Intervista televisiva dell’11 luglio 2018

Sami Abdullatif Al-Nissaf già Ministro dell’Informazione del Kuwait

 HYPERLINK https://www.youtube.com/watch?v=1ULgnvSsJ_c&feature=youtu.be

Questa intervista è stata fatta ad un arabo importante che parlava con i capi di Hamas, con Arafat e Abu Mazen. Sono parole su cui si deve riflettere. Il fatto che risalga al 2018 è interessante, dimostra in modo stringente perchè oggi si parla di annessione di parti significative dei Territori quando solo due anni fa non se ne parlava neppure. Al di là delle chiacchiere, non è rimasto nessuno che difenda gli Arabo-Palestinesi. E’ un goal a porta vuota.Come dicevano i Romani (per la precisione Appio Claudio Cieco attorno al 300 a.C.) “Faber suae quisque fortunae

Nessuno ha danneggiato la causa palestinese nel corso della storia come i gruppi che competono l’uno con l’altro nell’essere estremisti.

Non molti si ricordano che nel 1937 la Commissione Reale Britannica Peel si convinse della necessità della soluzione di due stati, una soluzione che molte persone oggi rimpiangono. La Commissione Peel assegnò agli Arabo-Palestinesi il 90% dell’area [della Palestina Mandataria], pari a 25.000 km quadrati, mentre agli Ebrei sarebbe toccato un mini-stato di 2.500 km quadrati attorno a Tel Aviv che era stata area ebraica in tutto il corso della storia.  

I chiassosi e infondati slogan del Gran Muftì [di Gerusalemme] Amin al-Husseini fecero fallire il piano dei due stati.  Al-Husseini volò da Hitler, scommettendo sul cavallo sbagliato. 

Ciò che sto cercando di dire è che storicamente la causa palestinese ha sofferto di ripetute sconfitte per errori degli estremisti, non dei moderati. Israele non ha mai tratto vantaggio da errori dei moderati. Solo gli estremisti hanno regalato vantaggi ad Israele, quelli che gridavano “L’accordo del secolo? No alla pace!”.

Un’altra cosa di cui sono stato personalmente testimone, diversamente da molti che parlano della questione palestinese, sono i cambiamenti avvenuti nel territorio. Oggi, quando uno viaggia tra Gerusalemme, Giudea e Samaria, scopre che sono così cambiate da non riconoscerle. Il numero di coloni [ebrei] ha raggiunto il milione, e costoro non se ne andranno mai. Essi non vivono in fabbricati provvisori, come avveniva all’inizio,  Oggi è tutto cemento. Non è rimasta una collina libera. Pertanto, se noi non cominciamo a pensare razionalmente, come non siamo stati capaci di fare per 100 anni, continueremo ad incolpare i moderati di tradimento, crimini e collaborazionismo. Così continueremo sulla strada dell’estremismo che ci ha sempre portati alla catastrofe. 

Gli Ebrei invece pensarono che uno stato qualsiasi è meglio che non avere alcuno stato. Essi hanno capito che accettare una proposta è meglio che rifiutarla, sebbene sperassero che gli Arabi la rifiutassero. E’ così è stato che gli Ebrei accettarono il loro 10% di terra mentre gli Arabi rifiutarono l’offerta del 90%. E dove se ne andò (al-Husseini) a cercare aiuto? Andò da Hitler. Ancora oggi la causa palestinese paga il prezzo delle sue foto con Hitler. 

Poi al-Husseini commise altri tre gravi errori. 

Primo: rifiutò il piano di partizione del 1948 da cui gli Arabo-Palestinesi avrebbero tratto vantaggio. Il territorio assegnato agli Arabo-Palestinesi includeva la Giudea, la Samaria e tutti [i territori a maggioranza araba]. 

