ADI news

 

Cari Amici di Israele e simpatizzanti

Qui in allegato troverete il programma del 5° viaggio ADI in Israele che come sempre accompagnerò io di persona. Questo viaggio è diverso dagli altri perché plasmato sul contatto diretto con la natura della terra di Israele sospeso fra lo spirito e la terra che sono l’anima del paese. Il viaggio è destinato a tutte le età e a tutte le persone che vorrebbero toccare da vicino i posti nascosti e la forte spiritualità di questo paese cosi speciale. VI RICORDO CHE IL TERMINE  ULTIMO PER LE ISCRIZIONI  E’ IL 25 GIUGNO.

Eyal Mizrahi – Prtesidente ADI

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MODULO ADESIONE                             PROGRAMMA GRUPPO ADI

 

Cari Amici di Israele,

E’ passato il 2014 con tutti i cambiamenti che ci ha portato. Fra l’Islam radicale che dilaga e antisemitismo/antisionismo in costante aumento non direi che è stato un anno da ricordare. Stiamo ora penetrando nel 2015 pieni di nuove energie e speranze per un anno migliore.

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Israeleoggi comunicato 2015

 

PUBBLICHIAMO SENZA UN COMMENTO I COMMENTI DI FAMIGLIA CRISTIANA A UN ARTICOLO DI YEDIOT ARHONOT SULLA DECISIONE DEL CAPO DELLA CHIESA DI ROMA DI RICONOSCERE LO STATO PALESTINESE. LASCIAMO AI LETTORI IL GIUDIZIO.

VATICANO E PALESTINA, QUEL CHE ISRAELE NON DICE
Polemiche nello Stato ebraico dopo l’incontro tra papa Francesco e Abu Mazen. Tra “Papa ingenuo” e “cristiani in fuga”, molti argomenti non reggono.
18/05/2015 di Fulvio Scaglione

Yediot Ahronot (in ebraico Ultime notizie) è il giornale più seguito in Israele. Varrebbe la pena, quindi, di pubblicare per intero l’editoriale di Noah Klieger, intitolato “Il Papa ingenuo e il suo angelo della pace di Ramallah”, perché fa perfettamente intendere cosa si agita nella pancia del Paese e da dove vengono molte delle argomentazioni avanzate in queste ore anche dall’ebraismo italiano.

Tentiamo noi un riassunto.

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17 May 2015
Ariel Shimona Edith Besozzi

Non è semplice scrivere di questo tema, non è semplice perché per me si tratta di parlare delle azioni di un capo di stato ma, essendo io una persona religiosa, ho ben chiaro che per molte persone, alcune delle quali amiche personali, si tratta di una persona che rappresenta qualcosa che ha strettamente a che fare con la loro fede e con la loro relazione con D-o.
Ciò non di meno mi trovo nella posizione in cui raccolgo immagini e vedo riproporsi qualcosa di assai pericoloso per il mio popolo e per l’umanità nel suo complesso. In virtù del fatto che le azioni compiute da questa persona non condizionano soltanto le persone che appartengono allo stato che governa ma condizionano fortemente le persone che si riconoscono nella fede cattolica e che, immagino, fatichino a relazionarsi con le sue azioni come ci si relaziona con le azioni di una persona.
Le immagini e sopratutto le implicazioni che queste immagini portano in se mi tolgono il sonno, mi spaventano e richiamano alla mia mente qualcosa che profondamente mi sconvolge. Poiché tutto quello che sta accadendo si traduce nella riproposizione di scambi e travisamenti storici le cui conseguenze ancora segnano profondamente la carne del mio popolo, l’assenza di una parte di esso.

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Commento di Carlo Panella

Libero Pagina: 14
16 maggio 2015

Oggi, 16/05/2015, Carlo Panella è l’unico giornalista che informa sull’incontro tra Matteo Renzi e Abu Mazen, su LIBERO, a pag.14, con il titolo “Renzi non è Francesco: Abu Mazen a mani vuote”. Aspettiamo domani per trarne una conclusione definitiva, anche se va registrato fin da ora con soddisfazione la serietà del comportamente del nostro presidente del consiglio.

