[b]I Simpson alle prese con il Medio Oriente.
La serie più longeva arriva in Israele con il suo carico di politicamente scorretto.
Ma la produzione sarà cauta.

Dal nostro corrispondente Francesco Battistini [/b]

GERUSALEMME – Se il pericolo è il nucleare iraniano, chi meglio di Homer che maneggia il plutonio e s’annoia da una vita a fare l’ispettore di sicurezza nel settore 7G della centrale di Springfield? Se il punto è dirimere torti e ragioni, chi più adatto di sua moglie Marge, del senso della quieta vita familiare che la pervade? E se quel che serve è un autorevole mediatore americano, perché non la piccola Lisa che da sempre sta coi democratici (visto che Bush diceva: «Vorrei un’America di famiglie che non somiglino ai Simpson») e intanto sogna di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti?

Gli autori ci hanno pensato un po' e alla fine, massì, hanno deciso: è venuta l’ora che i Simpson la piantino di prendersela solo coi politici corrotti di casa loro ed entrino nell’arena internazionale. E dopo aver viaggiato per piacere in Gran Bretagna e in Australia, in Francia e in Giappone, finalmente partano per una meta assai meno pacifica: il Medio Oriente.

ARABI E ISRAELIANI – Arrivano con la prossima serie. A portare feroce humour, a sbugiardare comportamenti ipocriti, a smascherare bugie colossali nell’eterno conflitto arabo-israeliano. «Penso che l’anno venturo andremo a trattare questo tema come non è stato ancora affrontato – dice Al Jean, il produttore esecutivo della più longeva e spietata sitcom animata mai trasmessa -. La premessa è che ebrei, musulmani e cristiani sono accomunati da tutte quelle cose che fanno diventare matto Homer. È l’unica cosa su cui possono finire per trovarsi d’accordo». Quando i Simpson nacquero, era il 1987, si era alla vigilia della prima intifada e il primo episodio della serie s’intitolava «Un Natale da cani». «Ci occuperemo anche della culla della cristianità – spiega Jean -, li faremo andare a Betlemme e poi al Muro del pianto e sulla Spianate delle Moschee. Un ritorno alle radici, anche per Krusty». Dove Krusty è il clown d’origine ebrea che all’anagrafe fa Herschel Shmoikel Pinkus Yerucham Krustofski, figlio d’un rabbino ultraortodosso (che nell’originale americano ha pure la voce d’un vecchio attore della comunità ebraica newyorkese, Jackie Mason): padre e pagliaccio si beccano di continuo, nell’indignazione del genitore per la scellerata vocazione clownesca di Krusty.

PIEDI DI PIOMBO – Incompetenti, irriverenti, politicamente scorretti: gli argomenti delicati non mancano, per irritare qualcuno. Anche se non è la prima volta che i Simpson si misurano con grandi temi che escano dal quotidiano americano. Nel 2003 misero becco in Iraq e fu proprio una loro battuta sui francesi contrari alla guerra, «arrendevoli scimmie mangia-formaggio», a essere ripresa dalla stampa più conservatrice e a diventare un tormentone nelle accuse all'«imbelle Europa». Con israeliani e arabi è probabile che la produzione voglia andarci un po' più cauta, ma già si mette in conto che qualcuno s'offenderà. Accadde anche in Giappone, qualche anno fa, con un episodio che satireggiava pesante sull’imperatore Akihito. Intervennero le autorità nipponiche, la serie fu censurata. E per una volta, l’unica, anche Homer dovette tapparsi la bocca.

 

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