l’altro giorno, parlando con una persona, le ho sentito dire che avevo un ottimo concetto di Israele, perché sentiva di dovere gratitudine ad alcuni ebrei che avevano segnato positivamente la sua vita e inoltre perché, non essendone naturalmente responsabile, sentiva il debito dell’Europa per i genocidio degli ebrei. Ho ringraziato questa persona, evidentemente molto sincera e altrettanto lucida. Ma ho sentito anche di dover fare una precisazione, se non altro perché in persone diverse circostanze analoghe portano a sentimenti meno positivi.

Quel che ho detto e che vorrei ripetere qui perché mi sembra un tema di interesse generale è che Israele e in generale il popolo ebraico apprezza la gratitudine e il senso di dover riparare all’orrore della Shoà, ma non è questo ciò che chiede. Israele e il popolo ebraico chiedono giustizia, cioè chiedono che i suoi diritti siano presi in considerazione come quelli di tutti gli altri popoli e paesi. E’ dell’ingiustizia, della demonizzazione, della delegittimazione che ci lamentiamo, non dell’ingratitudine.

Israele vuol essere trattato come uno stato che nei settant’anni della sua storia è stato oggetto di innumerevoli violenze: quattro grandi guerre di aggressione (‘47, ‘56, ‘67, ‘73), numerose campagne terroristiche (dalla “guerra d’attrito” con l’Egitto, fino alle “intifade” e alle aggressioni missilistiche da Gaza e dal Nord), che ancora è minacciato quotidianamente di distruzione da forze terroristiche interne (Hamas e Fatah, principalmente) e da nemici esterni (l’Iran, Assad, Hezbollah, l’Isis). Che è maledetto e diffamato da migliaia di pulpiti islamici. Che ha patito la sperimentazione di ogni forma di terrorismo (i dirottamenti aerei e quelli navali, i rapimenti, gli attentati in manifestazioni internazionali, gli attentati suicidi nei locali pubblici e negli autobus, gli attacchi con automobili, camion e coltelli, solo per citarne alcuni). Che è oggetto di una campagna di delegittimazione e boicottaggio internazionale, guidato da organizzazioni che dedicano tutte le loro energie solo per creare delle occasioni di propaganda ostile e boicottaggio. Che è stato condannato dall’Onu e dalle sue organizzazioni con vari pretesti più volte di tutti gli altri stati messi assieme.

Uno stato che però è riuscito in queste difficilissime condizioni a mantenere e a sviluppare un’organizzazione democratica esemplare, fatta non solo di libere elezioni pluripartitiche, ma anche di indipendenza della magistratura, libertà di stampa, di religione e di associazione, accettando anche nel parlamento, nell’amministrazione, nella cultura e nelle università la presenza spesso dominante di nemici espliciti dello stato e delle sue politiche. Uno stato che ha sperimentato l’organizzazione socialista democratica più radicale al mondo, col sistema dei kibbutz, e che poi in maniera pacifica e ordinata si è riorientato al liberismo, quando il fallimento economico dei sistemi collettivisti è risultato chiaro, senza però distruggere la loro base legale e la loro possibilità di libero sviluppo. Israele chiede che questa condizione, veramente unica al mondo, di democrazia compiuta che si mantiene tale sotto attacco, sia riconosciuta e difesa dagli altri stati democratici.

Infine Israele è uno stato che contribuisce fortemente, ben al di là della sua dimensione, allo sviluppo culturale scientifico, tecnologico ed economico dell’umanità. Israele, con otto milioni di abitanti, ha vinto 11 Premi nobel dalla fondazione del paese nel 1948 . La Cina, col suo miliardo e mezzo di abitanti ne ha vinti nove, l’Italia venti, coi suoi sessanta milioni dall’inizio del premio nel 1901 . Sul piano tecnologico, i contributi israeliani su irrigazione e agricoltura, tecnologie mediche e farmacologia, informatica e tecnologie della comunicazione, sono diffusi in tutto il mondo, anche nei computer e nei telefoni cellulari di coloro che proclamando di boicottare lo stato ebraico.

Israele è insomma un componente importante e costruttivo della comunità internazionale, sul piano economico, scientifico e culturale, una società moderna e avanzata in una zona dove la regola è la violenza più primitiva e l’oppressione più feroce. Per questa sua funzione, per quello che continua a dare al mondo, Israele merita appoggio e solidarietà. Non occorre ricordare la storia delle persecuzioni fino alla Shoà, o pensare al contributo dell’antico popolo ebraico nella formazione dell’identità religiosa dell’Occidente e neppure pensare a quello che hanno realizzato gli ebrei (da Einstein a Freud a Chagall a Kafka…) nella cultura europea. Basta guardare al presente e vedere un paese democratico, avanzato, desideroso di pace, di altissimo livello scientifico e culturale, assediato da nemici desiderosi solo di sangue e di distruzione.

Ugo Volli, Informazione Corretta -L’Informale, 28/03/2017

 

 

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