Lunedì 20 aprile 2015 – ore 20.45.
L’associazione Amici di Israele, la Sinagoga Beth Shlomo e la Federazione delle associazioni Italia-Israele vi invitano all’incontro:

“Metz Yegern, il genocidio armeno 100 anni dopo. Come si spiega e quali pericoli nasconde il negazionismo della Turchia di oggi?”

Introduce: Davide Romano, portavoce della sinagoga Beth Shlomo.

Relatore: Marta Ottaviani (giornalista de La Stampa e Avvenire), Stefano Magni (giornalista de Informazione Corretta e La Bussola Quotidiana), Pietro Kuciukian (console onorario dell’Armenia).

A seguire, gli oratori saranno a disposizione per le domande da parte del pubblico.

Presso la Sinagoga Beth Shlomo, corso Lodi al civico 8/c
(MM Porta Romana)

INGRESSO LIBERO

 

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Cari Amici di Israele,

E’ passato il 2014 con tutti i cambiamenti che ci ha portato. Fra l’Islam radicale che dilaga e antisemitismo/antisionismo in costante aumento non direi che è stato un anno da ricordare. Stiamo ora penetrando nel 2015 pieni di nuove energie e speranze per un anno migliore.

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Cari Amici

Vi mando il link per l’iscrizione “On Line” alla Federazione Sionistica Italiana (tramite il movimento Over The Rainbow) http://overtherainbow.org/italy/.

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Testata: Informazione Corretta
Data: 16 aprile 2015
Autore: Deborah Fait

neveragaino266Commento di Deborah Fait

Sul Jerusalem Post di mercoledì 15 aprile, è stato pubblicato un disegno che esprime in modo totale il mio pensiero: un braccio teso con il numero tatuato e la mano stretta a pugno. Cosa vuole significare quel disegno? Rappresenta la realtà di oggi nel ricordo di ieri, il pensiero di molti di noi, la volontà di tutti: abbiamo passato la Shoà, da duemila anni stanno cercando di eliminarci, adesso basta! Adesso vi aspettiamo col pugno teso! Adesso ci difendiamo e tolleranza zero!

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Andavano esclusi dal corteo – già da molti anni- i volonterosi eredi degli islamo-nazisti che combatterono sotto le bandiere di Hitler, mentre partigiani e ebrei della Brigata Ebraica, con gli Alleati, liberavano l’Italia dal nazi-fascismo. Nei cortei inneggiavano alla pulizia etnica degli ebrei in Israele e nei territori del West Bank, di fatto una seconda Shoah.
Comprendiamo le ragioni ispirate alla prudenza, dove ci sono i violenti, saranno loro alla fine a dettare le regole. Oltre a tutto, Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica romana ha già ricevuto le rituali minacce.
Ci chiediamo però perché, invece della cancellazione, non si sia presa la decisione di bloccare la partecipazione di forze che nulla hanno da spartire con la lotta partigiana.
Per questo diciamo che questo 25 aprile segna la sconfitta della democrazia, ma anche di coloro che combatterono per liberare il Paese e che oggi hanno scelto di non far sentire la propria voce.

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La cosa sconfortante è che siamo accusati di essere nazisti dai reggicoda del nazismo

Editoriale del Jerusalem Post

Coloro che all’epoca erano bambini, nascosti da qualche parte per salvarsi dalla macchina di sterminio nazista che braccava meticolosamente ogni singolo ebreo, sono degli anziani, oggi, a settant’anni dalla sconfitta del Terzo Reich. Presto nessuno che allora era vivo sarà più qui per aiutarci a contrastare le menzogne dei negazionisti della Shoà, o la sua deliberata banalizzazione, o la dozzinale universalizzazione dell’insegnamento che la Shoà comporta per la nazione dei sopravvissuti. Persino in Israele l’inesorabile trascorrere del tempo sta lasciando il segno sull’attitudine di alcuni, ad esempio verso la Giornata della Memoria: quando tutto il paese si ferma in raccoglimento per i sei milioni di uccisi, ma alcuni iniziano a dire che si tratta delle colpe di un regime eccezionale risalente a tanto tempo fa, oggi non particolarmente rilevante.

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Testata: Informazione Corretta
Data: 14 aprile 2015
Autore: Ugo Volli

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli.

yomhashoah266A lato: domani sera inizia, in Israele Yom HaShoah, il giorno del ricordo del genocidio nazista del popolo ebraico.

