Cari amici

In allegato (qui sotto) troverete il modulo d’iscrizione alla Federazione Sionistica Italiana (F.S.I). Assieme al modulo d’iscrizione troverete anche la descrizione del movimento Over The Rainbow che ha lanciato questo progetto del rinnovamento della F.S.I. Visto che abbiamo tempo fino a Ottobre 2014 per raccogliere più adesioni possibili per rilanciare il progetto Federazione Sionistica in Italia, vi prego di cominciare subito a far iscrivere più persone possibili.

Continua a leggere »

 

ADI news

 

 

 

Cari amici di Israele

Cari Amici di Israele e simpatizzanti

Dal 07 al 14 Settembre 2014 l’associazione Amici di Israele (ADI) ha organizzando un viaggio in Israele, “il giro dei tre mari” dal Mediteranno via Mar Morto fino al Mar Rosso. Visto i tempi duri che passano ultimamente su Israele abbiamo pensato di trasformare il viaggio ad un viaggio di solidarietà aggiungendo (sé sarà possibile) una visita a Shderot o a uno dei Kibutzim vicini alla striscia di Gaza. Il costo e contenuto e ci sono ancora posti disponibili, più saremo e più solidarietà porteremo. In allegato troverete programma e prezzi.

Sinceri saluti

Eyal Mizrahi – Presidente ADI

Continua a leggere »

 

TOP SECRET
DI ANDREA PALLADINO
21 agosto 2014

espresso.repubblica.it

Occhi chiusi sul fiume di armi destinate alle cellule dell’Olp. In cambio niente attentati. E’ il patto tra servizi segreti, Dc e Yasser Arafat. Un quadro già emerso in un processo menomato dai veti politici. Fino a ora: i documenti decisivi stanno per essere desecretati.

Una doppia politica. Un lodo – firmato da Aldo Moro – che garantiva tutti. Niente attentati, ma occhi chiusi sul fiume di armi da far passare nel nostro paese, destinate alle cellule internazionali palestinesi sparse in tutta Europa. Accordi per tre decenni coperti dal segreto di Stato, l’omissis tutto politico. Un sigillo che neanche la magistratura può violare.

Ancora per poco. Perché i dossier sui rapporti tra la nostra intelligence e l’Olp di Yasser Arafat che hanno marcato la politica estera italiana tra gli anni ’70 e ’80 stanno per diventare pubblici. Ed è la prima volta nella storia repubblicana. Scade il 28 agosto il termine ultimo del segreto invocato nel 1984 dall’ufficiale del Sismi Stefano Giovannone – confermato da Bettino Craxi il 5 settembre dello stesso anno e ribadito da Silvio Berlusconi per due volte tra il 2009 e il 2010 – di fronte alla domanda del pm romano Giancarlo Armati, che indagava sulla scomparsa in Libano dei giornalisti Gabriella De Palo e Italo Toni.

Continua a leggere »

 

Venezia Suchot 5774 (1)Articolo pubblicato sul settimanale Oggi 21.8.2014
Un’esperienza di vita vissuta da una socia ADI
Ariel Shmona Edith Besozzi
inserita in un contesto di informazione in cui si cerca di presentare il conflitto mediorientale con obiettività.
Nonostante alcune imprecisioni nel riportare dati tecnici e militari va apprezzato l’impegno del settimanale Oggi nel presentare a un ampio pubblico un’informazione non tendenziosa e all’autrice la qualità della testimonianza unica nel suo genere. Auguriamo la continuità in questa direzione dei media di costume e attualità di ampia tiratura.

Sono nata e cresciuta in una famiglia per nulla religiosa, fin da piccolissima mi è stato detto che il rapporto con D_o era qualcosa di personale e che avrei dovuto valutare io, decidere come e se credere.

I nonni paterni erano piuttosto religiosi, soprattutto il nonno ma in una maniera molto intima e privata, non era un uomo particolarmente loquace ed è sempre stato difficile per me parlare con lui.

