Questa mattina 29 giugno 2015, la sveglia per me è suonata alle 4:15, destinazione Ginevra, Place des Nations di fronte alla sede dell’onu dove veniva discusso il rapporto stillato dalla commissione incaricata dall’onu sul conflitto della scorsa estate che ha coinvolto Israele e hamas, che controlla la striscia di Gaza.
Da Milano, grazie al lavoro dell’ADI (Amici d’Israele), sono partiti quattro pullman pieni, che hanno raccolto anche persone provenienti dal Veneto, da Roma, da Napoli e da Reggio Calabbria, sulla strada ci siamo trovati con altri due pullman che invece provenivano da Torino.

Ginevra è una città molto bella, elegante, ariosa, un poco scostante ma gradevolmente pulita ed ordinata, particolarmente per chi, come noi, proveniva dall’italia. Comprendo come molti eventi fondamentali vi si sono svolti nel corso della storia recente: lascia presumere un certo distacco, una certa freddezza, si può perfino considerarla “neutrale”. Forse per questo suo stile ha accolto invece eventi così radicalmente decisivi come la firma di accordi e trattati, convenzioni e alcune delle risoluzioni assunte dall’onu…
I pullman arrivano, la polizia li fa parcheggiare un poco oltre, i manifestanti scendono e sono accolti da una piazza ampia, la polizia tiene lo spazio di una strada tra manifestazione e cancelli dell’onu, ci sono perfino dei bagni approntati per l’occasione, tutto è molto ordinato.
Le associazioni ed i movimenti sionisti internazionali, come per esempio Over the Raimbow ed i Cristiani per Israele, che hanno dato vita a questa manifestazione desiderano porre con forza le proprie istanze ma senza alcun tipo di disordine o violenza. C’è musica, le bandiere sventolano sempre più corpose man mano che la piazza si riempie. La bellissima bandiera bianca e azzurra d’Israele è protagonista ma ogni gruppo, testimonia il sostegno del paese di provenienza sventolandone la bandiera, ci sono quelle svizzere, francesi, inglesi,olandesi, italiane, scozzesi, filippine, belghe, tedesche, venete… il pubblico è caldo e riconosce nelle parole dei relatori che si succedono tutta l’importanza di essere lì a sostenere le ragioni d’Israele.
Ci sono moltissimi cristiani evangelici, anche i pullman dall’italia ne sono pieni, una grandissima rappresentanza filippina ci accompagna con orgoglio e determinazione da Milano. Ci sono alcune suore che resistono per tutto il tempo sotto il sole, ascoltano, applaudono.
Perché è stato necessario organizzare questa manifestazione? Perché occorre che Israele, l’unica democrazia del medio-oriente sia sostenuta dalle persone che provengono da tutti i paese europei ed extraeuropei? Perché ancora oggi dopo migliaia d’anni di storia, dopo settanta anni dalla rifondazione dello Stato d’Israele dobbiamo rivendicare il nostro diritto d’esistere e di difenderci dal terrorismo?
Tutto questo non dovrebbe essere scontato?
Perché oggi l’onu non si stava occupando delle stragi compiute in Siria, in Pakistan, in Tunisia, in Libia, in Kuwait, in Somalia… perché non si stava occupando di prendere una decisione per fermare l’avanzata dell’isis o il prossimo accordo che fornirà alla dittatura iraniana l’atomica? Perché oggi, di nuovo, l’onu preferisce aggredire ingiustamente Israele per il solo fatto d’essersi difesa piuttosto che occuparsi delle stragi perpetrate dall’estremismo islamico in giro per il mondo?
Che si tratti della solita antica fissazione per gli ebrei? Che si tratti dell’antica sciocca incapacità d’essere equi quando si tratta di valutare il piccolo stato ebraico?
Stiamo assistendo alla degenerazione completa di quello che alla fine della seconda guerra mondiale veniva visto, forse utopisticamente, per esempio da A. Barth (I problemi eterni dell’ebraismo 1956) come “un’organizzazione veramente super-nazionale, organizzazione che eviterà nuove guerre e porterà all’avvicinamento dei popoli”!
L’onu oggi ha l’occasione per riscattarsi e per provare a divenire il sogno che molti hanno vissuto nel secondo dopoguerra, ha l’opportunità per una volta per la prima volta di mettere da parte quello stupido documento, redatto secondo l’abitudine fino ad ora consolidata di valutare Israele sempre diversamente penalizzandola ingiustamente e di occuparsi delle numerose dittature, guerre civili, del crescente numero di attentati terroristici che stanno colpendo tutto il mondo.
Perché l’onu per una volta, per la prima volta, mi piacerebbe poter pensare, non si occupa davvero delle violazioni dei diritti civili? Perché l’onu finalmente non riconosce il diritto d’Israele a difendersi e non condanna in maniera risoluta e radicale il terrorismo islamico che quotidianamente Israele subisce?
Anche oggi una soldatessa è stata accoltellata alla gola da una donna araba che l’ha aggredita.
Non si può pensare che condannando Israele si risolveranno i problemi del medio-oriente perché così facendo si compiacciono gli stati arabi che stanno finanziando ed alimentando il terrorismo islamico! L’onu non è nata per fare queste scelte meschine, è nata perché quanto è accaduto in passato non accada più. È nata per cercare di valutare i paesi tutti a partire da una posizione almeno equilibrata ed equidistante. L’onu oggi è un burattino nelle mani del terrorismo islamico che sta lasciando che “Israele: un atto d’amore verso la gioia di vivere e verso il futuro”, come ha splendidamente detto Giuliano Ferrara oggi alla manifestazione, venga continuamente ed ingiustamente punita ed annichilita!
Noi oggi eravamo a Ginevra per dire che Israele vive e vivrà, che ci sono persone disposte a farsi centinaia di chilometri per andare in una piazza assolta a gridare la bellezza e l’orgoglio di amare Israele!