Cari amici,

Domani sera al tramonto inizia Yom Hashoah, che è la data del ricordo del genocidio nazista del popolo ebraico, stabilito dal parlamento israeliano, diversa da quella che si usa in Europa. Il nome completo è Yom Hashoah Ve-Hagevurah, “il giorno della distruzione e dell’eroismo”, che allude alla resistenza che gli ebrei opposero al nazismo, tanto arruolandosi con i movimenti partigiani di tutti i paesi (in Italia per esempio la partecipazione ebraica alla Resistenza fu notevole, ben superiore al peso demografico della comunità), sia ribellandosi da soli dov’era possibile (l’esempio più famoso è la rivolta del ghetto di Varsavia, che tenne impegnate le truppe tedesche per un mese, proprio in questo periodo della Pasqua ebraica e dei giorni successivi, fra il 19 aprile e il 16 maggio 1943), sia infine con la resistenza meno visibile ma altrettanto difficile di coloro che non si arresero mai al male, che pur senza combattere continuarono a rispettare nei limiti del possibile le norme di vita ebraica anche nei campi di sterminio, sia infine cercando in tutti i modi di partecipare alla guerra con un’unità propria, cosa che divenne possibile nonostante l’opposizione dell’establishment inglese solo nei mesi finali della guerra, con la Brigata Ebraica.


Quando, durante Yom HaShoah, suonano in tutta Israele le sirene, i cittadini si fermano per alcuni minuti.

Il legame emotivo e personale di Israele con la Shoà è naturalmente fortissimo. E’ difficile trovare famiglie che non portino le cicatrici del genocidio. E tutti sono consapevole che in tempi di antisemitismo rimontante Israele è il solo argine alla possibile ripresa della persecuzione. Israele stessa è odiato, discriminato, boicottato in mezzo mondo non per le sue politiche o i suoi eventuali errori, ma per il suo carattere ebraico – nessuna persona intellettualmente onesta può negare l’accanimento singolare del mondo contro uno stato democratico e aperto circondato da nemici mortali e non vi è alcun altro motivo per questo se non il suo essere l’ebreo fra gli stati. Che il soggetto della persecuzione antiebraica sia passato da destra a sinistra (spesso nell’ambito della stesso percorso personale, come nel caso del non compianto Gunther Grass), che i pretesti siano passati dal deicidio al razzismo all’ ”anticolonialismo” e al “pacifismo” di oggi, è solo un cambiamento superficiale. La differenza rispetto a settant’anni fa è che Israele ha i mezzi e la volontà per difendersi.

La commozione è comunque grande in un paese erede di una storia grandissima, la cui penultima tappa è stata però un tentativo di genocidio. Come nel giorno del ricordo dei caduti, che ci sarà fra poco più di una settimana, durante la giornata a un certo punto suona la sirena d’allarme e tutto si ferma, compreso il traffico frenetico di Tel Aviv (https://www.youtube.com/watch?v=4uK5uz7d-Oo). E’ il momento di un ricordo collettivo, di una preghiera, di una meditazione, comunque della consapevolezza di tanti sacrifici e difficoltà. La differenza con la Giornata della memoria europea sta in questa dimensione davvero collettiva, non pedagogica ma partecipativa.

Israele ricorda la Shoà, in un certo senso ne è figlio. Il che non vuol dire, come sostengono gli antisemiti, che lo Stato sia stato concesso dall’Europa come riparazione alla strage. Tutto il contrario. Fino alla vigilia dell’indipendenza il paese alleato più potente dell’Europa occidentale, la Gran Bretagna, fu fermamente contraria, si oppose alla delibera dell’Onu e promosse l’alleanza dei paresi arabi che cercarono di cancellare il nuovo piccolo stato, guidò in combattimento l’esercito della Giordania che fece pulizia etnica di Gerusalemme e della Giudea e Samaria. L’Urss votò a favore per mettere in difficoltà i colonialisti inglesi, gli americani furono profondamente divisi. Israele conquistò la sua indipendenza con le armi, vincendo contro tutte le previsioni un’alleanza immensamente più forte. Anche questa è Gevurah, eroismo; anche in questo Israele è l’erede della resistenza ebraica.

 

GERUSALEMME

 

Petach Tikva

 

TEL AVIV