Cari Amici di Israele,

E’ passato il 2014 con tutti i cambiamenti che ci ha portato. Fra l’Islam radicale che dilaga e antisemitismo/antisionismo in costante aumento non direi che è stato un anno da ricordare. Stiamo ora penetrando nel 2015 pieni di nuove energie e speranze per un anno migliore.

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Cari Amici

Vi mando il link per l’iscrizione “On Line” alla Federazione Sionistica Italiana (tramite il movimento Over The Rainbow) http://overtherainbow.org/italy/.

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Il commento di Gian Antonio Stella

Testata: Corriere della Sera
Data: 29 marzo 2015
Pagina: 25
Autore: Gian Antonio Stella
Titolo: «La scelta della Corte costituzionale: il busto del presidente antisemita resta qui»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 29/03/2015, a pag.25, con il titolo ” La scelta della Corte costituzionale: il busto del presidente antisemita resta qui “, il commento esemplare di Gian Antonio Stella. Da far leggere a chi volesse sapere se e come l’Italia ha fatto i conti con la persecuzione degli ebrei. Il caso di Azzariti non è l’unico, il maggiore responsabile è stato Palmiro Togliatti – come ricorda Stella – che da Ministro della Giustizia dell’Italia repubblicana volle l’amnistia per i reati riconducibili al periodo fascista. Il suo progetto, andato in porto grazie all’amnistia, apri le porte del PCI a tutta quella classe dirigente fascista che trasmigrò, assolta, nel partito comunista. Artisti, intellettuali, scrittori, giornalisti, giudici, registi, repubblichini, formarono la truppa culturale che poi il PCI usò con cinismo. Fu la prima pietra di quello che che poi divenne il “compromesso storico” con l’altro partito di massa, la DC, che accolse anch’essa i transfughi fascisti. Grazie al compromesso storico, l’Italia rimase lontana dalle correnti del pensiero laico, isolata in un clericalismo che ancora oggi ne impedisce l’ingresso pieno nella modernità.

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LA STAMPA di oggi, 28/03/2015, a pag.13, pubblica analisi e commenti di Maurizio Molinari sulla guerra che ha come epicentro la liberazione dello Yemen. Dopo la cronaca dsegli ultimi avvenimenti, Molinari fa il punto su Turchia, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Iran.
Il quadro è completo, il lettore ha tutti gli elementi per farsi un’opinione.

Ecco la pag.13, di Maurizio Molinari, dal titolo ” Yemen, forze navali nel Golfo di Aden. Egitto e Arabia preparano lo sbarco”

A 48 ore dall’inizio delle operazioni militari in Yemen, la coalizione panaraba guidata da Arabia saudita ed Egitto mette in campo le forze navali. Sono almeno una dozzina le navi da guerra di Riad e Il Cairo che stanno convergendo su Bab el- Mandeb. L’intento è duplice: tenere aperta la navigazione verso il Mar Rosso e il Canale di Suez, snodo cruciale del commercio globale, e controllare le acque nel Golfo di Aden. Offensiva da Sud Fonti militari yemenite ed egiziane spiegano che Aden, nel Sud dello Yemen, è la città dove potrebbe avvenire lo sbarco della forza panaraba per iniziare la liberazione del Paese dallo stesso luogo dove il deposto presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi si era rifugiato. La popolazione locale infatti è favorevole a Mansour Hadi e ciò dà garanzie alle truppe egiziane e saudite mentre aNord, nelle aree a ridosso di Sana’a, i ribelli houthi filo-iraniani hanno le roccaforti. A suggerire che lo scontro di terra potrebbe iniziare a Sud sono anche le mosse delle milizia houthi, «Ansar Allah », che ha catturato la città di Shaqra nella provincia di Abyan affacciandosi sul Mare Arabico e controllando l’entrata proprio al porto di Aden. Le difese antiaeree Prima di tentare lo sbarco, i sauditi vogliono completare la distruzione delle difese antiaeree, eliminare i leader houthi e indebolire le unità avversarie – a cominciare da quelle fedeli all’ex presidente Saleh – da qui le parole del generale saudita Ahmed Asseri, portavoce del comando: «L’obiettivo è reinsediare il governo ad Aden». Riuscendoci lo Yemen sarebbe diviso in due: houthi filo-iraniani a Nord e sunniti filo-sauditi a Sud. I leader della coalizione «Decisive Storm» sono riuniti nel summit panarabo di Sharm el-Sheikh dove oggi arriva il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon per tentare di gestire la crisi.

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Sparite 50 cartelle ambulatoriali, tutte di catanesi ebrei osservanti. Volano insulti ai Rotoli della Torah, i libri sacri che contengono le leggi e i comandamenti insieme con la storia d’Israele. Le testimonianze che abbiamo raccolto sono la punta dell’iceberg di una polemica finita sul tavolo dell’Autorità Giudiziaria

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MAR 28, 2015 BY RIGHTS REPORTER

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Questa mattina un giornale israeliano di sinistra qual è Yedioth Ahronot, notoriamente ostile a Netanyahu e piuttosto docile con Obama, è costretto a pubblicare una analisi a firma Smadar Perry nella quale il giornalista israeliano riprende i temi toccati solo ieri da Rights Reporter in merito allo Yemen e alla situazione che stavano preparando gli Ayatollah iraniani prima che intervenissero gli Stati Arabi.