I nonni materni invece erano comunisti e da loro ho imparato la storia. Mio nonno era stato partigiano, catturato e deportato in Germania, mia nonna, allora bambina, ricordava con precisione il fascismo ed i bombardamenti. Mi hanno trasmesso, attraverso i loro racconti la loro “fede”; per questo motivo, fin da piccola, ho pensato fosse indispensabile lottare contro le cose che ritenevo ingiuste, inique. Inizialmente si trattava di reazioni piuttosto istintive che mi portavano a prendere sempre le parti dei più deboli o degli emarginati, crescendo è divenuto un impegno politico concreto che si è modulato attraverso la partecipazione alle proteste studentesche, poi all’attività sindacale fino a divenire parte integrante della mia vita.

Continua a leggere »

 

Chissà perché
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Pochi giornali italiani e con pochissimo rilievo hanno dato una notizia che i media israeliani hanno invece considerato importante (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Massive-Hamas-infrastructure-in-West-Bank-planned-to-topple-the-Palestinian-Authority-371409): negli scorsi mesi la polizia israeliana ha arrestato in Giudea e Samaria un centinaio di membri di Hamas, sequestrato denaro e materiali che dovevano servire a un colpo di stato per eliminare anche da Ramallah il potere di Fatah e di Muhammed Abbas, come era successo sette anni fa a Gaza. Il piano doveva passare per una fase di attentati cruenti contro gli israeliani, una repressione dura di polizia ed esercito israeliani, una rivolta di massa che avrebbe travolto l’Autorità Palestinese. Esattamente quel che è iniziato ad accadere con il rapimento dei tre ragazzi, per cui ormai ci sono le prove, i nomi, i legami (http://www.timesofisrael.com/hamas-funded-kidnapping-of-3-boys-says-ringleader/) che dimostrano che fu comandato dai vertici di Hamas (non una iniziativa di cani sciolti, come pretendevano i pacifisti e i filopalestinesi).

Continua a leggere »

 

Questa notte si esaurirà la cinque giorni di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. E, come titola Repubblica, “l’accordo si allontana” in riferimento all’accordo per una tregua duratura proposto dal Cairo. “Il premier israeliano Netanyahu ha fatto diverse concessioni – scrive il quotidiano diretto da Ezio Mauro – ma è stato netto su una cosa: Hamas ‘non può sperare di compensare una sconfitta militare con un successo politico’ e Israele non accetterà mai una proposta di tregua che non tenga conto degli interessi di sicurezza di Gerusalemme ( quindi niente più razzi e missili lanciati dalla Striscia di Gaza)”. “Immediata, da Gaza, la sferzante risposta di un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri – scrive Aldo Baquis sulla Gazzetta del Mezzogiorno – La ‘sconfitta’ non c’è stata e Netanyahu, ha sostenuto, ha preferito nascondere agli israeliani ‘le ingenti perdite’ militari patite a Gaza. Hamas, ha proseguito, non è infiacchito e il prossimo round di combattimenti, ha previsto, si svolgerà ad Ashqelon, ossia in territorio israeliano”. E sempre Hamas, come scrive Repubblica, ha intanto ammesso le minacce e censure ai danni dei giornalisti stranieri: nel corso di un’intervista a una televisione libanese un dirigente del movimento che controlla la Striscia di Gaza ha dichiarato, “Chi fotografava o filmava i nostri combattenti o i lanci dei razzi era di fatto un agente del nemico. Chi non cambiava idea su come raccontare la guerra lo abbiamo cacciato”.

Continua a leggere »

 

mosaico-cem.it
12/08/2014

Molestati, minacciati e interrogati sul loro lavoro. Questo hanno dovuto subire, e subiscono tuttora, i giornalisti stranieri, da parte di Hamas a Gaza. Lo sostiene la FPA (Foreign Press Association), denunciando i tentativi di Hamas di controllare ogni parola scritta o pronunciata sul conflitto, ogni immagine ripresa dagli operatori stranieri nella Striscia.

Continua a leggere »

 

di Mordechai Kedar
(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

E’ quanto emerge da una notizia data – in arabo – da un network dell’informazione basato in Libano.

