Cari amici

In allegato (qui sotto) troverete il modulo d’iscrizione alla Federazione Sionistica Italiana (F.S.I). Assieme al modulo d’iscrizione troverete anche la descrizione del movimento Over The Rainbow che ha lanciato questo progetto del rinnovamento della F.S.I. Visto che abbiamo tempo fino a Ottobre 2014 per raccogliere più adesioni possibili per rilanciare il progetto Federazione Sionistica in Italia, vi prego di cominciare subito a far iscrivere più persone possibili.

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focusonisrael.org

Emanuel Baroz
19 settembre 2014

Denuncia bomba dell’Autorità nazionale palestinese

Secondo l’Autorità Nazionale Palestinese, quindi, chiunque tenti di raggiungere l’Europa sarebbe costretto a pagare tremila e cinquecento dollari per lasciare Gaza attraverso il valico di Rafah, al confine con l’Egitto, e altri duemila dollari per lasciare Gaza attraverso un tunnel sotterraneo. Nelle operazioni sarebbero implicati anche trafficanti egiziani del Sinai.

Secondo l’agenzia di stampa, l’esodo dei palestinesi in fuga da Gaza e’ principalmente legato a ragioni di natura economica, ma soprattutto alle pressioni, intimidazioni e continue violenze che coloro che non appartengono al gruppo terrorista di Hamas sono costretti a subire dai miliziani di questa pericolosa organizzazione armata islamica.

“Il versante palestinese del valico di Rafah e’ una mafia gestita da Hamas” ha sintetizzato “Wafa”, accusando anche i vertici di Hamas di distribuire solo fra i suoi seguaci gli aiuti internazionali che giungono nella Striscia di Gaza. In meno di una settimana, 450 palestinesi in fuga dalla Striscia sono morti nelle acque di Malta e 15 in quelle di Alessandria.

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Commento di Deborah Fait

La Tv italiana continua a mandare in onda trasmissioni spazzatura con servizi che sarebbe generosità definire immondi. Giorni fa abbiamo sentito nuovamente accusare gli ebrei di deicidio, a Piazzapulita. Ieri è stata la volta delle Iene che hanno mandato in onda un servizio disgustoso e sconcertante su Gaza. Indovinate il titolo! “Gaza, una prigione a cielo aperto”, originali no? La palla della prigione a cielo aperto è lo slogan degli antisemiti/antisionisti da anni, le Iene lo hanno copiato mandando in quella” prigione” una certa Nina che io non conoscevo, non seguendo mai le trasmissioni delle Iene che già non mi sono simpatici come animali mangiacadaveri figurarsi come esseri umani.

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Ariel Shimona Edith Besozzi
18 settembre 2014 alle ore 15.16

Mentre la nostalgia abita il mio corpo cerco di attraversarla per portare i ricordi nelle parole così che non restino a segnare l’assenza.
Israele ogni volta mi lascia la pienezza di avere scoperto quanto viva posso essere mentre i miei piedi poggiano su di lei e nello stesso tempo mi insegna quanto l’assenza da lei può essere dolorosa.

Imparo la vita, quella che altrove resta sempre incompleta, desidero ora trovare il modo di dirla.
Ci provo dal fondo del mio ultimo attraversamento, da Nir Oz.

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Nei giorni scorsi la “stampa internazionale” e quella mainstream hanno dedicato titoloni e “illuminate analisi” su quello che sembrava essere una sorta di obiezione di coscienza di un certo numero di riservisti appartenenti alla famosa Unità 8200, una unità d’elite della intelligence dell’IDF (la descrizione è risicata ma ci vorrebbe un articolo apposta per spiegare cos’è realmente. Qualcuno la paragona alla NSA americana).

Fatto sta che il fatto che 43 ex riservisti della Unità 8200 avessero inviato una lettera aperta nella quale contestavano il modo di operare di tale unità aveva dato il via a titoli del tipo “l’Unità 8200 si ribella” (la Repubblica) e altri titoloni simili su molti media come se tutta l’Unità 8200 si fosse improvvisamente ribellata. Peccato che quei 43 firmatari non siano affatto appartenenti alla Unità 8200 settore intercettazioni o vi hanno ricoperto ruoli marginali e quei pochi che hanno avuto l’onore di servirvi lo hanno fatto molti anni fa. Bastava informarsi presso i comandi militari è la cosa sarebbe stata subito smascherata.

