Cari Amici

Vi mando il link per l’iscrizione “On Line” alla Federazione Sionistica Italiana (tramite il movimento Over The Rainbow) http://overtherainbow.org/italy/.

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Di Barbara Mella

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Il 28 Settembre del 2000 una passeggiata sul Monte del Tempio da parte di Ariel Sharon, allora leader del Likud, venne presa come pretesto dal capo dell’OLP, il terrorista assassino ladro e bugiardo Yasser Arafat, per scatenare la seconda Intifada. Qui di seguito un articolo che dimostra come la “protesta” (che altro non era che una scusa per scatenare di nuovo la violenza antisraeliana) fosse stata in realtà preparata da prima dai terroristi palestinesi, cosa questa che non è mai stata raccontata dai mass media italiani, troppo occupati a seguire la linea editoriale del “dagli contro Israele”.

La propaganda palestinese e la mistificazione della realtà: un connubio che va avanti da decenni ormai...“Chiunque pensa che questa intifada sia scoppiata per la visita di Sharon al Monte dei Templi sbaglia… questa intifada è stata programmata da molto tempo, da quando Arafat è tornato da Camp David” ha ammesso il ministro per le comunicazioni palestinese Imad Al-Faluji (in un’intervista ad Al Safir del 3/3/2001), ma ancora prima Al-Faluji ha affermato che questa guerra terroristica chiamata intifada è scoppiata come risultato di una scelta strategica fatta dai palestinesi (intervista al Ayam del 6/12/2000).

Arafat ha cominciato a chiamare i palestinesi alla nuova intifada già nei primi mesi del 2000. Davanti alla gioventù di Al Fatah a Ramallah il 3/4/2000 ha sostenuto che i palestinesi dovranno tornare all’opzione dell’intifada (come riferito chiaramente dal giornale Al Mujahid).

Marwan Bargouti, capo di Fatah in Cisgiordania, ha detto chiaramente già nel marzo 2000: “Dobbiamo iniziare una guerra sul campo di fianco ai negoziati….Cioè un confronto armato” (sul giornale Ahbar Al-Halil 8/3/2000).

Durante l’estate del 2000 Al Fatah ha costruito 40 campi di addestramento per allenare i giovani palestinesi alla guerra che preparavano.

L’edizione del luglio 2000 del mensile Al Shuhada, distribuito tra le forze di sicurezza palestinesi, recitava: “Dalla delegazione per i negoziati guidata dal comandante e simbolo Abu Ammar (Arafat) al popolo palestinese coraggioso, siate pronti. La battaglia per Gerusalemme è cominciata“. Un mese dopo il comandante della polizia palestinese ha detto al giornale ufficiale dell’ANP Al-Haiat Al-Jadida: “La polizia palestinese guiderà i figli nobili del popolo palestinese quando arriverà il momento del confronto militare.”

Freih Abu Middein, il ministro della giustizia dell’autorità palestinese, ha avverti to: “La violenza è vicina ed il popolo palestinese è disposto a sacrificare volentieri anche 5000 vittime” (Al-hayat Al-Jadida, 24/agosto/2000).

Un’altra pubblicazione ufficiale dell’autorità palestinese l’11 settembre del 2000, 2 settimane prima della passeggiata di Sharon, scrisse: “Noi dichiareremo l’intifada generale per Gerusalemme. Il tempo per l’intifada è arrivato, il tempo per la Jihad (guerra santa) è arrivato.”

Il consigliere di Arafat, Mamduh Nufal disse al francese Nouvel Observateur (1/marzo/2001): “alcuni giorni prima della visita di Sharon al monte dei templi, quando Arafat ci chiese di essere pronti per lo scontro armato io ero favorevole a delle dimostrazioni di massa, ma mi ero opposto all’uso delle armi, è stata la decisione finale di Arafat di adottare l’uso delle armi e di attaccare civili e militari israeliani con le bombe.”

Il 30/09/2001 Nufal ha spiegato ad Al-Ayam che è stato Arafat che ha emesso personalmente l’ordine ai comandanti del campo di aprire il confronto violento con Israele il 28 settembre del 2000.

A queste dichiarazioni, difficilmente sospettabili di essere filosioniste o manipolate da una qualche propaganda israeliana, va aggiunto un ultimo dettaglio: la visita di Sharon al Monte del Tempio era stata concordata con l’Autorità Nazionale Palestinese, e infatti, oltre che dai soldati israeliani, era accompagnato anche dalla polizia palestinese

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Dalla conferenza del prof. Paolo Branca presso Bet Shlomo

Sono oltre 40 le sure del Corano in cui compaiono versetti che di riferiscono agli ebrei. Anche se cercheremo di ripercorrerle cronologicamente, non si può dire che ne emerga una visione sistematica e progressiva, come del resto accade ad altri temi trattati.