Molto è stato scritto l’anno scorso sulla parte che il Qatar gioca nel conflitto, sulla situazione e sul ruolo dei Fratelli Musulmani, il movimento che rappresenta un’alternativa islamista non-tribale alla lealtà tribale e ai partiti ideologici nel mondo arabo.
Negli ultimi due anni, la polemica si è incentrata sul ruolo dei Fratelli Musulmani in Egitto, sulla legittimità dell’ex presidente Mohamed Morsi e sulla legalità del nuovo governo del generale Sisi insediatosi nel luglio del 2013. Negli ultimi vent’anni il Qatar è stato la principale fonte di sostegno per i Fratelli e per il loro ramo palestinese, Hamas.
A guidare l’opposizione alle politiche del Qatar è stata l’Arabia Saudita, e quando Sisi ha deposto Morsi, ha fatto fronte comune con essa. Le relazioni tra il Qatar e gli avversari hanno raggiunto un nuovo minimo storico lo scorso marzo, quando Arabi Saudita, Egitto e Emirati Arabi Uniti hanno richiamato i loro ambasciatori dal Qatar. In seguito, è stata segnalata una forza armata saudita, concentrata sul confine del Qatar, che avrebbe invaso l’Emirato, se non fosse stato per la protezione degli Stati Uniti, che proprio in Qatar hanno la loro principale base aerea del Golfo Persico in Qatar, nonché forti legami economici e istituzionali.
Il Qatar è stato il principale sostenitore di Hamas per anni, fornendo fondi e ospitalità alla sua leadership quando questa aveva abbandonato Damasco, continuando a garantire sostegno politico al movimento e al suo dominio su Gaza. Anni fa, la Turchia si è unita all’asse di sostenitori di Hamas, talvolta ne ha fatto parte anche l’Iran – motivato dal suo odio per Israele oltre che dalla sua ostilità al regime saudita.

Continua a leggere »

 

Commento di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

I paesi arabi stanno naufragando, il califfato della jihad islamica sta rafforzando la sua presa nel cuore del Medio Oriente. Eppure l’Occidente sembra dare sfogo alle sue frustrazioni su Israele che si difende contro Hamas, il movimento estremista islamico. Anche l’Egitto ne risente le conseguenze, solo pochi anni fa il Cairo guidava il fronte degli stati arabi pragmatici sostenuti dagli Stati Uniti nella battaglia contro l’islam estremista sciita agli ordini dell’Iran. Ma era prima che Washington gettasse a mare Mubarak e iniziasse a dialogare direttamente con Teheran sul programma nucleare iraniano, un passo giudicato un tradimento dall’Arabia Saudita. Oggi, l’Egitto sta cercando di fare da mediatore per una pace tra Israele e Hamas; il presidente Al Sissi si è rivolto ai suoi alleati per ottenere consigli e aiuti internazionali. Per primo ha incontrato il re dell’Arabia Saudita Abdullah, poi il presidente russo a Sochi. Non si è recato invece a Washington, che non ha ancora preso atto della caduta dei Fratelli Musulmani e dell’arrivo al potere del nuovo regime. Il dialogo fra i due paesi è intenso ma sempre teso. I tentativi di John Kerry di promuovere il piano della Turchia e del Qatar sul cessate il fuoco secondo le richieste di Hamas aveva irritato il Cairo, che aveva abbassato il livello delle proprie rappresentanze diplomatiche in entrambi i paesi per il loro sostegno ai Fratelli Musulmani. Il problema è che oggi gli Stati Uniti non hanno più alleati in Medo Oriente, avendo abbandonato o offeso tutti gli stati arabi della regione. Se la Casa Bianca si fosse schierata apertamente con Israele ed Egitto, avrebbe inviato a Hamas un chiaro messaggio che la sua aggressione non sarebbe stata tollerata. In assenza di questo messaggio, Hamas si sente le mani libere.

Continua a leggere »

 

Pubblicato da blogdibarbara , agosto 13, 2014

Un articolo importante, che dice alcune cose fondamentali, che raramente vengono dette.

di Marco Faraci 01 Agosto 2014

Quanto si affronta la questione palestinese, c’è una cosa che è necessaria prima di tutto – sgombrare il campo dall’idea che ci troviamo di fronte ad un problema di “autodeterminazione dei popoli”. La questione palestinese non è una questione di “autodeterminazione” e non ha niente a che fare, per esempio, con le rivendicazioni indipendentiste dei baschi, dei catalani, dei fiamminghi o degli scozzesi.