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MAR 27, 2015 BY

Che cosa può aver spinto Amnesty International ad emettere un rapporto contro Hamas, un rapporto così duro che per la prima volta si parla di “crimini di guerra” da parte dei terroristi palestinesi? Non certo lo spirito di giustizia, se fosse per quello questo rapporto sarebbe dovuto uscire otto mesi fa e non oggi.

Quando ieri ho iniziato a leggere il comunicato diffuso da Amnesty non potevo credere ai miei occhi. Amnesty che accusa Hamas di crimini di guerra? Impossibile mi sono detta. Poi continuando nella lettura sono arrivata al punto in cui c’è quel richiamo al Tribunale Penale Internazionale che la dice lunga sulle vere intenzioni della ONG ex Premio Nobel per la Pace (molto ex), che sono sempre quelle di portare Israele di fronte al TPI. Hamas è solo il mezzo.

Furbacchioni quelli di Amnesty, soverchiati dalle prove ammettono quello che ormai solo loro continuavano a negare ma infilano tra le righe i soliti attacchi alla politica di difesa di Israele come quando scrivono:

“A Gaza non esistono rifugi né sistemi d’allarme per proteggere la popolazione civile”

che poi non è nemmeno vero perché a Gaza ci sono Km di tunnel sotterranei, solo che Hamas non ci fa andare la popolazione. Nessun accenno al fatto che erano gli stessi israeliani ad avvisare la popolazione di lasciare il luogo del prossimo bombardamento mentre Hamas li costringeva a stare li.

Ma la cosa più subdola Amnesty la scrive verso la fine del comunicato dove afferma che:

“La comunità internazionale deve contribuire a impedire ulteriori violazioni dei diritti umani affrontando la radicata impunità e ponendo fine ai trasferimenti ai gruppi armati palestinesi e a Israele di armi ed equipaggiamento militare che potrebbero essere usati per compiere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”

In queste poche righe c’è tutto il retroscena di questo “strano attacco ad Hamas” da parte di Amnesty, c’è il vero obbiettivo, quello cioè di chiedere un embargo della armi per Israele. In queste poche righe Amnesty equipara subdolamente Israele, uno stato democratico che si difende dai terroristi, ad Hamas, un gruppo terrorista che per statuto mira alla distruzione di Israele.

E bravi quelli di Amnesty, sono riusciti a non smentirsi nemmeno questa volta.

Scritto da Noemi Cabitza

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Yom Hazmauth 75

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OPEN DAY
IN OCCASIONE DEL

67° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLO STATO D’ISRAELE
Domenica 26 Aprile 2015 dalle 11.00 alle 18.30
Scuola Umanitaria. Via San Barnaba, 48 Milano

INGRESSO LIBERO

 

Testata: Informazione Corretta
Data: 26 marzo 2015
Pagina: 1
Autore: Deboah Fait

Commento di Deborah Fait

noa266A lato: la cantante Noa.

Cara Noa,

Ero fresca di aliyah quando, nel lontano 1996, a Tel Aviv, sono andata al teatro Habima per un tuo concerto. La tua voce ti aveva già resa famosa in Italia, paese da cui venivo, e l’idea di vedere dal vivo un’artista che, per la sua bravura, portava lustro a Israele, mi emozionava. Quando sei apparsa sul palcoscenico, tutta vestita di bianco, mi sono resa conto che c’era qualcosa che non andava, il teatro era stracolmo ma gli applausi non arrivavano, sei stata accolta da un gelo che si poteva tagliare col coltello. Hai cantato una prima canzone, benissimo come sempre, e sei tornata dietro le quinte seguita da qualche fischio. Io mi sentivo imbarazzatissima perché non capivo bene il motivo di tale freddezza nei confronti di un’artista così brava e per giunta israeliana.

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Yemen, l’attacco dell’Arabia Saudita può diventare la madre di tutte le guerre e trasformare il Medio Oriente in un grande campo di battaglia
Umberto De Giovannangeli, L’Huffington Post

Ora non è più solo una guerra per conto terzi. E nemmeno uno dei tanti capitali dell’avanzata del “Califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi. Ora è guerra diretta tra Iran e Arabia Saudita. E il campo di battaglia è lo Yemen. È qui che si condensano i tanti scenari di scontro aperti tra Riad e Teheran: dalla Siria all’Iraq, dall’Egitto al Libano. È guerra aperta tra il più importante Paese sciita, l’Iran, e la cassaforte del mondo sunnita, l’Arabia Saudita. Siamo al precipitare della situazione, alla rottura di quel già fragile equilibrio che connota il Medio Oriente. In gioco non è chi sarà il presidente dello Yemen. In gioco è chi sarà la potenza regionale in grado di delineare i nuovi assetti di potere in una delle aree più nevralgiche al mondo.

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Missili palestinesi sui civili israeliani nel conflitto dell’estate scorsa tra Israele e Hamas. Lo anticipa un rapporto di Amnesty International sui crimini di guerra palestinesi, che sarà pubblicato domani.
Si tratta della prima volta che Amnesty si concentra sui missili palestinesi su Gaza. «I gruppi armati palestinesi, compresa l’ala armata di Hamas, hanno ripetutamente lanciato attacchi che hanno ucciso e ferito cittadini innocenti», dice Philip Luther, direttore del programma di Amnesty International per Medio Oriente e Nord Africa. Tutto ciò in violazione del diritto umanitario.

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