[b]Sull'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo
L'opinione di Alessandro Schwed
Testata: Il Foglio – Data: 21 marzo 2009 – Pagina: 14 – Autore: Alessandro Schwed
Titolo: «Così muore Olimpia, senza Israele ai Giochi di Pescara»[/b]

Fonte:

[b]Giocando, sulla pelle d'Israele
Scritto da Davide Giacalone
sabato 21 marzo 2009
Pubblicato da Libero[/b]

Fonte:

Israele non ha potuto partecipare ai Giochi del Mediterraneo fin dalla prima edizione del 1951. Il veto arabo già escludeva Israele come stato e come popolo tra i popoli. E’ così dalla fondazione, nel 1948. La differenza è che Teheran sta confezionando la bomba atomica e che i Giochi del Mediterraneo stanno per svolgersi in Italia, amica di Israele; questo mentre la politica continentale ha cambiato passo, ha espresso la sua intransigenza sulla conferenza di Durban e pare chiaro che antisionismo e antisemitismo sono la stessa cosa.

“Cominciamo col dire che Israele non disputa gare sportive nell’emisfero asiatico dove non potrebbe competere per i veti delle nazioni che non ne riconoscono l’esistenza – dice Vittorio Pavoncello, presidente italiano dell’organizzazione sportiva ebraica Maccabi – ma va annotato che, a parte il veto ai Giochi del Mediterraneo, la discriminazione sportiva nei confronti di Israele è emersa solo negli ultimi anni quando lo sport israeliano ha iniziato a partecipare a manifestazioni sportive di livello mondiale”. C’è il caso alle Olimpiadi di Atene, nel 2004. Il due volte campione mondiale iraniano di judo Miresmaeili si rifiuta di combattere al primo turno con l’israeliano Ehud Vaks e si fa trovare fuori peso. Se no, ai Giochi di Pechino. Deve iniziare la batteria dei 100 rana. Il nuotatore iraniano Alirezaei non si presenta: tra i concorrenti alla batteria c’è un israeliano. L’atleta sarebbe ricoverato in ospedale per un’infezione intestinale. Ma in mattinata l’agenzia di stampa iraniana aveva annunciato che l’atleta avrebbe gareggiato in quanto nella vasca lui e l’israeliano sarebbero stati “distanti”. O l’esclusione dal torneo di Dubai della tennista israeliana Peer. La vita israeliana è segno di contraddizione. Ma questa edizione dei Giochi si svolge a Pescara, non a Teheran: qualcosa vorrà dire. L’Italia è amica di Israele, anche se qualche dirigente sportivo di alto profilo dice che lo sport non ha il ruolo di dirimere le controversie politiche; governa federazioni, sancisce se le racchette del ping pong devono essere zigrinate. Non si occupa dell’Uomo, e galleggia l’idea che lo sport auspichi e sogni – e in effetti non riunisca. Staremmo per assistere allo scempio di Olimpia e di quanto rimane dell’infanzia del mondo. Nel Mediterraneo, De Coubertin non regge più, e l’importante è non far partecipare. Se accetteremo tale prassi pre-mediterranea, torneremo all’età del Ferro. Lo sport e la cultura italiana assumeranno i colori di un’occasione mancata. Non possiamo accettarlo. Eppure una minoranza di federazioni nazi-sportive vorrebbe imporci come fisiologica la non presenza di Israele ai Giochi del Mediterraneo, ai quali, per evitare problemi, impongono con cinismo che assieme a Israele non sia presente la Palestina. Quando la speranza più bella sarebbe che gareggiassero sia Israele che la Palestina. Lo sport questo compito avrebbe: di quanto è bello, tutto permettere e promuovere. Per ora non è così: siamo a un’altra cacciata di Israele dall’Europa. Se è vero che il Mediterraneo non è in Europa, lo è l’Italia: è in Europa che c’è stato lo sterminio ebraico; è in Italia che vi furono le leggi razziali; è in Italia che una competizione sportiva senza ebrei ha un suono sinistro. L’esclusione di Israele non combacia con lo statuto dei Giochi. Dove è sancito: a) la diffusione dell’educazione olimpica nel bacino del Mediterraneo; b) il rafforzamento dei legami di amicizia e pace tra i giovani e gli sportivi di questa parte del mondo; c) la promozione di comprensione, consultazione, cooperazione e solidarietà tra i Comitati olimpici nazionali del bacino del Mediterraneo. Il punto è se dopo la coesione della Ue nell’opporsi allo spirito antisemita di Durban, sia accettabile farsi imporre, in Italia, un dictat antisemita, opposto allo spirito mite dello sport. Sarebbe necessario, ministro Frattini, un risonante atto etico della nazione che ospita i Giochi.

