[b]04.04.2010 Una proposta da fare agli arabi, non a Israele

Testata: Corriere della Sera
Data: 04 aprile 2010
Pagina: 28
Autore: Stefania Craxi
Titolo: «Per un'unione giordano-palestinese»

Fonte: Informazione Corretta[/b]

Con quel cognome, Stefania Craxi non si smentisce. Sul CORRIERE della SERA di oggi, 04/04/2010, a pag.28, con il titolo " Per un'unione giordano-palestinese" scrive un mucchio di sciocchezze, non sapremmo definirle diversamente. Rimprovera a Israele la responsabiliotà unica dello stallo della situazione e poi propone, per risolverla, una federazione Giordania-Palestina. Senza sapere che questo progetto era appartenuto alla destra israeliana negli anni '70, che ne aveva fatto addirittura uno slogan " Jordan is Palestine". Peccato che la Giordania non fosse altrettanto felice per questa prospettiva, avendone di palestinesi già il 70% fra la propria popolazione (senza contare le migliaia di quelli eliminati da Re Hussein).
Povera Stefania, perchè non si legge un buon libro di storia, saprebbe ciò di cui vuole scrivere.
Il progetto, non suo, è buono, lo riproponga pure, ma non sbagli destinatario. Non è a Israele che deve rivolgersi, ma ai palestinesi e ai giordarni, senza dimenticare la Lega Araba.
Facciamo anche notare che è sottosegretario agli esteri, una carica istituzionale che dovrebbe imporle maggiore attenzione quando interviene pubblicamente.
Ecco l'articolo:

Occorre dire con chiarezza che la politica dell'attuale governo israeliano impedisce ogni prospettiva di pace. Serve tutta la miopia degli estremisti e dei fanatici per non comprendere che la situazione d'impasse di oggi prepara solo il peggio di domani, mentre l'aspirazione più grande dovrebbe essere quella di consegnare ai più giovani una pace sicura e non una guerra potenziale. Tutti sappiamo, o dovremmo sapere, che il dovere dei più forti è quello di essere più responsabili, più generosi, più lungimiranti; che la violenza del terrorismo, in qualsiasi forma esso si manifesti, e dei blitz militari non aprirà mai le vie della pace. Non si può non avvertire, in tutta la sua drammaticità, l'inquietudine che pervade l'opinione pubblica mondiale, la grande preoccupazione che domina in Europa, e in tutta quella parte del mondo arabo che ritiene possibile e necessaria una soluzione della questione palestinese in una prospettiva e in una garanzia di pace.

Israele ha diritto a vivere in pace, entro frontiere sicure e garantite, ha diritto ad essere pienamente riconosciuto dai suoi vicini, ha diritto al riconoscimento completo e definitivo in tutti i rapporti internazionali, ma non può e non deve pretendere altro che questo.

I Palestinesi sono un popolo che aspira a divenire una Nazione, ad avere una Patria e uno Stato. Ed i popoli, quando prendono coscienza della propria identità, rifiutano il dominio straniero e ancor di più le occupazioni militari che si protraggono per decenni. Occorre ricercare la soluzione della «questione palestinese», che è una «questione nazionale» e non una semplice questione umanitaria. E questa soluzione può e deve essere trovata in termini che non risultino incompatibili con i diritti di un popolo e di uno Stato che ci sono egualmente cari e di cui ben conosciamo la storia dolorosa ed eroica fatta di sofferenze e di sacrifici.

La pace richiede il coraggio di cambiamenti profondi e significativi, comporta la restituzione di territori arabi abitati da popolazioni arabe e lo stop alla costruzione di insediamenti illegali. È in questo ambito che devono trovare soluzione il problema palestinese e la questione della sicurezza di Israele. Lo sforzo dell'Amministrazione Obama è encomiabile. Ma giorni di pace affondano uno dopo l'altro, per mancanza di vera volontà politica e per l'incapacità di guardare lontano, verso l'avvenire.

Perché non riprendere in mano quella che fu allora la proposta di Bettino Craxi, che considerava necessario e fondamentale un chiarimento dei rapporti giordano-palestinesi, non per un effimero incontro di buone intenzioni, ma per la definizione di un impegno duraturo in un comune progetto politico-istituzionale? Un progetto che prevedeva due Stati che si autolimitano, conferendo poteri comuni in un' unità confederale superiore. Due parlamenti, liberamente eletti, due governi e un governo della confederazione. Una costruzione statuale tutt’altro che fittizia e artificiosa, giacché essa sarebbe cementata da tanti elementi comuni, dalle popolazioni che la abitano, dalla comune religione e dalla comune lingua, ed unita oltretutto da un fondamentale interesse economico comune ad operare su di uno spazio più ampio e quindi meglio predisposto a nuovi processi di sviluppo. Potrebbe essere questa, accanto ad un impegno di garanzia sotto l'egida dell'Onu, la proposta avanzata dell'Unione Europea.

Mi auguro fortemente che gli israeliani sappiano farsi protagonisti e interpreti di questo bisogno di pace, di questa volontà di cambiamento. Ogni loro corresponsabilità con una politica sbagliata e priva di prospettive è un atto di debolezza, una rinuncia, un passo indietro. Ed io vorrei vederli compiere un grande passo in avanti, vorrei vederli scrivere una pagina tanto diversa da quelle che siamo costretti a leggere in questi giorni; una pagina che, se fosse scritta, sarebbe destinata a risplendere nel libro della storia di Israele e in quello della pace tra i popoli.

 

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