Come capita spesso nelle sure risalenti al periodo meccano, vale a dire quello precedente all’egira, le figure di antichi profeti sono richiamate per tracciare un parallelo tra loro e quella di Muhammad, sia per fondarne l’autorità sia per minacciare la punizione divina a quanti rifiutavano lui e il suo messaggio, analogamente a quanto era accaduto in precedenza.

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la STAMPA 29/10/2014,
“Il canale di Al Sisi per isolare Gaza e fermare la jihad”,
la cronaca di Maurizio Molinari.

Il presidente Abdel Fattah al Sisi pensa ad un canale d’acqua per separare il Sinai dalla Striscia di Gaza, al fine di scongiurare l’arrivo in Egitto dei jihadisti dello Stato Islamico (Isis). A rivelare quanto sta maturando al Cairo è il giornale «Al-Masry alYoum», secondo cui sono stati i capi delle tribù beduine del Nord Sinai a suggerire il progetto del canale incontrandosi con i comandi militari dopo l’attacco che, venerdì, ha causato 33 vittime fra i soldati. Fonti del ministero della Difesa del Cairo spiegano che il progetto prevede la creazione di un corso d’acqua fra la città di Rafah – divisa a metà fra Egitto e Gaza – e il villaggio arabo di Karem Abu Salem, ovvero il valico di Keren Shalom con Israele. Si tratta di un percorso di 6 km che coincide con l’area dove sono più presenti i tunnel scavati da Hamas ed altri gruppi palestinesi per gestire traffici illeciti.

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“Nessuna decisione sui confini senza un vero accordo di pace, con riconoscimento reciproco e concrete garanzie di sicurezza”

Netanyahu all’inaugurazione della sessione invernale della Knesset: “Israele ha il diritto di costruire a Gerusalemme come gli inglesi a Londra”

Netanyahu: “Uno stato palestinese smilitarizzato che riconosca Israele come stato nazionale del popolo ebraico: solo così sarà possibile un accordo di pace”
“Uno stato palestinese smilitarizzato che riconosca Israele come stato nazionale del popolo ebraico: solo così sarà possibile un accordo di pace”

“I palestinesi chiedono la creazione di uno stato palestinese senza pace e senza sicurezza. Pretendono il ritiro, il diritto a sommergerci di profughi e la divisione di Gerusalemme. Ma intanto si rifiutano di accettare la condizione elementare per la pace tra due nazioni: il riconoscimento reciproco”. Lo ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu intervenendo lunedì alla riunione inaugurale della sessione invernale della Knesset, il parlamento israeliano. “Ci chiedono di riconoscerli, ma loro non intendono riconoscere noi. Israele non accetterà uno stato palestinese senza un trattato di pace vero e proprio che riconosca Israele come stato nazionale del popolo ebraico e che includa precise misure e garanzie di sicurezza a lungo termine tali da permettere a Israele di difendersi, con le proprie forze, contro ogni minaccia. Anche i palestinesi devono volere la pace – ha detto Netanyahu – Purtroppo non vedo tale volontà”.

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Commento di Deborah Fait

I molti volti del terrore

Voglio esprimere qui tutta la mia solidarietà al Canada e al suo Primo Ministro Stephen Harper per l’attentato di un terrorista islamico avvenuto quasi in contemporanea con quello di Gerusalemme, compiuto da un terrorista palestinese di Hamas e costato la vita a una piccola bimba di tre mesi, Chaya, e il ricovero in ospedale di altre 9 persone.
Stephen Harper è un grande amico di Israele, forse è l’unico leader occidentale, o uno dei pochissimi, che non ha mai timore di definire terroristi i palestinesi di Hamas e delle altre organizzazioni assassine e sorelle.
E’ l’unico leader che, durante la guerra di Gaza, ha avuto il coraggio di denunciare l’uso di scudi umani da parte di Hamas e di chiedere ai paesi occidentali di appoggiare Israele, attaccato, senza provocazione, dai palestinesi.
Per capire l’amicizia che lega il Canada a Israele vale la pena di leggere il discorso del Primo Ministro tenuto alla Knesset durante la sua ultima visita, nel gennaio di quest’anno. http://www.cbc.ca/news/politics/stephen-harper-s-speech-to-the-israeli-knesset-1.2503902
Il 22 ottobre un musulmano di origine canadese uccide Nathan Cirillo, un poliziotto italo canadese, a Ottawa. Non soddisfatto, il terrorista penetra in Parlamento dove viene finalmente ammazzato dal cerimoniere del governo, applaudito, giustamente, come un eroe.
Da mercoledi tutti i telegiornali, nessuno escluso, parlano di quanto accaduto in Canada, abbiamo rivisto le scene dell’attacco decine di volte. Benissimo così, è giusto così ma….ditemi, quanti di voi negli stessi telegiornali o sfogliando i quotidiani hanno sentito o letto dell’altro attentato, quello subito da Israele nello stesso giorno? A parte un paio di Tiggì che ne hanno dato notizia molte ore dopo mettendo anche il punto interrogativo…attentato o incidente…?… su Gerusalemme, è caduto il silenzio, un immorale silenzio rotto solamente da notizie schifose, tipo quel titolo dall’ANSA :” “Attentato Gerusalemme, morto palestinese” http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2014/10/23/attentato-gerusalemme-morto-palestinese_5c5649b3-23b4-45ae-8882-e7076d0f0340.html
O la notizia uscita dall’ambasciata USA di Gerusalemme est che parla di “incidente automobilistico” http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4583733,00.html

