Testata: Informazione Corretta
Autore: Ugo Volli

Cari amici,
io non sono un fanatico dei sondaggi all’italiana, in cui si misura la politica sullo zero virgola di spostamento elettorale dopo l’ultimo scandalo. Ma qualche volta i sondaggi servono, soprattutto quando non funziona la democrazia. Per esempio in Palestina. Il mandato del presidente dell’autorità palestinese Muhammad Abbas è scaduto due anni e mezzo fa, il 9 gennaio 2009 (http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo465970.shtml), il parlamento non si riunisce da anni e comunque è anch’esso in scaduto, senza che si prospettino elezioni, perfino le elezioni amministrative sono state rinviate due o tre volte, l’ultima un paio di mesi fa (http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/MO-Anp-rinviate-elezioni-amministrative-in-Cisgiordania_522567971.html) perché quelli che si oppongono a tenerle sono sia i burocrati ex terroristi non pentiti di Fatah, sia quelli di Hamas, che hanno vinto le elezioni del 25 gennaio 2006 (http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_nell%27Autorit%C3%A0_Nazionale_Palestinese), un po’ come i comunisti hanno vinto le elezioni cecoslovacche del ’46 (http://www.mascellaro.it/node/21004) e i nazisti quelle del ’33: con l’intenzione che fossero le ultime a poter mettere in dubbio la loro egemonia. Dunque il sistema politico palestinese non riflette necessariamente le opinioni della gente. E i sondaggi possono servire.

Il risultato però è deludente. Guardate qui, per esempio (http://www.imra.org.il/story.php3?id=52923): Il 65% dei palestinesi vogliono andare alle Nazioni Unite a reclamare lo stato a settembre, anche se questo significa la fine degli accordi di Oslo e il 57% ritiene che otterranno la maggioranza, anche se credono ci sarà un veto americano (76%).  Il 61% non vuole accettare l’appello di Obama a riprendere le trattative.  Il 76% pensa che dopo il riconoscimento, il governo palestinese dovrà cercare di realizzare la sovranità anche sulle zone ora amministrate da Israele, al costo di scontrarsi con l’esercito israeliano. Il 66% si oppongono alla demilitarizzazione del loro futuro stato. Nella pagina che ho citato (e anche qui: http://www.pcpsr.org/survey/polls/2011/p40ejoint.html) trovate molti altri dettagli, che confermano i dati che vi ho riportato: uno scenario di guerra che dovrebbe seriamente preoccupare chi tiene alla pace in Medio Oriente, o almeno a un ragionevole stato di non guerra.

E invece non manca chi gioca col fuoco e chiede che l’Unione Europea appoggi il tentativo di riconoscimento palestinese anche contro le politiche americane. Sono 25 “ex leader” europei (per fortuna molto ex) che hanno firmato una lettera in questo senso (http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/MO:_lettera_ex_leader_Ue,_riconoscere_Stato_palestinese.html?cid=30617780: “Oggi abbiamo di fronte la questione del riconoscimento di questo Stato”, si legge nella lettera. Se la leadership palestinese dovesse formulare la richiesta all’Onu, “l’Ue dovrebbe sostenerla, associandola alla chiara aspettativa che una Palestina indipendente sarebbe preparata a condurre negoziati con Israele basati su parametri internazionali riconosciuti”… La riconciliazione fra Hamas e Fatah e un governo di unità nazionale “non dovrebbe essere visto come un ostacolo; potrebbe invece rappresentare una leva per incoraggiare l’evoluzione del movimento di Hamas nella giusta direzione”. Il riconoscimento europeo della sovranità e dell’indipendenza della Palestina, “accompagnato dal necessario sostegno finanziario – prosegue il documento – renderà la politica palestinese ancorata in maniera stabile nell’ambito della pace e della coesistenza, e aumenterà la stabilità della regione”. 

Vi chiederete chi sono questi geni della geopolitica che giocano col wishful thinking (“pensiero desiderante”) di una  “chiara aspettativa che una Palestina indipendente sarebbe preparata a condurre negoziati con Israele” una volta che non avrebbe nulla da chiedere in cambio se non la sparizione dello stato ebraico, che è negli statuti sia di Hamas che di Fatah. Be’, sono tutti i leader socialisti in pensione, che per fortuna non governano più: “Firmatari del documento, oltre al francese Lionel Jospin, allo spagnolo Felipe Gonzales e all’irlandese Mary Robinson, anche gli italiani Giuliano Amato e Romano Prodi.” Naturalmente anche Amato e Prodi. Se avessero poturo, pensate che D’Alema e Bindi, Vendola e De Magistris si sarebbero sottratti all’appello?

 

2 Responses to Guarda chi firma.

  1. veronica ha detto:

    Scusa, ma tu sei “quel” Michele di Roma?

  2. michele ha detto:

    “mi piace”…ma veramente mi piace tutto ciò che leggo, scritto dal Prof. Volli. Grazie !

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