Cari Amici di Israele e simpatizzanti

Sono lieto ad informarvi che il 6° viaggio ADI in Israele è stato confermato.  Se siete interessati al viaggio ma non ancora iscritti affrettatevi, ci sono ancora pochi posti disponibili.

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Cari amici, finalmente ci siamo, dopo 9 mesi di gestazione e infinite sollecitazioni è nato il 6° viaggio ADI in Israele. Questo viaggio sarà incentrato alla scoperta del variegato mondo  gastronomico Israeliano, alla scoperta dell’ormai maturo mondo enologico e alla visita di centri agricoli all’avanguardia. Lungo la strada visiteremo anche  importantissimi siti archeologici e non mancheranno neanche i momenti di svago, relax e naturalmente shopping, tutto concentrato in 8 giorni e sette notti di permanenza in uno dei paesi più interessanti al mondo. Come sempre sarò io l’accompagnatore del gruppo e  visto il tempo limite per l’iscrizione al viaggio (20 Luglio 2016), siete pregati di mandare la vostra conferma subito. Informate per favore anche tutti vostri amici perché dovremo arrivare al minimo di 20 partecipanti in brevissimo tempo. In allegato troverete Programma e modulo d’iscrizione.

Per info 328.4584284

Eyal Mizrahi – Presidente ADI

PROGRAMMA VIAGGIO ADI

MODULO ADESIONE

 

Cari Amici di Israele,

E’ passato il 2015, un anno duro e complesso sia dal punto di vista

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Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati sugli schermi televisivi che trasmettono da Rio le prodezze degli atleti e il medagliere si riempie dei loro successi c’è un paese che con appena due bronzi all’attivo, le Olimpiadi le ha già vinte. E’ Israele. Fin da quando la Grecia classica esaltava l’estetica della competizione sportiva, per Israele l’unica palestra era quella dei cervelli. L’accademia, lo studio, la morale. E così più di duemila anni dopo, mentre i muscoli competono nello spirito del fuoco sacro del Monte Olimpo da Gerusalemme e Sion, i migliori cervelli vegliano sulla sicurezza dei giochi. Non sono infatti gli atleti israeliani che passeranno alla storia delle Olimpiadi di Rio quanto le oltre trenta società del consorzio capitanato dalla Isds (International Security Defense Systems, società israeliana) che si sono aggiudicate i 2,2 miliardi (!) del budget della sicurezza dei giochi. Si tratta di alcune tra le migliori realtà nel campo della tecnologia applicata alla sicurezza, da colossi come la Elbit Systems Ltd a più giovani promettenti realtà come Argus e Kela.

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Ogni giorno ce n’è una: i palestinesi non sanno più come far parlare di sé i giornalisti di tutto il mondo e troppo spesso ci riescono.
Alcune testate internazionali in questi giorni hanno lamentato il fatto che la nuotatrice palestinese Mary al-Atrash non avesse potuto allenarsi in una piscina olimpionica (50 metri) perché “gli israeliani le avevano negato l’accesso” e “in Palestina non ci sono piscine olimpioniche”.

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Sono lieto ad informarvi che il 6° viaggio ADI in Israele è stato confermato. Se siete interessati al viaggio ma non ancora iscritti affrettatevi, ci sono ancora pochi posti disponibili.
Questo speciale e unico viaggio, improntato ad avvicinare la gente alla straordinaria ricchezza culinaria del paese e ai suoi vini ormai riconosciuti anche a livello internazionale oltre che alla conoscenza dei suoi bellissimi paesaggi e unica storia pluri millenaria. Chi ha intenzione di venire con noi e partecipare a questa nuova entusiasmante avventura è calorosamente invitato a confermarlo subito al operatore turistico come indicato nell’informativa che troverete qui sopra in allegatto. Siete pregati di divulgare questo messaggio a tutte le persone che secondo voi potrebbero essere interessati nel viaggio.

6° Viaggio ADI in Israele – Enogastronomia e archeologia

Eyal Mizrahi – Presidente ADI e l’accompagnatore del gruppo.

 

Padre Raed Abushalia, direttore generale di Caritas Jerusalem, ci informa caritatevolmente della prossima guerra a Gaza. Non si tratta di profetismo, no ma di una acuta analisi. Il sacerdote ci fornisce anche l’anticipata responsabilità di chi farà scattare il conflitto. Indovinate chi? Di Israele, naturalmente, poiché per padre Abusahlia “la lentezza della ricostruzione è dovuta principalmente al blocco israeliano che non permette l’ingresso ai valichi di materiale come ferro, cemento e legno, poiché ritenuti utili alla costruzione dei tunnel di Hamas. Ma senza cemento non si può ricostruire e l’uso di prodotti diversi da questo fa lievitare i prezzi di altri materiali. Anche da qui si capisce che la diplomazia ha fallito”.