Secondo: egli sollecitò gli Arabi Palestinesi a lasciare [i propri villaggi] gonfiando quanto era avvenuto a Deir Yassin e altrove. E’ noto che massacri vennero compiuti da entrambe le parti. Egli ingigantì questi avvenimenti per la sua teoria secondo cui gli Arabo-Palestinesi se ne dovevano andare per sgombrare il terreno agli eserciti arabi che stavano arrivando [dai paesi vicini]. Egli pensava di armare gli Arabo-Palestinesi fuoriusciti e farli tornare [in Palestina a combattere]. Ciò che accadde e che essi se ne andarono e non ritornarono mai più.

Terzo e più grave crimine di al-Husseini fu la sua insistenza a che gli Arabo-Palestinesi fuggiti fossero internati nei campi per rifugiati. Quando gli Armeni emigrarono, non vennero ospitati in campi per rifugiati. Quando i Curdi emigrarono, non vennero ospitati in campi per rifugiati. Con il suo estremismo, quell’uomo massacrò la causa palestinese. Egli disse sempre di no, illudendosi così di non avere mai perso con gli Ebrei. Così noi lasciammo gli Arabo-Palestinesi in campi per rifugiati in Libano, Giordania e altrove, Essi rimasero nei campi e ancora oggi pagano il prezzo. 

Io dico ai nostri fratelli palestinesi: voi volete semplicemente continuare a parlare? Volete semplicemente blaterare propositi estremisti? Voi ci tenete veramente alla vostra causa? Oppure vi accontentate di semplici slogan? Esattamente, solo slogan.

Lasciate che vi dica ciò che Abu Mazen mi ha detto, e ciò che io ho detto a Khaled Mashaal (leader di Hamas) a Damasco, e ciò che ho ripetuto tre volte a Ismail Haniya (altro leader di Hamas) quando sono stato a cena a casa sua a Gaza. Abbas mi aveva detto: “Siamo sul punto di perdere la nostra causa. Dobbiamo trovare una soluzione con Israele in modo da salvare almeno il territorio che ci è rimasto”.  Se lei ci fa caso, ogni volta che gli estremisti provocano una guerra un altro pezzo di territorio viene perso. E ogni volta che si firma un accordo di pace, c’è terra che viene restituita.  Il Sinai non è tornato [all’Egitto] grazie ad una guerra. Io sono stato coinvolto in due guerre e tutto si è sistemato attraverso accordi di pace. Attraverso la pace la Giordania ha recuperato territori persi nella guerra del 1967. Le terre si recuperano con la pace, non con le guerre. Hamas disse ad Abu Mazen di volere un governo di unità nazionale. “D’accordo al 1000% – rispose Abu Mazen – ma la differenza tra noi è che voi non riconoscete Israele”. Hamas rispose: “E’ vero, noi vogliamo una Palestina libera dal mare fino al fiune [Giordano]”. E Abu Mazen chiese loro: “E con quali armi voi libererete la Palestina dal mare al fiume? Ma questo non vi importa. Dal 1967 noi continuiamo ad essere cacciati dalle nostre terre a causa dell’estremismo arabo. Siamo cacciati dalla Siria, dall’Egitto e da altri paesi. E siamo diventati completamente dipendenti da Israele.  Se io do incarichi di governo a Hamas che non riconosce Israele – continuò Abu Mazen – dove il Ministro dell’Agricoltura di Hamas andrà a prendere l’acqua? L’acqua viene da Israele. E tu supponi di essere il Ministro delle Finanze. La moneta che usiamo in Giudea, Samaria e Gaza è lo shekel. Hai bisogno di moneta, e la moneta è israeliana. Anche l’elettricità a Gaza, Giudea e Samaria viene da Israele. Il carburante viene da Israele. Tutto, il cibo, l’acqua, qualunque cosa, tutto viene da Israele”. 