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Attraverso un microchip impiantato nel bulbo oculare una società israeliana promette di risolvere i problemi di milioni di persone. La ricarica? Attraverso un paio di occhiali
di Luca Barbieri

Corriere della Sera 18.9.2014

Si pensa spesso ad Israele come startup nation digitale. Invece basta entrare negli uffici della Rainbow Medical, una sorta di incubatore biotech che sorge nel distretto innovativo di Tel Aviv e raccoglie poderosi investimenti da tutto il mondo per capire come il governo e gli operatori israeliani stiano indirizzando i propri sforzi anche in altri settori.

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di Daniel Pipes
L’Opinione delle Libertà
17 settembre 2014

it.danielpipes.org

Pezzo in lingua originale inglese: There’s No Difference between ISIS and ISIL
Traduzioni di Angelita La Spada

Alcuni conservatori disquisiscono sul fatto che il presidente Barack Obama si riferisca sistematicamente all’organizzazione che ha conquistato la città irachena di Mosul e ha proclamato il califfato non come “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” o Isis, ma come “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” o Isil. Ad esempio, nel suo discorso del 10 settembre, in diretta televisiva alla nazione, Obama ha usato venti volte l’acronimo Isil.

Per quel che posso dire, la diatriba sull’uso dei due acronimi Isis e Isil è emersa quando FoxNews.com ha pubblicato il 24 agosto scorso un pezzo titolato “L’uso della sigla Isil e non Isis da parte di Obama racconta un’altra storia”, un’analisi a firma di Liz Peek del Fiscal Times. La Peek ha argomentato:

Entrambi [gli acronimi] descrivono la stessa organizzazione omicida. La differenza consiste nel fatto che il termine Levante si riferisce a un territorio ben più esteso dell’Iraq e della Siria. Esso è definito così: oggi il Levante comprende l’isola di Cipro, Israele, la Giordania, il Libano, la Siria, la Palestina e parte della Turchia meridionale.

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DOMENICA 21 SETTEMBRE
ore 16,00 Sala Carmi

INAUGURAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA DI AMOS OZ

a seguire
PRIMO INCONTRO CON GIANNI ABBATE
LA DONNA ISRAELIANA nella narrativa di Amos Oz.

 

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La visita al kibuz Nir Oz di fronte a Khan Younis. Le coltivazioni, che si estendono fino a 300 metri dalla striscia di Gaza, hanno subito e gravi danni sia dai bombardamenti dei mortai che Iron Dome non è in grado di intercettare, sia dalle continue manovre dei carri israeliani, uno degli effetti collaterali della guerra.

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Khan Yunis, nella parte meridionale della striscia di Gaza.

 

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il nostro indirizzo è:
Comunità Ebraica Casale Monferrato
Vicolo Salomone Olper, 44
Casale Monferrato, AL 15033
Italy

 

Emanuel Baroz
12 settembre 2014

Hamas prende in giro tutti. Scavano già i nuovi tunnel

Infranta la tregua stipulata con Israele, lo dimostra un video trasmesso da Al Jazeera. La denuncia di un ministro palestinese: aiuti umanitari rivenduti per finanziare i terroristi.

di Michael Sfaradi

Che l’operazione “Margine Protettivo” sia stata interrotta prima di raggiungere risultati concreti contro Hamas è ormai un fatto assodato e in Israele è già in corso il toto-guerra sulla data in cui l’organizzazione terroristica ricomincerà a lanciare missili. Basandosi su questi presupposti il servizio andato in onda qualche giorno fa su Al-Jazeera almeno in Israele non ha fatto scalpore. Semmai è ulteriore benzina alle critiche nei confronti del governo israeliano che ha ceduto ancora una volta alle pressioni internazionali. Nelle immagini del servizio si vede il giornalista che viene bendato e poi portato all’interno di un tunnel in costruzione situato presumibilmente nei pressi del confine con Israele. Le descrizioni del tunnel e delle condizioni di lavoro con cui viene realizzato sono precise e il reporter avanza mentre la telecamera spazia nello stretto cunicolo dove si vede l’ampio uso del cemento che doveva essere invece destinato alla costruzione di edifici civili.

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