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      CHAYA

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La macchina del PALESTINESE che ha causato la morte di Chaya

 

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Commento di Ugo Volli pubblicato da Progetto Dreyfus

imgres Il Gran Muftì di Gerusalemme, nominato dagli inglesi, a colloquio con Adolf Hitler

“Questa Camera ritiene che il governo debba riconoscere lo Stato di Palestina accanto allo Stato d’Israele”. Così recita la mozione che la camera dei Comuni ha approvato lunedì: non vincolante per il governo inglese ma con un impatto notevole di relazioni pubbliche.

Poco importa che la “Palestina” non risponda alle condizioni del diritto internazionale per essere uno stato, come stabiliti dalla convenzione di Montevideo del 1933: una popolazione permanente, un territorio definito, un potere di governo esclusivo, la capacità di intrattenere rapporti con altri stati. Almeno i primi tre criteri per la statualità non sono rispettati dall’Autorità Palestinese, che non controlla il suo territorio, che rivendica una popolazione non ben definita (i “profughi”) e certamente non governa in maniera esclusiva né Gaza né la Giudea e Samaria.

Poco importa anche che il voto, nonostante numerosi ammorbidimenti della mozione originale, compresa la menzione dello stato di Israele, sia avvenuto con solo 274 favorevoli (e 12 contrari) sui 650 membri dei Comuni, cioè con meno del 50% dei voti, sulla base di una mozione della minoranza laburista, imposta per disciplina di partito ai suoi membri e con l’astensione della maggioranza. Né che si tratti di una mozione priva del potere di impegnare il governo e ottenere effetti giuridici. E’ chiaro che esso rispecchia un sentimento diffuso non solo nei parlamenti, ma anche nell’opinione pubblica britannica.

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Commento di Deborah Fait

Cosa volete che vi dica.
Si, sono arrabbiata, sono stufa, mi rendo conto di odiarli e non mi piace, vorrei risvegliarmi da un incubo e ritrovarmi in un Israele dove uno possa apettare il tram senza il pericolo di morire ammazzato, dove uno possa andare a bere un caffè senza ritrovarsi con un coltello nella pancia, dove uno possa andare a pregare davanti a un luogo sacro senza il pericolo di crepare perché colpito in testa da una pietra o da una bomba. Vorrei poter dire ai nostri bambini che non c’è niente di cui aver paura, che nessuno di loro morirà neonato perché scaraventato sul selciato o sgozzato da qualche barbaro mostro o a 18 anni perché costretto a difendere il proprio Paese, la propria Terra da altri barbari, altri mostri urlanti Allah HuAkbar, Iftach al Yahud, sgozza l’ebreo.

Aveva tre mesi e si chiamava Chaya, i suoi genitori l’avevano appena portata davanti al Kotel per un atto d’amore e di fede, l’avevano attesa per molti anni e finalmente era arrivata, era nata e l’avevano chiamata “Vita”. Di ritorno a casa, mentre era in carrozzella, il mostro è arrivato in un’auto bianca, ha investito la sua carrozzella, la bambina ha fatto un volo di 20 metri atterrando sul selciato. Appena arrivata in ospedale è morta.

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progetto Dreyfus

Solo ieri, avevamo accennato la nostra speranza che un giorno il Segretario Kerry nelle sue dichiarazioni attribuisse a Israele la colpa dei cambiamenti climatici – http://on.fb.me/1CP4VEE - ma Palestine Today l’ha anticipato. Peccato.

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