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A quanto pare ci sono personaggi che lavorano per organizzazioni umanitarie i quali hanno stornato decine di milioni di dollari destinati alla popolazione civile di Gaza, che avrebbero dovuto servire per ricostruire case ed ospedali, e che invece sono finiti nelle casse di Hamas e utilizzati per acquistare missili, o altro tipo di armamenti.

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di Dimitri Buffa

11 agosto 2016ESTERI

Hamas lucra il 60 per cento dei soldi che vengono inviati a Gaza alla Organizzazione non governativa “World Vision” e ci compra le armi, ci scava i tunnel per contrabbandarle e far passare gli shahid e altre amenità para terroristiche del genere, grazie a un attivista infiltrato da anni nella struttura umanitaria. Il tramite italiano della notizia, che tutti i principali media israeliani hanno pubblicato martedì scorso con grande risalto, è la piattaforma israele.net, che grazie all’infaticabile monitoraggio di persone come Emanuele Baroz, che lavora anche per “Progetto Dreyfus”, il contenitore di notizie su Israele messo su dalla comunità ebraica romana per informare correttamente su quanto accade nel Medio Oriente, non si fa sfuggire neppure una di queste chicche che in Italia invece vengono bellamente ignorate o quasi.

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Se prima era solo un sospetto, adesso è una certezza. I palestinesi più che alla nascita di un loro Stato, preferiscono la non esistenza di uno Stato ebraico. La conferma, se proprio ce n’era bisogno, è la notizia, diffusa nei giorni scorsi, della richiesta di assistenza ai Paesi arabi da parte di Abu Mazen, presidente dell’Autorità nazionale palestinese, nell’azione di portare la Gran Bretagna davanti alla Corte Internazionale Penale dell’Aja per la Dichiarazione Balfour del 1917. Dunque invece di avviare trattative di pace che possano portare alla nascita dello Stato palestinese, Abu Mazen sceglie la linea dell’attacco. E ora non solo contro Israele, ma anche contro chi, secondo lui, ne ha sostenuto la sua creazione, nella fattispecie la Gran Bretagna e, se andiamo bene a vedere, in realtà anche contro l’Onu.

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Una volta è il successo strepitoso di Israel Hayom, il più venduto quotidiano israeliano di proprietà del magnate dei casinò americani Sheldon Adelson, finanziatore del primo ministro Benjamin Netanyahu e di tanti candidati repubblicani negli Stati Uniti. Un’altra volta è l’interim di Netanyahu come ministro della Comunicazione. Un’altra sono le nomine nei grandi media. Un’altra ancora è la riforma della tv pubblica israeliana, la Israel Broadcasting Authority.

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Israele può vantare molti record. In trent’anni, il suo prodotto interno lordo è aumentato del 900 per cento; la pressione fiscale è scesa dal 45 al 32 per cento; gli aiuti americani erano il dieci per cento del pil, mentre oggi solo l’un per cento; le esportazioni sono aumentate dell’860 per cento; trent’anni fa Israele non aveva fonti indipendenti di energia, mentre oggi il 38 per cento proviene dalle proprie risorse; e se non c’era acqua desalinizzata trent’anni fa, oggi oltre il 40 per cento dell’acqua consumata proviene da impianti di desalinizzazione.

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Francamente non so se dietro alla comunicazione del M5S ci sia una strategia oppure si affidino al caso e cerchino di far parlare di se con dichiarazioni shock visto che non ci riescono con motivazioni politiche. Fatto sta che i prodi cittadini onorevoli del M5S (e l’accostamento tra “Prodi” e “M5S” è tutt’altro che casuale) anche ieri hanno perso una ottima occasione per tacere.

Commentando la decisone, peraltro farlocca, dell’Unione Europea di inserire Hezbollah nella lista nera dei gruppi terroristici, i deputati del Movimento 5 Stelle che fanno parte delle Commissioni Difesa ed Esteri hanno dichiarato:

Desta perplessità e preoccupazione la decisione dell’Unione europea di inserire l’ala militare di Hezbollah nella black list delle organizzazioni terroristiche. L’Italia è impegnata in Libano dal 2006 con 1.094 uomini nella missione Unifil dell’Onu, di cui ha anche il comando. Ogni giorno i nostri militari si interfacciano con gli Hezbollah che tra l’altro sono forza di governo. Questa decisione della Ue, assunta su pressione di Usa e Israele, può moltiplicare i rischi per il nostro contingente e pregiudicare una missione di pace che fino ad oggi si è sviluppata senza spargimenti di sangue.

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