ADI news

Mercoledì 28 gennaio 2015 – ore 20.45.
L’ass. Amici di Israele e la Sinagoga Beth Shlomo invitano all’incontro:
“Chi ha paura del Giorno della Memoria? negazionisti, banalizzatori e dubbiosi: un bilancio a 15 anni dalla nascita della ricorrenza”. Come viene accolto? chi lo contesta e perché? È utile?

Introduce:
Davide Romano, portavoce della sinagoga Beth Shlomo.

Relatori:
Andrea Bienati (docente del corso sulla Shoah per l’Istituto Superiore delle Scienze Religiose), Antonio Ferrari (giornalista del Corriere della Sera)
Ruggero Gabbai (Regista, autore di diversi documentari sulla Shoah).

A seguire, gli oratori saranno a disposizione per le domande da parte del pubblico.
Presso la Sinagoga Beth Shlomo, corso Lodi al civico 8/c
(MM Porta Romana)

INGRESSO LIBERO

 

 

 

Cari Amici

Vi mando il link per l’iscrizione “On Line” alla Federazione Sionistica Italiana (tramite il movimento Over The Rainbow) http://overtherainbow.org/italy/.

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“Vattene, ebreo”: il video del reporter con la kippah per le strade della Svezia
Peter Lindgren ha attraversato la sua città con la kippah in testa e una catenina con la stella di David. Il risultato è un documentario di 58 minuti, intitolato “Odiare gli ebrei a Malmoe”. Guarda il video

28/01/2015
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME

Il vento dell’intolleranza antiebraica raggiunge la Svezia e in particolare la città di Malmoe, dove risiede una numerosa comunità musulmana al cui interno di moltiplicano gruppi di individui ostili, aggressivi, nei confronti degli ebrei: a raccontarlo è Peter Lindgren, reporter di una tv di Stoccolma che ha deciso di travestirsi da ebreo per documentare una realtà da molti sconosciuta. Lindgren si è messo una kippà sulla testa, ha indossato una catenina con la stella di David ed ha iniziato a camminare in città, sempre seguito da una telecamera nascosta e dei microfoni per rilevare parole e gesti delle persone in strada.

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Giorgio perlasca
In occasione del Giorno della Memoria, abbiamo deciso di incontrare Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca, l’eroe italiano che durante l’ultima guerra strappò dalle mai dei nazisti oltre 5 mila ebrei ungheresi fingendosi un diplomatico spagnolo. Con lui, che da anni tiene vivo il ricordo del padre attraverso una Fondazione, abbiamo ripercorso quei momenti drammatici ma ci siamo anche interrogati sulla situazione degli ebrei nel mondo attuale.

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Il Giornale, 27 gennaio 2015
di Fiamma Nirenstein

Stefano Tachè, due anni, ucciso a Roma al Tempio il 2 ottobre 1982; Ian Halimi, Parigi, 13 febbraio 2006, in uno slum sede di una banda islamica; Moshe Twersky, Aryeh Kupinsky,Kalman Levine, Avraham Goldberg, in una sinagoga a Gerusalemme,18 novembre 2014; Yoav Hattab, Philippe Braham, Yohan Cohen, Michel Saada, Parigi, al supermarket kosher, 9 febbraio. Sono pochi nomi fra le migliaia di vittime dell’antisemitismo contemporaneo, ed è insopportabile. Sono stati uccisi solo perché erano ebrei, come i Sei Milioni di cui oggi si leggono uno dietro l’altro i nomi nelle sinagoghe per non dimenticarli come persone, bambini, vecchi, mamme, giovani. Ma questi nuovi nomi e quelli di tutti gli altri uccisi in questi anni devono adesso e per sempre entrare a far parte del tributo della storia agli ebrei trucidati in quanto tali, celebrandoli nel Giorno della Memoria. E’ indispensabile, se vogliamo che abbia un senso l’iniziativa per non dimenticare mai le vittime della più abominevole fra le brutture che affliggono il mondo.

