele e per l’Europa?

Si, le armi di distruzione di massa di cui dispone la Siria rappresentano una immediata minaccia contro tutto il mondo.

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