I dieci giorni che vanno da Rosh Hashanà a Yom Kippùr sono chiamati Asèret yemè teshuvà, i Dieci giorni penitenziali. La teshuvà, il pentimento, l’esame di coscienza, l’analisi del proprio compor- tamento, l’assunzione di impegni e responsabilità per il futuro sono al centro di queste giornate.
La teshuvà è una mitzvà strettamente individuale, ognuno deve analizzare il proprio comportamento e assumersi le sue responsabilità. Lo deve fare individualmente senza preoccuparsi di confrontare il proprio comportamento con quello altrui (il comportamento altrui è spesso un ottimo alibi per giustificare le nostre mancanze).
Esiste però una dimensione collettiva della teshuvà. Ognuno di noi deve pensare al contributo che può o deve dare alla società e in particolare alla propria comunità. C’è un aspetto della nostra vita in cui la dimensione individuale e quella collettiva si toccano ed è la formazione di una famiglia.

La formazione di una famiglia ebraica è una delle mitzvòt fondamentali della Torà ed è l’asse portante di una comunità.
Ma non è solo questo, è anche qualcosa di più grande, di più profondo.
Un grande Maestro del ’600, R. Moshe Alshikh, commentando un verso della Torà che dice: “Fatemi un Santuario e Io risiederò in mezzo a loro”, sostiene che il Santuario a cui la Torà si riferisce è la famiglia ebraica. La famiglia è l’unico Santuario che non è mai stato distrutto e che ha mantenuto in vita il popolo ebraico nei millenni della sua esistenza.

Mi auguro che su questo si concentri la nostra teshuvà sia individuale che collettiva. La famiglia deve diventare una priorità fondamentale della nostra comunità.
Dobbiamo formare famiglie a cui dedicare i nostri sforzi e il nostro impegno e rafforzarle occupandoci soprattutto dell’educazione ebraica dei nostri figli. Da questo dipende il nostro presente e il nostro futuro.

Auguro a tutta la comunità un anno di prosperità e pace per noi stessi, per il popolo ebraico e per ogni singolo individuo e auguro a tutti noi di poterci dedicare in armonia al rafforzamento della nostra comunità che passa necessariamente attraverso il rafforzamento della famiglia e dell’educazione ebraica.

Tachèl shanà uvirkhoèha. Cominci l’anno con le sue benedizioni.

Rav Alfonso Arbib, Rabbino capo della Comunità di Milano
Milano 26/09/08

 

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