Testata: Informazione Corretta Data: 27 giugno 2012  Autore: Ugo Volli

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli                                               

a destra, Naturei Karta

Cari amici,

vi ho parlato ieri della definizione di stupidità del prof. Cipolla. Un’altra tesi di questo brillante storico dell’economia ( e dell’idiozia) è che gli imbecilli sono ugualmente diffusi in tutti gli ambienti: il Senato della repubblica e la taverna piena di ubriaconi, il consesso dei premi Nobel e quelli degli ultrà di una qualunque tifoseria hanno tutti la loro debita quantità di cretini, il che naturalmente dovrebbe preoccupare soprattutto l’accademia dei Nobel e il Senato – ma questo è un altro discorso.
La conseguenza che ne voglio trarre io dipende invece dal fatto di considerare l’antisemitismo una forma di imbecillità. Naturalmente si tratta anche di malvagità e della più nera, ma come vi ho spiegato ieri è anche peggio essere stupidi che cattivi. Dunque posso azzardare l’idea che anche l’antisemitismo sia diffuso, se non proprio in maniera egualitaria, almeno trasversalmente rispetto agli ambienti più diversi, e in particolare – questa è la tesi che voglio proporvi – esso supera il confine che divide dalle altre culture il popolo ebraico, si ritrova sia di qua che di là. In brave vi sono antisemiti ebrei e non solo antisemiti gentili, ebrei che si discriminano da sé e nutrono diffidenza e rancore per se stessi o piuttosto per il popolo cui appartengono, anche se ciò può apparire paradossale. In realtà però se si guarda alla storia, non solo Otto Weininger, ma anche Karl Kraus, Lombroso, Marx e tanti altri che avevano sangue ebraico nelle vene hanno espresso discorsi antisemiti, sia pur con diversa asprezza e volgarità – diciamo a misura della loro specifica idiozia. Aggiungo una cosa che a me sembra ovvia, cioè che l’antisemitismo come tutti gli odi ha molte forme e molti travestimenti: può essere esplicito riguardo alla “religione” o al popolo (il “deicidio”), esprimersi invece come rancore contro certe persone, disprezzo di certi mestieri (il rabbino, il banchiere), la presa in giro di certi dettagli fisici (il naso, magari quello di una deputata italiana in un caso recente…), o la diffamazione per gruppi di ebrei (la comunità, e naturalmente lo Stato di Israele). Coma hanno detto in tanti, e perfino il presidente Napolitano, l’antisionismo è una forma di antisemitismo.
Conosciamo tutti alcuni personaggi del mondo ebraico che rientrano in questa tipologia: gli “storici” che spiegano che lo Stato di Israele ha un “peccato originale” o che il popolo ebraico non esiste, gli “artisti” che si accompagnano ai terroristi e così via. Oggi voglio parlarvi di due varianti eminenti di questo caso. La prima è banale e però per me particolarmente dolorosa. Vi ricordate che un paio di settimane fa qualcuno aveva vandalizzato “Yad vashem”, il museo della Shoà a Gerusalemme, con scritte inneggianti a Hitler e di odio contro il criminale stato sionista? Be’, li hanno beccati ed hanno anche confessato: come si pensava sono tre charedim (“tremanti”), quelli che la stampa chiama “ebrei ultraortodossi” provenienti dalla “capitale” di questi movimenti, il quartiere di Meà Shearim a Gerusalemme. A casa avevano anche bandiere dell’Olp. (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/157235#.T-q0NpGa-QJ). In questo caso la cretineria, anzi il masochismo, la passione per i propri massacratori passati e per chi aspira ad esserlo per il futuro, è esplicito. Non è una sorpresa, vi sono alcuni gruppetti, non solo i Naturei Karta, ma anche Toldot Aharon, i chassidim di Satmar e altri, riuniti nella Edat Charedim, a dire queste cose ogni giorno, a fare i ministri di Arafat, a far visita a Hamas o a Ahmadinejad, a fare manifestazioni contro Israele davanti al palazzo dell’Onu a New York. Ora è chiaro che non tutti i charedim sono disposti a fare una cosa del genere, o anche solo d’accordo con chi la fa. Ci sono bravi cittadini che amano Israele anche fra di loro e probabilmente sono la maggioranza. Il problema è che non si differenziano pubblicamente in maniera abbastanza chiara, non cacciano dal loro mondo, non condannano come dovrebbero questi imbecilli. Anzi, di recente c’è stata una riconciliazione molto propagandata fra i chassidim di Belz, che sono noti per non essere nemici dello stato di Israele e i Satmar. (http://www.crownheights.info/index.php?itemid=40870) .
L’altro caso di cui voglio accennare qui è invece il punto di vista “postsionista”, sostenuto in Israele da alcuni ambienti intellettuali e in particolare da Haaretz, negli Stati Uniti dalla lobby JStreet, tutti in nome della “pace”. Questi soggetti sono unificati dalla loro fiducia irragionevole nella volontà di pace dell’Autorità Palestinese e magari di Hamas, vogliono l’apertura indiscriminata di Gaza alle importazioni di qualunque materiale, sono contrari all’idea di una opposizione militare all’armamento atomico dell’Iran, vogliono i due stati nei “confini di Auschwitz (come li chiama Trigano, loro dicono “del ’67), considerano i “coloni” colpevoli di ogni male, vorrebbero i “due stati”, ma mentre non sono disturbati dalla richiesta dell’Anp che la nuova “Palestina” sia Judenfrei, si impegnano a eliminare i segni ebraici da Israele o da ciò che ne dovrebbe restare se potessero seguire il loro programma politico. (http://www.jpost.com/Opinion/Columnists/Article.aspx?id=268649 ) Per esempio sono propensi a eliminare l’inno nazionale col quale da cent’anni e passa si è espressa l’identità sionista e israeliana, Hatikvah (La speranza) (http://www.jpost.com/Opinion/Columnists/Article.aspx?id=268311), perché non sarebbe condivvisibile dai palestinesi o dagli arabi israeliani. E poi a sinistra si parla male di Bossi che vuoile abolire l’Inno di Mameli perché offende la Padania…
Non mi soffermo a commentare questi due casi, che naturalmente meriterebbero approfondimenti, distinzioni e spiegazioni. Non amo parlarne, diciamo per carità di patria, o amore di Israele. E però voglio dire una cosa, consapevoli di dare fastidio a entrambi: i charedìm estremisti e i liberal estremisti di Haaretz e dintorni mi appaiono sostanzialmente uguali. Entrambi nemici di Israele, entrambi convinti della loro superiorità morale e intellettuale sulle masse bovine che praticano l’amore per Israele, entrambi incuranti delle conseguenze delle loro azioni, entrambi ignoranti di storia, entrambi dominati dall’odio e non dall’amore, entrambi tentati dal tradimento nel senso letterale del termine, entrambi minoranze pericolose che godono però di larghe complicità o almeno tolleranza da settori contigui più ampi dell’opinione pubblica in compenso del loro “valore”. Questo o quello per me pari sono: da tempo ormai nemici da combattere e non “fratelli che sbagliano”.

 

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