Testata: Informazione Corretta
Data: 03 febbraio 2013
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli.
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli.
Cari amici,
avete notato com’è razzista Israele? Non si presenta a farsi fare la revisione dei diritti umani dal consiglio dell’Onu intitolato a questo tema, che da quando è nato ha dedicato la metà del suo tempo e delle sue mozioni a condannarlo (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=47929) e ha affidato la supervisione a uno stato patria del diritto come il Venezuela, che con Israele ha rotto le relazioni diplomatiche (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=47917)  Ha anche fatto votare regolarmente i suoi cittadini arabi alle ultime elezioni, che hanno eletto una dozzina di deputati su 120; ma non ha affidato loro il governo insieme ai 7 deputati antisionisti di estrema sinistra del Meretz (totale 20 su 120), in modo che finalmente consegnassero l’entità sionista ai suoi legittimi proprietari palestinesi… Razzismo puro.
Ma c’è di più. Israele è razzista anche con i suoi. Per esempio con gli immigrati provenienti dall’Etiopia.  Pensate che l’altro ieri il grande amico di Israele Michele Giorgio ha rivelato sul Manifesto (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=41&sez=120&id=47902) che Haaretz, giornale palestinese in lingua ebraica, ha rivelato che una trasmissione televisiva ha rivelato che cinque anni fa un’attivista israeliana, Rachel Mangoli, si sarebbe allarmata per il declino del tasso di natalità di 55 fra le donne ebree etiopi salvate una decina di anni fa con una avventurosa operazione che le recuperò nei loro villaggi estremamente primitivi e le portò con le loro famiglie sane e salve in Israele. Scoprì allora che alle donne era stato prescritto un anticoncezionale che si somministra con iniezioni e dura tre mesi. E scoprì anche che prima di partire per Israele erano state imposte loro delle iniezioni (le stesse? altre? non si sa, potrebbero essere benissimo vaccinazioni), senza che le donne sapessero esattamente di che cosa si trattasse.
Il Joint, che è il comitato internazionale, con base in America, incaricato di soccorrere gli ebrei nelle condizioni più difficili, ha negato di avere mai imposto a nessuno trattamenti anticoncezionali, lo stesso ha fatto la Soknut, l’Agenzia ebraica diretta da un eroe dei diritti umani come Natan Sharanski. Il Ministero della salute israeliano ha prontamente proibito alle sue strutture di usare gli anticoncezionali iniettabili, in attesa di un’inchiesta e ha negato anche lui che ci fosse qualunque politica di diffusione obbligatoria di anticoncezionali in qualunque strato della popolazione.
C’è chi ha attribuito il calo di fertilità alle donne etiopi alle diverse condizioni di vita fra Israele e l’Africa più affamata, e in genere si tende a pensare che gli anticoncezionali siano una vittoria delle donne, che permette loro di regolare la loro fecondità. Fra l’altro si è scoperto che l’anticoncezionale iniettabile è molto usato in Etiopia e pochissimo in Israele.
Infine si sa che c’è una battaglia demografica fra israeliani e arabi: fu Arafat a indicare il ventre delle donne arabe come un’arma contro Israele e si discute molto su come l’indubbia ripresa della fecondità ebraica e la caduta di quella araba influenzerà il gioco delle maggioranze nei territori contesi.
Dunque sarebbe interesse (razzista anch’esso, naturalmente, vogliamo mettere) dello stato ebraico incrementare le nascite e non deprimerle. Per questo il Joint in Africa, l’Agenzia Ebraica in viaggio, i medici in Israele avrebbero complottato per eliminare la fertilità delle donne ebree etiopi.
Così, una congiura medico-demografica per razzismo. Lasciarle al loro destino sarebbe stato troppo semplice. Bisognava portarle in Israele per “sterilizzarle”, anche solo con qualche antriconcezionale.