[b]Giocando, sulla pelle d'Israele
Scritto da Davide Giacalone
sabato 21 marzo 2009[/b]

Questa è una storiaccia, la cui responsabilità ricade sul governo e sulla maggioranza. Senza attenuanti. O, meglio, si può invocare la non consapevolezza circa il cosa ci si accingeva a calpestare. Ma non è una bella tesi. In breve: il governo e la maggioranza di centro destra rappresentano la parte del nostro mondo politico più vicina ad Israele, eppure, a spese del contribuente, si organizzano dei Giochi del Mediterraneo che falsamente affermano d’essere l’Olimpiade dei Paesi bagnati da quel mare, mentre escludono la presenza della stella di David. Non uno scivolone, ma un tragico e voluto errore.
Cominciamo da qui. Quei Giochi hanno in Sabatino Aracu il loro reale artefice ed alfiere. Parlamentare del Popolo delle Libertà. L’organizzazione è ora in mano ad un commissario governativo, Mario Pescante, il quale è corso a dichiarare: “La politica non può scaricare le sue colpe sullo sport. Si scopre, dopo 60 anni, che Israele non sarà ai Giochi. E’ la politica”. Già, infatti lui è parlamentare, sempre dello stesso partito, è stato sottosegretario in due governi di centro destra, ed è anche presidente della commissione parlamentare che si occupa delle politiche europee. E’, insomma, nominato dal governo e siede in Parlamento, dove si occupa di politica estera. Chi diavolo crede che sia, la politica?
Proprio tenendo presenti queste sue prestigiose credenziali, si legga quel che è riuscito a dire, facendo eco al presidente del Comitato Internazionale dei Giochi, l’algerino Amar Addadi: “Già dieci anni fa a Bari abbiamo fatto tutto il possibile per avere Israele e la Palestina ai Giochi, ed il tentativo è fallito proprio a causa delle posizioni assunte dalle due nazioni coinvolte”. Due “nazioni”? Quali? Pescante ha, da solo, risolto il problema del Medio Oriente, ha già fatto nascere due Stati per due popoli ed ora, in attesa del Nobel (per la pace o per la fantasia), gli resta solo da convincerli a venire assieme a Pescara, visto che, per un equilibrio che sta nella testa sua e dell’algerino, non se ne può prendere uno senza l’altro. Vabbe’ che si festeggia il centenario futurista, ma il baccano meccanizzato deve avergli confuso le idee.
Primo ripassino, ad uso del politico, commissario, sportivo, mediatore internazionale, equanime ospite: i primi Giochi del Mediterraneo si disputarono nel 1951, quando Israele già esisteva (la nazione palestinese aspettava ancora Pescante), da un’idea di Mohammed Taher Pacha presidente del Comitato olimpico nazionale egiziano. L’Egitto non riconosceva il diritto d’Israele all’esistenza, come gli altri Paesi arabi, non limitandosi alle parole, ma usando le armi. In ossequio allo spirito olimpionico, Israele fece comunque richiesta di prendere parte ai Giochi, essendo indiscutibilmente un Paese mediterraneo, solo che la candidatura fu ripetutamente bocciata. Secondo la dottrina Pescante, però, non solo Israele deve ogni volta riproporre la candidatura dei propri atleti, ma deve farlo presentantosi con una nazione che non esiste, quella palestinese. Secondo bignamino, perché non si sa mai: lo Stato palestinese non esiste perché non lo vogliono i Paesi mussulmani nemici d’Israele, i quali, a turno e nel tempo, hanno finanziato non il popolo affamato, ma i terroristi che ammazzano i civili israeliani, in modo da rendere impossibile ogni ipotesi di pace ed indebolire l’unica cosa nazionale che esiste in Palestina: l’Autorità Nazionale Palestinese (nata dagli accordi di Oslo fra Israele e l’Olp di Arafat), ora presieduta da Abu Mazen e militarmente combattuta da quelli di Hamas.
Quando era al governo Romano Prodi, l’ultima volta, abbiamo duramente criticato sia la posizione del suo ministro degli esteri, Massimo D’Alema, che si riteneva equivicino a quelli di Hezbollah e considerava Hamas una forza politica democratica. Così come abbiamo manifestato un vivace disappunto quando i due indirizzarono al capo del governo iraniano una lettera in cui riconoscevano la legittimità della sua aspirazione ad essere potenza regionale, costruita grazie ai proclami in cui annunciava la cancellazione d’Israele dalla carta geografica ed agli aiuti, in soldi ed armi, che inviava ai suoi nemici presenti in Libano ed in Palestina. Ora che il governo è cambiato, dopo avere letto le parole di Pescante, che, come detto, non è un passante qualsiasi, né a Palazzo Chigi né alla Farnesina se la possono cavare dicendo: e noi che c’entriamo? Nel migliore dei casi vi siete distratti. Ora che lo sapete, muovetevi. Rimediare non sarà facile, ma, almeno, allontanate i responsabili.
Tutto questo senza far parola dei 52 milioni di euro stanziati, che a furor di popolo parlamentare, naturalmente bipartisan (non c’è nulla di più costituzionalmente unificante dei quattrini), sono destinati ai Giochi, con spese per ristrutturazione di impianti sportivi di cui ancora oggi, con i giochi che iniziano il 26 giugno, si discute se utilizzare o meno. Tuttora si cerca il lago su cui fare canottaggio, ed è già una buona cosa che non se ne faccia uno apposito, artificiale.
Il problema politico è evidente, il resto si vedrà.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero

 

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