Una piccola nota che mi ha rattristata oggi, dove erano tutti i rappresentati del partito che ha con tanta spocchia detto di avere “scortato” la Brigata Ebraica nel corso dell’ultimo 25 aprile? Che per questi signori e signore sia onorevole solo difendere gli ebrei morti ma certo non quelli vivi ed il loro diritto a restare tali?!?

Ariel Shimona Edith Besozzi

arielshimonaedith.wix.com

ANTEFATTO:

COMMISSIONE “SCHABAS” (leggi Sciàbas)
È una commissione istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, ed è chiamata così dal nome della persona a cui era stata affidata la conduzione della commissione: il giurista canadese William Schabas.
La Commissione aveva già tutte le premesse per diventare una nuova “Commissione Goldstone” (la commissione che “indagò” sui “crimini” commessi da Israele durante l’operazione a Gaza “Piombo Fuso” a cavallo fra 2008 e 2009).
Questa commissione, invece, è stata incaricata di “indagare” sui “crimini” commessi da Israele durante l’operazione a Gaza “Margine di Protezione” dell’estate 2014. Una commissione creata ad hoc su pressione della solita maggioranza automatica anti-israeliana al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, con delle tesi e dei verdetti già scritti e precostituiti, in cerca solo di legittimarli internazionalmente sotto la veste di “report” di una commissione d’inchiesta.

Solo che Goldstone aspettò molto tempo dopo l’uscita del rapporto da lui firmato, per “disconoscerlo” e ammettere che non era stato obiettivo e neutrale. Schabas, invece, si è dimesso ancora prima di iniziare, lo scorso febbraio, per delle accuse di parzialità (a sfavore di Israele, ovviamente) nei suoi confronti, dopo le notizie emerse su alcune sue passate consulenze (quindi a pagamento) per conto dell’OLP!
Lo Stato d’Israele ha deciso di non partecipare ai lavori della Commissione, proprio per la sua palese parzialità e per le sue conclusioni già precostituite; di contro ha condotto nei mesi scorsi indagini e inchieste interne autonome, pubblicando, alla fine, risultati e conclusioni che portano alla luce i veri crimini commessi invece da Hamas.
Ovviamente, la Commissione d’inchiesta dell’ONU è andata avanti lo stesso, anche senza Schabas, e adesso, a fine mese, sarà presentato il suo rapporto finale, a Ginevra, alla sede del Consiglio per i diritti umani dell’ONU.

 

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