martin-buber-2“Il cammino del Giusto, dalla tradizione ebraica, alla Shoah, agli attacchi terroristici attuali. Etica e esempi di chi si oppone al Male”.

25 gennaio dalle 20.30 presso la Sinagoga Beth Shlomo, corso Lodi 8C (MM3 Porta Romana).

Una serata organizzata da Associazione Amici di Israele e condotta dal giornalista e scrittore Roberto Zadik che avrà come ospiti il docente e Rabbino Paolo Schiunnach che approfondirà le figure di grandi Giusti dalla Torah e alcune figure di importanti rabbini e pensatori e lo storico Andrea Bienati che si occuperà di Memoria e di Giusti nella Shoah. Partendo da libri come “Il cammino dei Giusti” di Martin Buber e “L’ultimo dei Giusti” di Eric Emmanuel Schmidt una serata, a ingresso libero, fra ebraismo, etica, storia e attualità. 

 

È il tempio degli scampati alla Shoah e custodisce pezzi di una storia fatta di mille storie. Le foto con i volti sorridenti di giovani donne, le sedie della vecchia sezione milanese del Partito nazionale fascista, l’armadio sacro che arriva dal campo di Ferramonti, i documenti di viaggio appartenenti ai soldati della Brigata ebraica (giovani ebrei definiti dalle autorità inglesi «soldati palestinesi»).

La sinagoga Beth Shlomo, oggi in corso Lodi, fino al 2011 era all’Ottagono in Galleria, ed è tornata quindi in zona Porta Romana, dove a lungo era già stata, cuore della comunità ashkenazita di Milano ed erede a sua volta del tempio aperto nel dopoguerra in via Unione da profughi diretti in gran parte in Israele, dove si andava consolidando l’embrione di uno Stato moderno e presto indipendente. «I soldati ebrei erano inquadrati nell’esercito inglese, in campagnie, con compiti per lo più logistici – ricorda Eugenio Schek, figlio di uno di quei soldati e oggi responsabile del tempio – gli inglesi forse pensavano così di non farli diventare troppo bravi. In realtà la logistica e le infrastrutture divennero presto il centro degli eserciti moderni, e fra quei militari c’era gente come Moshe Dayan, uomini che poi andarono a formare il nucleo di Tzahal, l’esercito israeliano, o anche del Mossad». Quei soldati furono le prime divise alleate entrate a Milano, pochi giorni dopo la Liberazione partigiana del 25 aprile. «Il tempio maggiore era stato bombardato – ricorda Eugenio – e i soldati ebrei stabilirono il loro circolo, una sorta di dopolavoro, in via Cantù». Non lontano, in via Unione 5, la vecchia sede fascista di palazzo Odescalchi era rimasta vuota e gli ebrei cominciarono a organizzare in quella palazzina l’arrivo degli scampati ai campi di concentramento, desiderosi di imbarcarsi per la «terra promessa» con viaggi ancora clandestini, dato che le frontiere erano ancora chiuse.

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 REPUBBLICA  20/01/2017 pag. 36

l’intervista di Antonio Gnoli a Haim Baharier.

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Antonio Gnoli

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Haim Baharier

Alcuni episodi della Bibbia ci sono oltremodo familiari. Averne più volte sentito i racconti, invece di stancarci ci colloca su quel crinale in cui l’attesa si mescola alla curiosità intellettuale nei riguardi di un Dio che apparentemente regola tutte le mosse di una storia. Qual è allora la nostra libertà di lettura? Come interpretare, ad esempio, il sacrificio di Isacco? O in che modo accogliere l’insensata e infinita costruzione di una Torre che prenderà il nome di Babele? Haim Baharier, le cui origini polacche e francesi sono cresciute nelle radici del mondo ebraico, da anni pratica una esegesi biblica di particolare efficacia, dove cabala e commento talmudico si intrecciano vertiginosamente. Egli terrà una serie di lezioni al Teatro Eliseo di Roma, a partire da dopodomani: «Nella Torah», mi dice, «ci sono due volti che si fronteggiano, ogni tanto si sfiorano, ogni tanto si allontanano, qualche volta si fondono: quello narrativo e quello normativo». Si tratta, come vedremo, di una distinzione carica di conseguenze.

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Riccardo Ghezzi

Giornalista pubblicista, a un certo punto della sua vita si è accorto di essere più interessato alle vicende di Israele che a quelle italiane. Ha raccolto intorno a sé un gruppo di amici reali e virtuali, competenti e informati su Israele, storia e cultura ebraica, Medio Oriente. E si è convinto che con loro si poteva avviare un nuovo progetto editoriale, così è nato L’Informale.