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2015/01/20

Ritratto del comico antisemita che ha mandato in tilt la Francia e l’idea di liberté. Prima corteggiato e ora rifiutato dalla sinistra

Mauro Zanon

DieudonnéProvate ad andare ora nelle banlieue, lì dove la marche républicaine in ricordo delle vittime e per la libertà d’espressione di domenica scorsa è stata una “marcia di borghesi e di bianchi”, lì dove “se la sono cercata, non dovevano toccare il Profeta, li avevamo avvertiti, avrebbero dovuto fermarsi prima”, lì dove “Allahu Akbar”, lì dove “nique la France” (fotti la Francia). Andate per esempio a Grigny, nel quartiere della Grande Borne, tra le periferie più povere e malfamate di Francia, dove è nato e cresciuto Amedy Coulibaly, l’attentatore del supermercato kosher a Porte de Vincennes, e chiedete un po’ ai giovani del posto quali idee si sono fatti degli attacchi terroristici a Charlie Hebdo e all’Hyper Cacher. Vi risponderanno così: “E’ morto per una crisi cardiaca, è sicuro, altrimenti avremmo visto sangue. E’ una messa in scena, un complotto per metterci gli uni contro gli altri. Un musulmano non attacca un altro musulmano”, dice al Figaro Aminata, diciassette anni, secondo cui il poliziotto di confessione musulmana, Ahmed Merabet, non sarebbe stato ucciso da una scarica di Ak-47. E ancora: “A Grigny, non siamo Charlie. Peraltro, nessuno è andato alla manifestazione. E’ stata una roba fatta apposta per i borghesi, per i bianchi. Avete visto sfilare molti neri e arabi? Io no…”.

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25 Jan 2015
arielshimonaedith.wix.com

Fare memoria, qualcosa di complesso: fare implica un’azione e la memoria ha qualcosa in sé che si avvicina maggiormente alla contemplazione e all’introspezione.
Ricordare viene dal latino recŏrdari, che contiene la parola «cuore», perché il cuore era ritenuto la sede della memoria. I filmati, le testimonianze parlano al cuore ed è questo uno degli elementi fondamentali perché si possa compiere una trasformazione, la presa di coscienza che parla al sentimento, ma questo non è sufficiente perché l’umanità che ha reso possibili quegli eventi comprenda fino in fondo perché non accada più. Per questo motivo 70 anni fa, gli alleati, che aprirono i cancelli dei campi di sterminio nazista sentirono la necessità di filmare tutto. L’esperienza che stavano attraversando impose loro una distanza immediata che era la richiesta di agire, prestare soccorso agli internati, seppellire le migliaia di corpi, catturare e sorvegliare le SS ed i loro complici. Questa dimensione del fare conduce ad un esperienza ulteriore che chiama ad una presa di consapevolezza che si registra ad un altro livello. Molti dei soldati che testimoniano nei filmati parlano della necessità di mantenere la distanza, la necessità di non farsi coinvolgere completamente da quanto era nei loro nasi, davanti ai loro occhi, nelle loro orecchie… la tragedia dei campi di sterminio nazisti è qualcosa di indicibile per questo fu subito chiara la necessità di riprendere tutto, da vicino e da lontano, il particolare ed il generale.

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Lettera dell’ambasciatore israeliano presso l’ONU Ron Prosor al Consiglio di Sicurezza:
“Il vostro silenzio sul terrorismo palestinese vi rende complici degli assassini”

Emanuel Baroz
25 gennaio 2015

“Il silenzio del Consiglio di Sicurezza dà luce verde ai terroristi e all’istigazione contro Israele”

Lettera aperta dell’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite

«Scrivo per richiamare la vostra attenzione sull’ultimo attentato terroristico contro civili israeliani. Mercoledì mattina, dodici cittadini israeliani sono stati selvaggiamente accoltellati da un terrorista palestinese su un autobus di Tel Aviv. Il terrorista, che ha aggredito uomini e donne innocenti, era arrivato dalla città di Tulkarem, ma non era solo.

Su quell’autobus insieme a lui c’erano, a guidare la sua mano assassina, anni e anni di calunnie e di istigazione all’odio contro Israele, inculcati in lui dai leader palestinesi così come dai regimi canaglia che finanziano e celebrano ogni attentato terrorista contro gli ebrei, vale a dire l’Iran e il Qatar.