Ecco l’articolo:

Nessuna conferenza stampa congiunta, nessun comunicato finale se non la conferma dell’awenuto incontro, un ben strano silenzio che ha un significato più che probabile: Abu Mazen non ha centrato l’obiettivo, non è riuscito a strappare a Renzi l’assicurazione di un immediato riconoscimento dello Stato di Palestina. Il presidente palestinese non ha fatto il bis, dopo l’annuncio, ovviamente fatto in modo strumentale proprio alla vigilia dell’incontro con Renzi, della disponibilità del Vaticano a riconoscere lo Stato di Palestina. Nei fatti, il presidente palestinese ha dovuto prendere atto del fatto che il governo Renzi segna una continuità perfetta con i governi Berlusconi quanto a rapporti preferenziali con Israele e a diffidenza nei confronti di un governo palestinese che vede in coalizione al Fatah e una Hamas che ancora ha nel suo Statuto la terribile frase che avrebbe pronunciato Maometto: «L’Ultimo Giorno non verrà fino a quando l’ultimo ebreo non sarà ucciso».
Con Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Marco Minniti (e anche con Roberta Pinotti) siamo dunque lontani anni luce dalle ambiguità filo palestinesi e anti israeliane dei governi Prodi, in particolare dell’ultimo, che aveva per ministro degli Esteri Massimo D’Alema che non ha mai nascosto la sua antipatia di matrice sovietica per Israele.
CONTINUITA’

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OGGI SI COMMEMORA LA RIUNIFICAZIONE DI GERUSALEMME DOPO LA VITTORIA NELLA GUERRA

DEI SEI GIORNI DEL 1967.

 

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Progetto Dreyfus

Partendo dal presupposto che la Chiesa aveva riconosciuto la Palestina già tre anni fa e che i titoloni dei quotidiani internazionali servono soltanto a far esaltare chi non è ben informato sulle vicende mediorientali, appare alquanto anomala la decisione di Papa Francesco di occuparsi dei palestinesi per due ragioni principali:

1. La priorità in Medio Oriente sarebbe quella di salvare milioni di cristiani perseguitati e massacrati dagli integralisti islamici 2. Sarebbe bene, prima di siglare qualsiasi documento, prendere una chiara posizione contro i soprusi dei palestinesi contro la popolazione cristiana della West Bank.

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Guastalla

Di:

Marina Gersony e Ilaria Myr

08/05/2015

C’è l’austera bellezza di Milano con la sua Comunità sfaccettata e plurale. C’è la Mantova dei Gonzaga, culla di un fiorente ebraismo. E poi Brescia, Cremona, Soncino con le stamperie e i suoi “ebrei di Gutenberg”. Una Lombardia ebraica tutta da scoprire on the road

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Di:

Ilaria Myr

10/05/2015

Fin dall’indomani del tragico terremoto che ha devastato il Nepal, causando la morte di più di 7.000 persone, Israele si è attivata per portare aiuti, soccorsi e il proprio know-how medico-scientifico nel Paese. Esercito, Magen David Adom oltre a numerose altre organizzazioni si sono mobilitati per prestare soccorsi ai locali, oltre che alle centinaia d israeliani in viaggio in Nepal.

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Pubblicato da blogdibarbara
maggio 12, 2015

(condividete, che tutti sappiano).

Sir Benjamin James Rotschild riceveva capi di stato e capitani di industria nel suo piccolo studio nel centro città, per quasi 12 ore al giorno. Era un uomo molto impegnato ed iniziava a ricevere alle 7.45.
L’appuntamento di quella mattina di novembre era un appuntamento importantissimo e fu concesso alle 7 in punto ma non si presentarono principi o imprenditori bensì modesti contadini e qualche contabile; erano i sionisti, i pionieri che stavano bonificando Israele.
Saltarono i convenevoli e vennero al dunque.
Aaron Zuckerman il capo della delegazione aprì la cartina sulla scrivania di James Rotschild e, puntando il dito in una zona tra Tel Aviv e Haifa, disse semplicemente : “è qui”.

