capitalevenerdì266Testata: Informazione Corretta
Data: 26 luglio 2013
Autore: Deborah Fait

Commento di Deborah Fait

 

Le ormai antiche promesse da marinaio di Bill Clinton di riconoscere ufficialmente Gerusalemme quale Capitale di Israele hanno avuto il loro epilogo due giorni fa quando una corte federale americana ha confermato il divieto di avere sul passaporto Israele come paese di nascita per quei cittadini americani nati a Gerusalemme.
Il caso venne alla luce quando la famiglia Zivotofsky porto’ in giudizio il Dipartimento di Stato per aver omesso Israele dal passaporto del loro figlio Menachem nato a Gerusalemme. Il caso e’ concluso, dunque, e anche se i Zivotofsky porteranno la loro protesta alla Corte Suprema, non ci saranno speranze di cambiamento perche’ il Congresso non ha il potere di andare contro la politica estera del Presidente e si sa che Obama  non decidera’ mai niente che possa far arrabbiare la Lega Araba e il mondo islamico in generale.
I suoi predecessori non hanno fatto meglio, tante ridicole e vuote promesse e tutto finiva li. 
Il Congresso si e’ messo varie volte contro la Casa Bianca nella speranza di cambiare la politica USA sullo status di Gerusalemme ma tutto e’ stato tristemente inutile, sia le amministrazioni Democratiche che Repubblicane hanno sempre rifiutato di riconoscere la citta’ quale Capitale di Israele o almeno di indicare indirettamente sui passaporti il territorio cui la citta’ appartiene.
Il muro e’ totale e insuperabile, nessuna incrinatura in cui potersi infilare, nessun escamotage diplomatico, niente! Zero assoluto! Gerusalemme che esiste non e’ riconosciuta come capitale di Israele, mentre la palestina che NON esiste e’ riconosciuta dal mondo intero.
Bizzarro come viene gestita la giustizia in questo mondo, cosi’ succube della violenza islamica e del potere delle minacce palestinesi.
Chi nasce a Gerusalemme, dunque, ed e’ anche cittadino americano, non sapra’ mai a quale nazione appartiene questa citta’ suo luogo di nascita, capitale di Israele per antica tradizione e storia e per atto costituzionale del 1980 (Jerusalem Law), non sapra’ mai di essere nato in Israele. “Dove sei nato,?” “Non saprei….dipende dalle decisioni del Presidente degli USA”.
Non ha mai fine l’elenco delle ostilita’ contro Israele, ancora non si e’ esaurita l’indignazione per le infide e vigliacche decisioni europee sul boicottaggio ufficiale della UE nei territori contesi, vigliaccata che comprende anche il Golan che, come sappiamo, e’ Israele a tutti gli effetti e non territorio occupato ne’ conteso; che comprende anche Gerusalemme est che, come sappiamo, e’ un tutt’uno con il resto della citta’dichiarata unita in tutte le sue parti proprio dalla Jerusalem Law del 1980 ; che comprende anche Ariel, citta’ israeliana sulla linea verde, che fin dagli accordi di Oslo, con tutte le firme necessarie, e’ stata dichiarata quale territorio che sarebbe entrato a far parte di Israele dopo un accordo di pace.
Con le sue linee guida la UE ha disconosciuto tutto, le leggi di Israele che e’ una nazione sovrana, non una colonia europea, e gli accordi di Oslo.
La UE e’ andata oltre alla decenza e alla giustizia. L’Europa non riesce proprio a liberarsi dai suoi antichi vizietti, antisemitismo e colonialismo, e crede di poter fare quello che vuole infischiandosene di regole, leggi e decisioni internazionali. Europa e USA quindi fanno a gara su come colpire meglio e di piu’ Israele. Come faranno? Metteranno le tacche sui banchi delle assemblee come facevano i Cow Boys nel Far West? Tutte tacche che vanno a favore degli arabi, ormai arciconvinti di poter fare di tutto, sicuri della tollerante simpatia del mondo occidentale.
L’Ambasciaore israeliano all’ONU, Ron Prosor, definisce tutto questo “tortura cinese” contro Israele e ci informa che l’80% delle discussioni MENSILI alle Nazioni Uniti verte su Israele.