Tutti argomenti ipotetici, per essere gentili. Un’inchiesta indipendente fu fatta cinque anni fa, un’altra si sta preparando in questi giorni quando il caso è stato tirato fuori di nuovo. Nel frattempo chi gira per Israele vede ufficiali, professori, deputati, giudici con la pelle scura di chi proviene dall’Africa. Un israeliano di nascita etiope è stato nominato, con molte feste, ambasciatore proprio in Etiopia, la sua terra di origine. Dopo gli etiopi ebrei, sono stati fatti immigrare in massa in Israele, vincendo le resistenze di qualche ambiente rabbinico, anche i gruppi etiopi che vantavano un’origine ebraica lontana  ma erano stati convertiti al cristianesimo e volevano comunque immigrare.
Israele si è impegnato moltissimo per recuperare questi frammenti del suo popolo, come sta facendo in queste settimane con certi gruppi di indiani, i bené Menashè, con gli ebrei yemeniti, antichissimi gruppi che sono rimasti isolati per millenni, e anche con i gruppi di “marrani” o piuttosto “anusim”, convertiti forzati che hanno conservato clandestinamente la loro identità in molti angoli del Mediterraneo e dell’America Latina.
In queste imprese di recupero, che spesso hanno riguardato situazioni politiche e logistiche difficilissime, Israele ha impiegato una quantità straordinaria di energia, di mezzi, di denaro, affrontando molti rischi.
Basta fare una passeggiata per Tel Aviv o Gerusalemme per rendersi conto di quanto multietnica e multicolore sia la società israeliana: le facce bianchissime e piene di lentiggini degli askenaziti accanto ai nerissimi etiopi e all’olivastro degli orientali, i capelli rossi e quelli neri, tutti i tipi di occhi e di forme di naso e di conformazione cranica, quanto basterebbe a fare impazzire ogni dottor Mengele di passaggio.
Ma non importa. Ha detto il Manifesto che Haaretz (che ha dovuto smentire il suo titolo  (http://www.camera.org/index.asp?x_context=2&x_outlet=55&x_article=2311; CAMERA: Will Inquiry Follow Ha’aretz ‘Apartheid’ Clarification? )  e i contenuti della sua diffamazione (http://blog.camera.org/archives/2013/01/on_haaretz_ethiopian_contracep.html ) ha detto che Israele rischia di essere razzista. Le ricostruzioni alternative si sono sprecate (per esempiohttp://blogs.telegraph.co.uk/news/brendanoneill2/100200874/how-true-is-it-that-israel-deceitfully-gave-ethiopian-jews-birth-control-injections/; e questa, particolarmente chiara e in italiano: http://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2013/02/01/dacci-oggi-il-nostro-odio-quotidiano/ ), i dubbi anche (http://www.jpost.com/Opinion/Editorials/Article.aspx?id=295373). Ma non importa. Israele è per definizione razzista. Ha “sterilizzato” le povere donne etiopi, dopo aver tanto penato per farle immigrare. Per puro razzismo,. è chiaro. Glielo rimproverano i neonazisti di Stormfront, loro sì razzisti (http://www.stormfront.org/forum/t802258/), i rossobruni di “Informare per resistere” ( http://www.informarexresistere.fr/2013/01/31/israele-sterilizzazione-forzata-su-base-etnica/#axzz2JpOS1UBP) e molti altri. Che volete, Israele e razzista, gli ebrei sono razzisti. Per questo è giusto essere razzisti con loro. Auschwitz è una risposta preventiva a Gaza. Le leggi di Norimberga e quelle fasciste del ’38 sono risposte preventive alle iniezioni di anticoncezionale alle povere donne etiopi. La distruzione di Israele sarà la giusta risposta alla pretesa ebraica di avere avuto un tempio a Gerusalemme duemila anni fa. E se accadrà, se finalmente i palestinesi realizzeranno i loro progetti, saranno tutti contenti di essersi liberati dei soli veri razzisti. Tutti più innocenti e felici, nazisti inclusi.
 

One Response to I veri razzisti.

  1. GuerreGiudaiche ha detto:

    Il razzismo, questo sconosciuto, non appartiene a nessuno ed appartiene a tutti. Lo rigettano fieramente varie democrazie mentre altre se ne fanno coccarda. Sarà. Resta il fatto che una buona parte degli ebrei venuti in Israele con l’Operazione Moshe, a tutt’oggi, resta inserita nella cosiddetta fascia di povertà, e fra gli addetti alle pulizie urbane, 5 su 3 (proprio così: cinque su tre) sono falasha.

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