Nel 1917 c’erano estremisti, ma c’erano anche persone intelligenti e sensibili. Uno di essi era il politico libanese Shakib Arslan. Egli disse: “Quando ho visitato le colonie ebraiche, ho visto una moderna locomotiva che potrebbe trainarci fuori dall’ignoranza e dalla povertà. Questa gente è europea, essi sono venuti qui per coltivare questa terra”. C’erano Arabo-Palestinesi che dicevano la stessa cosa. C’erano Arabo-Palestinesi che dicevano: “Gli Ebrei sono stati qui fin dal 1700-1800 e attraverso i secoli. Dopotutto, gli Israeliti e la Terra d’Israele sono menzionati nel Corano. Dov’era questa Terra? In Africa?! No, era proprio qui. Cerchiamo di capirci a vicenda” dicevano queste persone. 

Ma estremisti come Amin al-Husseini, Arafat, e Ahmed Shukiri, e chiunque sventolasse la bandiera dell’estremismo ha danneggiato la causa palestinese e l’intera causa araba. Gli Arabo-Palestinesi con il loro chiassoso estremismo! In effetti, non sono solo gli Arabo-Palestinesi, ma tutti noi Arabi in generale siamo diventati i nemici naturali del mondo intero. Terroristi crudeli e cattivi, ma deboli. Non puoi essere contemporaneamente l’una e l’altra cosa. La gente di Hamas, con tutti i suoi slogan, ci dovrebbe mostrare gli aerei ed i carri armati con cui pensa di realizzare ciò di cui parla. Ma essi non hanno niente. Qualcuno dice che essi rimpiangono i tempi di Saladino. I Crociati europei non vennero qui come colonizzatori, Essi vennero qui in virtù della bugia che gli Arabi li molestavano.  Essi vennero e se ne andarono, fu soprattutto un’impresa commerciale per loro. Anche per quanto riguarda Gerusalemme. Dopo che Saladino la liberò, suo fratello Al-Adel cercò di restituirla ai Crociati, ma essi non la vollero. Essi risposero che volevano solo città sulla costa mediterranea. Quindi, tutta la questione degli insediamenti [va riconsiderata]. I bianchi in Sud Africa sono ancora lì. Essi non se ne sono andati. La questione dei rifugiati è una materia ben conosciuta. Noi abbiamo inventato che la guerra del 1948 è stata la prima volta in cui una cosa simile è avvenuta, ma questo non è vero. Che ci piaccia o no, 

Inoltre, è importante capire – è questo è stato sempre vero nella storia – che chi perde una guerra ne paga il prezzo. Noi siamo i soli che rifiutano di pagare tale prezzo. Anche se perdemmo la guerra del 1948. E poi perdemmo le guerre del 1956 e del 1967, e ancora rifiutammo di pagare il prezzo di quelle sconfitte. Non funziona in questo modo. Se noi decidiamo di fare una guerra e la perdiamo, la logica ci dice che questo ci costerà. C’è un’altra cosa che è stata sempre vera nella storia.  Se noi ci sediamo a negoziare e concludiamo che io comprerò questo tavolo da lei per dieci dinari, l’accordo è valido solo ora. Se lei è d’accordo sul prezzo di dieci dinari, la transazione si conclude. Se invece non si conclude alcun accordo, non posso tornare dopo uno o due anni, quando si è scoperto che il tavolo vale una fortuna – diciamo 1.000 dinari – e dirle “Abu Ahmed, si ricorda dell’accordo fatto un anno fa?” L’offerta era di 10 dinari, ma nessun accordo era stato raggiunto, e quindi si rinegozia da capo. Se gli Arabo-Palestinesi avessero accettato una delle proposte di accordo passate, allora adesso avrebbero giuste pretese da rivendicare. Ma non è così.

 

One Response to Intervista televisiva dell’11 luglio 2018 Sami Abdullatif Al-Nissaf

  1. Claudio ha detto:

    Indipendentemente dalle parole di quest’intervista, oggi uno squallido ayatollah iraniano ha nuovamente vomitato parole d’odio verso israele. Uno di quegli ayatollah che vedono bene gli ebrei come inferiori e i gay appesi alle corde. Questa presa di posizione l’ho già sentita una volta nella storia: è la stessa che predicava il nazismo. Lëisrael hanitzakhom.

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