“Ricordare Auschwitz per ricordare la Palestina”. Questo è il titolo delle dispense universitarie contenenti il riassunto del seminario “Collusioni tra sionismo e nazifascismo prima e durante la Shoah”, tenutosi ieri 18 gennaio al campus Luigi Einaudi di Torino.
Intitolato all’economista liberale ed ex presidente della repubblica, il campus Einaudi presenta all’ingresso una scritta inequivocabile: “Campus antifascista”, redatta dagli stessi studenti che lo popolano. In quanto struttura “antifascista”, va da sé che debba onorare il Giorno della Memoria in pompa magna, se serve anche prendendosela con Israele e il sionismo.
Poco importa che il legame tra Israele ed ebrei sia profondo e sentito, ancor meno che ipotizzare collusioni tra sionismo e nazifascismo sia offensivo in primis per la comunità ebraica, cioè le vittime della Shoah. C’è da fare la rivoluzione ma soprattutto onorare il dogma: al primo posto viene la lotta di classe, tutto ciò che non la rappresenta alla lettera – sionismo compreso – è nemico. Ed anche la storia deve piegarsi a questa verità.

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Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

 

Cari amici,

non ho partecipato finora alle accese discussioni sulla condanna del soldato Azaria e sulla risposta degli allievi ufficiali attaccati al recente attentato di Gerusalemme. Non voglio nemmeno riaprire questi dibattiti perché le cose che ho in mente sono amare e per carità di patria preferisco tacerle. Anche se si tratta di un discorso triste e difficile, devo però aggiungere alla vostra informazione i dati di un sondaggio promosso dallo stato maggiore dell’esercito israeliano (IDF), riportati da Haaretz (ma io cito da qui: http://www.jewishpress.com/news/breaking-news/internal-report-majority-of-idf-soldiers-dont-expect-support-from-commanders-in-case-of-errors/2017/01/12/) perché sono molto preoccupanti:

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di Deborah Fait

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Papa Bergoglio

Illustre Papa Francesco,

Le scrivo perchè sento un gran peso sul cuore a causa delle enormi ingiustizie e delle menzogne di cui è oggetto Israele, il mio Paese, il Paese degli ebrei. C’è chi ha cercato di scoraggarmi dicendo che Lei, occupato com’è, non leggerà mai questa lettera, può essere, ma io ho fiducia perchè, come diceva l’ebreo Gesù (Ieshu in ebraico), le vie del Signore sono infinite.

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Cronaca di Andrea Morigi

Testata: Libero
Data: 12 gennaio 2017
Pagina: 17
Autore: Andrea Morigi
Titolo: «Il cugino della consigliera Pd era di Al Qaeda»

informazionecorretta.com

In occasione della manifestazione del 25 aprile scorso, la stessa Sumaya aveva contribuito ad alzare i toni dello scontro, dichiarando che «sfilerei con la brigata ebraica senza problemi se non confondesse il suo essere profondamente italiana con Israele che non rappresenta me e tanti italiani». Nella stessa occasione, esprimeva anche qualche dubbio sulle origini di Israele: «Possiamo essere in disaccordo su come è nata». Lei ora, dopo le ultime rivelazioni sul proprio clan familiare, parla di una campagna di «dossieraggio» nei suoi confronti. Che comunque è sempre meno letale di una spruzzata di antrace.

La responsabilità è sempre individuale, ma si addensano i sospetti su Sumaya Abdel Qader, la consigliera comunale milanese Pd vicina alla Fratellanza Musulmana. Prima le frasi di odio contro Israele del marito, adesso il cugino condannato come terrorista. Il cugino potrà non frequentarlo perchè in carcere in Israele, ma col marito qualche volta si vedranno pure, quindi ha poco da fare la ‘moderata’.

Ecco l’articolo:

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Sumaya Abdel Qader, consigliera Pd vicina ai Fratelli Musulmani

Gratta gratta, sotto i Fratelli Musulmani trovi Al Qaeda. Tutto all’insaputa del Pd milanese, che conta fra i suoi consiglieri comunali più in vista una donna di origini palestinesi, Sumaya Abdel Qader, la quale il 19 giugno 2012 si prodigava su Facebook per ottenere la scarcerazione di un suo cugino, Samer Halmi Abdel Latif Al Barq. Il grado di parentela che corre fra i due e le connessioni fra il detenuto e il terrorismo islamico sono stati rivelati ieri da un esponente di Milano Popolare, all’opposizione a Palazzo Marino, Matteo Forte, particolannente attivo nel rintracciare i legami fra gli imam «lombardi» e i foreign fighters.

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Mentre a Gerusalemme si cerca di inchiodare Benjamin Netanyahu a causa di sigari e di delicatessen alimentari di cui avrebbe goduto impunemente, ieri quattro soldati israeliani, tre ragazze e un ragazzo, tutti ventenni, sono stati assassinati da un ventottenne arabo residente a Gerusalemme Est, la stessa Gerusalemme Est che la Risoluzione 2334 votata a dicembre dall’ONU afferma essere “territorio palestinese occupato”.

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