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virus266

Serata evento nel nome della lotta ai fondamentalismi e all’antisemitismo: giovedì 7 maggio 2015 dalle 21,15, Rai2 :http://www.virus.rai.it/dl/portali/site/news/ContentItem-921e3f2e-73de-4588-875f-e691c52083bb.html#sthash.kDVaDaIG.dpuf

“Je suis Ilan”, con la prima visione tv del film di Alexandre Arcady, “24 jours, la vérité sur l’affaire Ilan Halimi”

Speciale Virus-Il contagio delle idee (@VirusRai2), con Nicola Porro, dall’Auditorium Conciliazione di Roma per un dibattito sulla tolleranza e il dialogo. Partecipamo:
Imam Yahya Pallavicini, presidente Coreis, Comunità araba italiana;
Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma
Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia.

Risultati immagini per je suis ilan halimi
Grandissima, eccezionale serata di Rai 2 in collaborazione con i ragazzi del Progetto Dreyfus, sempre puntuali e bravissimi cui va il mio personale plauso per il grande lavoro fatto.
La programmazione del film sul rapimento, la lunga tortura e la morte di Ilan Halimi è stato un percorso nella memoria dell’orrore che nel 2006 colpì ancora una volta la Francia e il mondo ebraico.
L’orrore, la rabbia nel sentir negare dalla Polizia francese la matrice antisemita del crimine, sono perfettamente raccontati nel film, riuscendo a dare, come dice Porro, un pugno nello stomaco di chi guarda e a far capire esattamente la realtà dei fatti.
Ruth Halimi, la madre di Ilan: “Hanno voluto portarci via anche la verità, hanno ucciso Ilan due volte negando l’antisemitismo. Ilan è stato ucciso perchè ebreo, se non fosse stato ebreo sarebbe ancora vivo”.
Ilan Halimi fu rapito il 21 gennaio 2006 a Parigi e torturato per 3 settimane (24 jours) in modo orribilr, inenarrabile, folle. Fu ritrovato nudo e agonizzante, con bruciature sull’80% del corpo, lungo un binario ferroviario, morì nel tragitto verso l’ospedale.
L’autopsia non rilevò nessun colpo mortale ma l’insieme delle torture, i tagli, il freddo, (fu tenuto per tre settimane sempre nudo al gelo), tutto questo portò alla  morte. I suoi torturatori hanno dichiarato al processo di averlo rapito perchè ebreo, quindi , secondo loro, ricco! Un delitto antisemita basato quindi sul più stupido, sul più idiota e elementare dei pregiudizi antisemiti, odio puro, ignoranza, l’ebreo ricco parte di una comunità solidale, “gli ebrei sono tutti ricchi e si aiutano tra loro” dirà ridendo il capo della banda assassina, Yussuf Fofana, che, entrando in aula per il processo, griderà col pugno alzato: ” Allah vincerà”.
Nel covo dei torturatori furono trovati scritti di Hamas e di organizzazioni pro palestinesi.

La Francia e l’Europa non hanno ancora fatto i conti con il feroce antisemitismo che, risvegliatosi dalle ceneri mai spente di Auschwitz, attraversa la società occidentale. Qualche anno prima di Ilan Halimi un altro ragazzo ebreo, Sebastien Selam, un dj di Parigi di 23 anni, uscito dall’appartamento dei genitori per andare al lavoro, venne aggredito nel garage da un vicino di casa musulmano, Adel, che gli ha tagliato la gola, quasi decapitandolo, gli ha squarciato il volto e gli ha cavato gli occhi. Ad abominio terminato, Adel è corso su per le scale del condominio, grondando sangue e urlando: “Ho ucciso il mio ebreo. Andrò in paradiso”.

Il caso di Ilan Halimi fece particolarmente scalpore perchè decine di persone sapevano, sentivano le sue urla strazianti e, alla notizia che l’ostaggio era un ebreo, raccontano che vi fu una corsa per partecipare alla sua tortura. Questo sta accadendo nell’Europa del dopo Shoah, un odio rinato , mai morto, mai sopito che aspetta soltanto una scusa per tornare ad avvelenare il mondo. L’antisemitismo non è soltanto islamista, spiegava ieri sera Bernard-Henrì Levy, l’odio per gli ebrei è il cibo preferito delle anime diaboliche della destra estrema, della sinistra estrema, e del fondamentalismo islamico, tutti uniti in unico orrore che nessuno riesce a combattere, nessuno vuole farlo, nessuno ha il coraggio di farlo.

