Distruggere le reti monetarie dei terroristi, intercettando il flusso di denaro nelle mani dei nemici”, questo era l’obiettivo della task force israeliana Harpoon che per molti anni ha lavorato nell’anonimato rintracciando la provenienza di fondi destinati a gruppi terroristici come Hamas e Hezbollah ma anche verso al-Qaida e lo Stato islamico.

Harpoon è nata nel 1996 per volontà di Meir Dagan che all’epoca dirigeva l’ufficio antiterrorismo israeliano. Nel 2002 Dagan è stato nominato capo del Mossad dal Primo Ministro Ariel Sharon e da quel momento Harpoon è entrata a far parte del servizio di intelligence israeliano diventando operativa. Il suo biglietto da visita era “follow the money, target the money, and kill the money”.

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Da qualche mese si moltiplicano su Facebook attacchi del tutto strumentali nei confronti di Giulio Meotti, giornalista di punta del Foglio. In genere che lo attacca lo fa nel modo più becero, ad hominem, senza offrire nessun argomento. Sarebbe interessante invece entrare nel merito degli argomenti assenti, ma purtroppo non si può farlo e il motivo è, che appunto sono assenti.

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Mercoledi 15 novembre dalle 20.30
Sinagoga Beth Shlomo
Corso Lodi 8/c (MM3 Porta Romana)
“Quotidianità ebraica: Mitzvot. peccati e etica fra ebraismo religioso e etica laica”
Nella tradizione ebraica si parla spesso di “fare le mitzvot e studiare Torah” come principali compiti di un buon ebreo. Ma cosa sono questi precetti e quali le principali qualità di un buon ebreo e quali e quante trasgressioni egli dovrebbe evitare? Quali le differenze fra laici e religiosi nell’etica e nell’osservanza religiosa? Dai Dieci Comandamenti, alle regole pratiche dell’Halachà e della Torah ne parleremo con Rav Moshe Lazar, Davide Romano e Roberto Zadik in una serata  organizzata da Adi, Associazione Amici di Israele a ingresso libero fra ebraismo e quotidianità.
 

Si può, anche se con molti sforzi , ipotizzare che esistano giovani idioti che ignorano chi sia stata e cosa abbia rappresentato Anna Frank. Cosa sia la Shoah, chi gestì il genocidio sistematico e  programmato con piglio ragionieristico, studiato fin nei minimi dettagli,  di quasi 6 milioni di ebrei. Oltre a un numero ancora imprecisato di zingari, slavi, polacchi, russi, omosessuali, disabili, intellettuali, dissidenti. Ma i delinquentelli ignoranti – ma aspiranti neonazisti –  che hanno lanciato il loro attacco antisemita , “ nascondendosi ”  ( ? ) tra la tifoseria ultrà della Lazio, erano invece perfettamente consapevoli dell’enorme significato che ha l’esibizione della fotografia di Anna Frank, è infatti hanno usato proprio questa immagine ( per giunta elaborata con photoshop  )  per esibire il proprio, nauseabondo, livore antisemita.

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Mecoledi 25 ottobre dalle 20.30-Beth Shlomo, corso Lodi 8/c

Presentazione del  libro di Niram Ferretti “Il sabba intorno a Israele”.

Relatori della serata: Roberto Zadik, Davide Romano e l’autore Niram Ferretti

Antisemitismo è sempre di più antisionismo e come diceva profeticamente il grande Martin Luther King negli anni ’60 l’avversità verso Israele è spesso un pretesto per nascondere l’ostilità antiebraica che dal 1967, in questo mezzo secolo,dilaga in Europa e nel mondo dopo la vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni. Mezzo secolo di polemiche, delegittimazione, accuse sui media e ora su internet,e sui social network con una crescente spirale di “distorsioni, menzogne e la marcatura a fuoco di Israele descritto come nazista, colonialista e genocida” come sottolinea il testo.

Su questo e su molti altri temi, si terrà la presentazione del libro di Niram Ferretti, da anni studioso e ricercatore indipendente specializzato nel conflitto arabo-israeliano. Con una prosa avvincente, il testo, 230 pagine pubblicato da Lindau lo scorso 28 settembre, analizza la storia,le peculiarità e lo sviluppo dell’odio verso Israele come mai era stato fatto in precedenza. Serata, organizzata dall’Adi, Associazione Amici di Israele, a ingresso libero, con piccolo rinfresco iniziale

http://www.lindau.it/Libri/Il-sabba-intorno-a-Israele

 

Dopo la decisione americana di rompere con l’agenzia per la cultura delle Nazioni Unite a causa della manifesta ostilità nei confronti di Israele

disegno di Conc

La decisione statunitense di lasciare, entro il 31 dicembre, l’Unesco (che non finanziavano più già dal 2011), a causa della sua comprovata ostilità allo Stato di Israele, non è manifestamente impropria e sarà utile, si spera, a puntare un riflettore sull’inesorabile deriva presa negli ultimi decenni dall’agenzia culturale delle Nazioni Unite. A partire dal 2018 gli Stati Uniti resteranno a Parigi dove ha sede l’Unesco come «osservatori», sia pure da «non membri». È una decisione presa in extremis, appena un attimo prima che sia nominato alla guida dell’Unesco stessa un esponente politico del Qatar, Hamad bin Abdulaziz Kawari, che, al primo voto per l’importante incarico, ha ottenuto il maggior numero di suffragi. E il Qatar — ricordiamolo — è da tempo identificato come uno dei quattro o cinque Paesi al mondo più inclini ad alimentare il fondamentalismo islamico. In Italia questo problema è poco avvertito ed è ipotizzabile che all’origine della nostra distrazione sia la generosità con la quale l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani si è sempre mostrato disponibile a investire nel nostro Paese. L’indulgenza italiana nei confronti del Qatar è iniziata ai tempi del governo presieduto da Mario Monti: l’economia — per usare un eufemismo — andava male e i soldi dell’emirato, in quell’emergenza, furono considerati benvenuti. Vanno inserite in questo quadro una serie di operazioni immobiliari e finanziarie in Italia.

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