Continua a leggere »

 

20140813_094223
13 Agosto Ago 2014

Domani la veglia promossa da ebrei e cristiani. Giallo sull’assenza dei centri musulmani
Redazione Giannino della Frattina a pagina 3

Un incontro ecumenico contro il massacro delle minoranze religiose dell’Iraq, perseguitate dalle milizie dei fondamentalisti dell’Isis. La proposta era stata lanciata pubblicamente ieri dalla sinagoga Beth Shlomo e dal suo portavoce, Davide Romano. Nelle stesse ore, evidentemente, nella Curia ambrosiana si stava lavorando a un’idea analoga. Sta di fatto che in poche ore si è concretizzata, prima con l’annuncio di un giorno – la vigilia di Ferragosto – poi con la definizione di luogo, ora e partecipanti. I promotori risultano la Scuola della Cattedrale di Milano (con il supporto organizzativo e logistico della Veneranda Fabbrica del Duomo) e il Tribunale rabbinico del Centro Nord Italia. L’appuntamento è per domani dalle 19 alle 20.30 nella sala delle Colonne del Nuovo Grande Museo del Duomo. E si apre un piccolo giallo. Non è annunciata la presenza di alcun esponente delle comunità islamiche milanesi. Gli organizzatori confidano che saranno presenti anche fedeli musulmani ma a oggi non è prevista una partecipazione ufficiale. Piccardo (Caim) spiega: «Ci avrebbe fatto piacere esserci ma non abbiamo ricevuto alcun invito ufficiale».
http://m.ilgiornale.it/news/2014/08/13/un-incontro-per-la-pace-senza-lislam/1044390/

 

martedì 12 agosto 2014I

Bassem Eid

Di Bassem Eid, attivista per i diritti umani e commentatore politico

Per 26 anni ho dedicato la mia vita alla difesa dei diritti umani. Ho visto guerre e terrore. E ancora il mese scorso, ci sono stati momenti molto difficili nella mia vita.
Vivo a Gerusalemme Est e sono testimone della distruzione della vita attorno a me. La Highway 1 è ancora una volta diventata la linea di demarcazione tra l’est e l’ovest. I palestinesi attaccano i semafori della capitale, la ferrovia e le centrali elettriche. Ma io non posso accettare che questa protesta sociale sia in realtà solo la voglia di far vendetta.

La coesistenza per cui mi sono battuto per tutta la vita è stata condannata nelle piazze della città. Non c’è dubbio che la morte e la distruzione di Gaza sia stato uno tsunami. Entrambi i popoli stanno soffrendo, ma ognuno di loro non vuol vedere il dolore dell’altro, cosicché il dolore peggiora sempre di più. E ancora, come palestinese, devo ammetterlo: sono parzialmente responsabile di quel che è accaduto. Noi non possiamo più negare la nostra responsabilità della morte del nostro popolo. Gran parte dei palestinesi non è favorevole all’attacco missilistico contro Israele. Hanno capito che i missili non portano a niente. Hanno esortato Hamas a fermare l’attacco, sapendo che portava solo alla morte del proprio popolo.

Sapevamo che Hamas stava scavando i tunnel che avrebbero portato alla nostra distruzione. Lo sapevano tutti.

E Hamas sapeva che un attacco contro Israele avrebbe causato parecchie vittime ma i suoi leader sono più interessati alle proprie vittorie che alle vite del loro popolo. Infatti Hamas confida nella morte perché gli conferisce potere, gli permette di raccogliere fondi per comperare armi. Hamas non è mai stato interessato a liberare i palestinesi dall’occupazione. E Israele non sarà mai in grado di distruggere le sue infrastrutture. Solo noi, il popolo palestinese, possiamo farlo.
Dovevano essere gli abitanti di Gaza a ribellarsi contro Hamas. Noi sapevamo quello che stavano facendo ma li abbiamo lasciati fare, abbiamo permesso loro di fare il loro comodo.
La morte ci insegnerà qualcosa? Lo spero. La morale è che dobbiamo liberarci di Hamas, demilitarizzare Gaza e aprire i valichi.
Lo dico da palestinese leale alla causa. Sto dicendo tutto questo perché sono preoccupato per il mio popolo.

Da ynetnews