31 ottobre 2015

Se l’Unione Europea permette ad Abu Mazen di continuare con la sua pantomima

Ripetiamolo nel modo più chiaro possibile: tutta questa situazione tragica e sanguinosa è costruita su una volgare menzogna

di Alex Benjamin

Tre settimane. E ancora non si è sentita una sola parola di condanna da parte del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per gli accoltellamenti e omicidi a sangue freddo che hanno causato decine di morti e feriti israeliani, tra cui bambini e anziani.

Tre settimane. E non si vede la fine della campagna di istigazione all’odio e di menzogne sulla moschea di al-Aqsa in pericolo, una falsità che provoca morte e sofferenza a entrambe le parti.

Tre settimane. E ancora i leader dell’Unione Europea si rifiutano di biasimare Abu Mazen. Anzi, al contrario, è stato appena ricevuto con tutti gli onori, lunedì sera, nell’ufficio a Bruxelles del responsabile della politica estera dell’Unione Europea Federica Mogherini. Durante la conferenza stampa, che curiosamente non prevedeva una sessione di domande e risposte, ci sono state le onnipresenti foto e le calorose strette di mano, e una dichiarazione della signora Mogherini perfettamente enunciata per accusare allo stesso modo entrambe le parti all’insegna del politicamente corretto.

Poi è andata in scena la pantomima di Abu Mazen, che ha incolpato di tutto Israele. La violenza potrebbe peggiorare, ha messo in guardia, e ha ripetuto la sua bugia sul cambiamento dello status quo ad al-Aqsa, non mancando di ripetere compulsivamente la parola “insediamenti”.

La cosa peggiore è che gli è stato permesso di farlo. Nessuna interruzione, non un solo scuotimento del capo da parte della Mogherini, nessuna correzione di analisi da parte dei giornalisti presenti a cui non è stato permesso fare domande. Gli è stato permesso di farlo a Bruxelles, nel cuore stesso dell’Unione Europea. E’ stata una vittoria per le pubbliche relazioni del leader palestinese, che può interpretare questo via libera sulla scena diplomatica come un conferimento di credibilità alla sua linea di pensiero secondo cui ammazzare a coltellate persone innocenti è una forma del tutto accettabile di protesta e di “pacifica resistenza”. Una orrenda aberrazione del linguaggio che è già stata abbracciata dai soliti noti: Hamas, che ha esortato i palestinesi di Cisgiordania (Giudea e Samaria) a compiere attentati suicidi contro Israele, e l’ISIS che ha diffuso on-line il video di un terrorista che, coltello alla mano, avverte in ebraico la popolazione d’Israele: “stiamo arrivando da voi”. Ci si è messo anche un decano accademico, il professor Subhi Al-Yaziji, preside degli studi coranici presso l’Università Islamica di Gaza, che ha detto in televisione: “Oggi tutti gli ebrei in Palestina sono bersaglio legittimo, anche le donne e i bambini”.

Ripetiamolo nel modo più chiaro e netto possibile: tutta questa situazione dolorosa, tragica e sanguinosa è costruita su una volgare menzogna. Ecco perché gli israeliani di qualunque parte politica, che siano anti-Netanyahu, pro-coloni, laburisti, di Yesh Atid o del Likud, davanti al sangue sparso sui marciapiedi scuotono la testa e si domandano: “Perché diavolo l’Unione Europea offre spazio diplomatico per mandare in onda quella vergognosa falsità?”.

L’Unione Europea ha chiaramente un ruolo da svolgere nella mediazione, ma deve essere capace di dire le cose come stanno, di richiamare le persone alle loro responsabilità, di rifiutarsi fermamente di permettere che una parte istighi alla violenza e all’assassinio a sangue freddo come una forma di legittima protesta. Non si tratta di distribuire ragioni e torti. Si tratta di essere abbastanza forti e determinati per dire che l’equidistanza e la correttezza politica non hanno senso di fronte all’indiscriminato omicidio di innocenti perpetrato senza giustificazione e senza vergogna. Non dovrebbe esserci spazio per luoghi comuni come quelli cui abbiamo assistito lunedì sera da parte del capo della politica estera dell’Unione Europea.

(Fonte: Times of Israel, 27 Ottobre 2015)

Israele.net

Emanuel Baroz

 

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