Non c’e’ guerra civile in Egitto, macelleria totale in Siria, impiccagioni in piazza in Iran, terrorismo arabo che minaccia il mondo intero, niente che trattenga i Paesi membri dalla totale indecenza, niente, niente e’ importante per l’ONU se non sparare contro Israele, spesso e volentieri con sanzioni assurde quanto inutili.
Ultima ciliegina e’ stata la decisione europea su Hezbollah. Mi risulta difficile persino definire una vigliaccata la decisione di inserire, dopo 10 anni di richieste, tra i gruppi terroristi “solo” l’ala “militare” di Hezbollah
Ma non e’ solo una vigliaccata, questa decisione significa essere sprofondati nell’abiezione . Dove e’ l’ala militare di Hezbollah? Non esiste!
Il Partito di Dio e’ un corpo unico e monolitico, dedito al terrorismo internazionale finanziato dall’Iran, il suo capo assoluto Nasrallah, il “politico” (forse perche’ veste come un religioso islamico e non con la divisa militare), e’ quello che organizza gli attentati in tutto il mondo (leggere l’articolo di Fiamma Nierenstein http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=253&sez=120&id=50009)
Ma hezbollah e’ presente anche nel parlamento libenese, dicono i pusillanimi. E allora? Questo ne fa un partito politico distinto da quelli che fanno gli attentati? Sono stati eletti per la grande simpatia araba verso chi pratica il terrorismo contro Israele e gli infedeli che sareste tutti voi, europei, americani non musulmani.
La UE, maestra del doppio gioco, non riesce a trattenere i suoi impulsi ostili solo quando si tratta di Israele, allora non ha paura di offendere, umiliare, disconoscere con arroganza uno stato sovrano, tra l’altro amico e alleato.
Vi sono anche molti israeliani, soprattutto gli intellettuali o quasi di sinistra e estrema sinistra che non aiutano.
Ho visto l’altro giorno in TV il film “il giardino di limoni” e ne sono rimasta sconvolta per come un israeliano, il regista Eran Riklis, possa raccontare una parte del conflitto tra israeliani e palestinesi in modo cosi’ furbescamente “equilibrato” .
Perche’ dico questo? Furbescamente perche’ non fa mai apparire gli israeliani come cattivi, come fanno altri registi o scrittori israeliani seguaci del mantra “noi siamo ricchi “occupanti” e cattivi, loro sono poveri, “occupati” quindi angioletti”. Riklis non puo’ esimersi dal rappresentare i palestinesi come gente buona, tranquilla, che parla sempre a bassa voce (!!!???), ma dall’altro canto dipinge gli israeliani non come “occupanti” malvagi e senza pieta’ bensi come ridanciani, festaioli, arroganti nel loro sentirsi forti ma anche giusti perche’ ascoltano le ragioni del nemico, soffrono quando devono distruggere il giardino di limoni di una donna palestinese a ridosso della linea verde, per la sicurezza, raffigurata come vera e propria paranoia….chissa’ perche’, mi chiedo.
La furbizia sta proprio in questo. Difficilmente si potrebbe definire questo film antisemita ma chi lo guarda e non conosce la realta’ e’ portato a considerare i palestinesi come le solite vittime e gli israeliani non come i carnefici cari agli antisemiti ma come dei “padroni” che tentano inutilmente di essere anche democratici.
Il terrorismo solo accennato, la guerra anche. La ineffabile Luisa Morgantini titola la sua critica al film “Anche gli alberi soffrono in Palestina”. Ed e’ detto tutto. Credo che avremo un barlume di speranza quando gli intellettuali israeliani la smetteranno di frustarsi e frustarci ogni giorno col gatto a nove code nella convinzione che solo quando avremo dato ai palestinesi tutto il paese potremo ritornare all’innocenza….scomparendo.
Credo anche che avremo un barlume di speranza di pace quando un regista palestinese fara’ un film in cui gli israeliani vengano descritti come vittime del terrorismo e dell’odio antisemita palestinese e i palestinesi rappresentati come entita’ che desidera’ solo insediarsi al posto di un Israele distrutto.
Avverra’ mai? Ne dubito, almeno per i prossimi secoli. Concludo con un “grido di dolore”, quasi una supplica, che mi esce dal profondo del cuore: “Dimenticatevi di noi, almeno per un po’. Fateci questo grande favore”.

 

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