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Testata: Informazione Corretta
Data: 25 gennaio 2015
Autore: Ugo Volli

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli.

volli25266a sinistra: Non ti dispiace se continuiamo a lavorare mentre parli…

Cari amici,

potete starne sicuri, delle cose veramente importanti che succedono fuori dallo stretto circuito della “politique politicienne” del villaggetto di Montecitorio e da ciò che la influenza, la nostra stampa, se può, tace.
Per esempio nessuno vi ha raccontato che mercoledì scorso la televisione israeliana ha mostrato alcune immagini riprese dal satellite israeliano Eros 2 (“Eros” non c’entra in questo caso con l’Amore, ma sta per Earth Ressources Observation Satellite).
Vi si vede, in un sito vicino a Teheran, l’immagine di un missile, la cui lunghezza è stimata in 27 metri (come una casa di 10 piani), che può raggiungere “obiettivi ben al di là dell’Europa”, il che è un eufemismo per dire che può arrivare negli USA, naturalmente portando un carico nucleare (http://www.timesofisrael.com/israeli-tv-shows-iranian-missile-that-can-reach-far-beyond-europe/ ).

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Testata: La Repubblica
Data: 23 gennaio 2015
Pagina: 27
Autore: Paolo Griseri – Vera Schiavazzi
Titolo: «’Il vagone di Primo Levi è un baraccone': a Torino tutti contro il soprintendente – La comunità ebraica: ‘Quel treno è un inciampo metaforico per pensare’»

vagone.266Riprendiamo da REPUBBLICAdi oggi, 23/01/2015, a pag. 27, con il titolo ” ‘Il vagone di Primo Levi è un baraccone': a Torino tutti contro il soprintendente”, la cronaca di Paolo Griseri; da REPUBBLICA – TORINO, a pag. II, con il titolo “La comunità ebraica: ‘Quel treno è un inciampo metaforico per pensare’ “, l’articolo di Vera Schiavazzi; segue un commento di Informazione Corretta alle parole del soprintendente ai Beni artistici di Torino, Luca Rinaldi, riportate sulla Repubblica e sullaStampa.

Nella foto: il vagone esposto in Piazza Castello a Torino.

Sia La Repubblica che La Stampa riportano le dichiarazioni del soprintendente ai Beni artistici di Torino, Luca Rinaldi, secondo cui il vagone esposto in Piazza Castello, a Torino, sarebbe “un baraccone” e “una pagliacciata”. Rinaldi prova a giustificare le sue ignobili parole, sostenendo di essere “figlio di un partigiano”, come se questa fosse patente sufficiente a scagionarlo. E aggiunge, peggiorando ulteriormente la propria posizione: “Senza polemiche nessuno avrebbe parlato di Levi”.
La stessa ANPI ha preso le distanze dalle folli dichiarazioni di Rinaldi, pur essendo il primo responsabile del Museo Diffuso della Resistenza, quello stesso museo che pochi mesi fa ha inaugurato una mostra scandalosa sui profughi palestinesi, dove la responsabilità veniva attribuita a Israele, persino per la strage di Sabra e Shatila !


Primo Levi

Ecco gli articoli:

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Testata: Informazione Corretta
Data: 18 gennaio 2005
Autore: Ugo Volli.

Papa: cancellato per decoro ambientale murales "supereroe"Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli.

Cari amici,

grande e mirabile è lo spirito di adattamento della stampa (diciamo così per non parlare di conformismo o peggio, naturalmente).
Fino a tre giorni fa erano tutti Charlie, dunque buoni,  liberi e coraggiosi.
Poi è arrivata la minaccia del Papa di prendere a pugni chi avesse insultato sua madre, e più concretamente un bel po’ di minacce islamiste di tutti i tipi (da quelle statali della Turchia a quelle terroriste dell’Isis e di Hamas, a quelle degli attentatori nostrani a quelle religiose di imam e guru vari) e subito ci si è accorti che nessuno è Charlie. Anche se, con altrettanto misteriosa unanimità, erano tutti diventati difensori del diritto di Dieudonné a identificarsi con un assassino evidentemente difendendone le ragioni.

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