Perchè parlavo di un percorso nella Memoria­? Perchè la Tragedia di Ilan, diffusa all’inizio su basso profilo per non far arrabbiare i musulmani, è stata poi dimenticata per anni e sono convinta che fino alla serata di giovedì, la maggior parte delle persone non sapeva chi fosse. Il suo rapimento e il suo assassinio furono fatti passare per delinquenza comune per una serie di motivi: negazione dell’odio antisemita, cecità politica e umana, paura di offendere i musulmani come denuncia nel suo libro Ruth Halimi, per questo motivo quel crimine orrendo fu quasi messo a tacere arrivando, scandalosamente, a negare l’identità islamica dei torturatori.

Per la prima volta la Rai, in prima serata, ha avuto il coraggio di affrontare il tema dell’antisemitismo alla presenza di personalità del mondo della politica e dello spettacolo, l’indice di ascolti è stato del 4,71%, significa che quasi un milione e mezzo di persone ha guardato il film e ascoltato il dibattito, significa che quasi un milione e mezzo di persone ha capito, ha saputo, è stata informata. Nicola Porro e Rav Riccardo di Segni hanno collegato l’odio antisemita che sta invadendo pericolosamente l’Europa e tutto il mondo occidentale, a Israele e alla politica ferocemente antisionista creata dalle destre, dalle sinistre estremiste e dal mondo islamico: Israele ritenuto responsabile di tutto il male del mondo, Israele accusato di delitti e colpe non sue, l’odio contro Israele si è aggiunto all’odio contro gli ebrei creando una forza pericolosa che sta attraversando l’Europa al grido di Morte a Israele, Morte agli ebrei!

In Italia abbiamo avuto l’esempio del 25 aprile e della vergogna vissuta nelle principali città dove alla brigata ebraica fu impedito di sfilare o fu obbligata a farlo tra insulti, violenze e bandiere palestinesi. La serata di Rai2 organizzata in modo serio e professionale, è stata importante perchè, per una volta, finalmente, nessuno ha osato parlare dell’islam come religione di pace e di amore, YahYa Pallavicini si è tenuto intelligentemente lontano da dichiarazioni false, buoniste e banali, esattamente come Monsignor Paglia.
Un grande momento di commozione si è avuto quando è stato chiamato sul palco Gadi Gaj Tachè, fratello di Stefano Gaj Tachè, che nel 1982, a due anni, fu ucciso dai feddayin di Arafat. Per la prima volta Gadi, con occhi sereni e lucidi di commozione ha potuto finalmente parlare di quel giorno maledetto in cui ”stranamente” non c’era nessuna camionetta della Polizia davanti al Tempio maggiore di Roma, strano molto strano… e ha potuto dire, incalzato intelligentemente da Porro, che gli assassini fuggirono in Tunisia….aiutati da chissà chi… strano anche questo fatto… quindi nessuno pagò per quel delitto. Molte stranezze da imputare all’Italia brutalmente filopalestinese dell’epoca, molti segreti di un’Italia schiava del mito di Arafat, considerato eroe della libertà anzichè odioso e feroce terrorista, molte porcherie di un’Italietta ammiratrice del terrorismo, se palestinese, imbevuta di un’ideologia antisemita di matrice cattocomunista.

La Rai, il Progetto Dreyfus e Virus ci hanno regalato una importante serata in onore e in memoria di Ilan. “Abbiamo portatto Ilan a Gerusalemme perchè non vogliamo che a Parigi qualcuno vada a sputare sulla sua tomba”, questo ha detto Ruth Halimi, la Mamma di Ilan.
Riposa finalmente in pace, Ilan, all’ombra dell’albero che in ebraico porta il tuo nome. Riposa in pace a Gerusalemme, Ilan, e che il mondo finalmente sappia, capisca e incominci a ragionare.

 

Deborah Fait
“Gerusalemme Capitale di Israele, unica e indivisibile”

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90