Cari amici

In allegato (qui sotto) troverete il modulo d’iscrizione alla Federazione Sionistica Italiana (F.S.I). Assieme al modulo d’iscrizione troverete anche la descrizione del movimento Over The Rainbow che ha lanciato questo progetto del rinnovamento della F.S.I. Visto che abbiamo tempo fino a Ottobre 2014 per raccogliere più adesioni possibili per rilanciare il progetto Federazione Sionistica in Italia, vi prego di cominciare subito a far iscrivere più persone possibili.

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ADI news

 

 

 

Cari amici di Israele

Cari Amici di Israele e simpatizzanti

Dal 07 al 14 Settembre 2014 l’associazione Amici di Israele (ADI) ha organizzando un viaggio in Israele, “il giro dei tre mari” dal Mediteranno via Mar Morto fino al Mar Rosso. Visto i tempi duri che passano ultimamente su Israele abbiamo pensato di trasformare il viaggio ad un viaggio di solidarietà aggiungendo (sé sarà possibile) una visita a Shderot o a uno dei Kibutzim vicini alla striscia di Gaza. Il costo e contenuto e ci sono ancora posti disponibili, più saremo e più solidarietà porteremo. In allegato troverete programma e prezzi.

Sinceri saluti

Eyal Mizrahi – Presidente ADI

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Quello che vediamo ai confini con il Libano e la Siria ricorda in modo esasperante ciò che è già accaduto per anni sul fronte sud

Editoriale del Jerusalem Post

qaedisti-Golan-300x168Jihadisti qaedisti del fronte anti-Assad “Jabhat al-Nusra” si fanno fotografare sul Golan a pochi metri dalla recinzione di confine con Israele

Per molto tempo l’attenzione è rimasta saldamente concentrata sul fronte sud, dove uno stillicidio di razzi e colpi di mortaio che sembravano contenibili è stato tollerato per periodi di tempo sempre più lunghi, fino a quando ci si è accorti che Israele aveva perso la sua deterrenza (la capacità di dissuasione che impedisce ai suoi nemici mortali di attaccarlo apertamente), mentre Hamas si era armata fino ai denti. E’ comprensibile, ma non sarebbe saggio ignorare i preoccupanti segnali sul fronte nord. Quello che vediamo ai confini con il Libano e la Siria ricorda in modo esasperante ciò che è già accaduto per anni sul fronte sud, quando davamo ripetutamente per assodato che eravamo in grado di tenere sotto controllo gli attacchi saltuari. La sopportazione da parte di Israele ha reso a un certo punto inevitabile il conflitto in piena regola. Ormai era solo questione che si verificasse un incidente per innescare uno scontro feroce e prolungato.

Quello scenario comincia a replicarsi al lato opposto del paese, dove Israele si trova a fronteggiare nemici assai meglio equipaggiati e addestrati, e più disciplinati. A intervalli irregolari degli ordigni si abbattono su Israele dal Libano e dalla Siria, e in entrambi i casi Israele – come al solito – ha deciso di pazientare (cosa che non gli verrà riconosciuta, naturalmente, se la situazione dovesse degenerare): anche perché non è del tutto chiaro chi ci stia attaccando.

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Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 30 agosto 2014
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Magdi Cristiano Allam imbavagliato»

Magdi Cristiano Allam

Ieri ho seguito una bellissima intervista a Magdi Cristiano Allam su TGCOM24, condotta da una bravissima Safiria Leccese e mi sono vergognata. Mi sono vergognata da morire per l’Italia, mi sono vergognata per come è stato ridotto il nostro paese da una masnada di servi buonisti, ipocriti, imbelli, tremolanti come budini. Magdi Allam che tutti noi conosciamo, che io ho avuto l’onore di incontrare personalmente a Tel Aviv qualche anno fa, è stato denunciato dall’UCOI, accusato di islamofobia, ma questo sarebbe niente dal momento che tutti conosciamo quanto la democrazia sia un’optional in certi ambienti e culture. La cosa grave, vergognosa, disgustosa è che l’Ordine dei giornalisti si è inginocchiato davanti alla prepotenza, all’arroganza e all’intolleranza e ha aperto contro Allam un processo che andrà a uccidere la libertà di opinione, la libertà di parola, andrà a uccidere la libertà. Un processo che farà ritornare l’Italia ai tempi bui del fascismo, che ci renderà uguali ai paesi dove i giornalisti vengono processati e messi in prigione. In Italia non esiste il reato di islamofobia, per fortuna, perchè se esistesse nessuno potrebbe proferire, e nemmeno pensare, la parola islam senza essere denunciato. Magdi Allam, nato in un paese arabo, l’Egitto, cresciuto come musulmano, conosce molto bene quella realtà ed essendo una persona intelligente, dalla mente libera, la critica e mette in guardia gli allocchi italiani, quelli di cui sopra, i servi buonisti, ipocriti, imbelli, dal buio tunnel in cui la cultura islamista, sia radicale per la sua violenza, sia moderata per il suo silenzio, sta precipitando l’Italia.

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29 AGOSTO 2014 8:23 BY RIGHTS REPORTER

Una testimonianza importantissima per capire la disinformazione su Israele da parte dei grandi media, un documento lungo e articolato al quale dedicare un po’ di tempo nel quale un ex corrispondente dell’Associated Press spiega come e perché i giornalisti raccontino Israele in modo così sbagliato e perché è così importante farlo(in coda la fonte dell’articolo in inglese. Traduzione a cura di un amico che preferisce non essere citato e che ne ha autorizzato l’uso).

Di Matti Friedman

La storia di Israele

È rimasto qualcosa da dire su Israele e Gaza? I giornali di questa estate erano pieni di ben poco d’altro. I telespettatori vedono cumuli di macerie e pennacchi di fumo anche quando dormono. Un articolo rappresentativo, in un recente numero di The New Yorker, ha descritto gli eventi dell’estate dedicando una frase ciascuno agli orrori in Nigeria e Ucraina, quattro frasi alle follie genocide dell’ISIS e tutto il resto dell’articolo – trenta frasi – a Israele e Gaza.

Quando l’isteria si attenuerà, credo che gli eventi di Gaza non saranno ricordati dal mondo come particolarmente importanti. Persone sono rimaste uccise, la maggior parte delle quali palestinesi, tra cui molti innocenti inermi. Vorrei poter dire che la tragedia della loro morte, o la morte di soldati israeliani, cambierà qualcosa, che segnano un punto di svolta. Ma non è così. Questo round non è la prima delle guerre arabe con Israele e non sarà l’ultima. La campagna israeliana era poco diversa nella sua esecuzione da qualsiasi altra condotta da un esercito occidentale contro un nemico simile negli ultimi anni, fatta eccezione per la natura più immediata della minaccia alla popolazione del proprio paese e i maggiori sforzi, tuttavia futili, per evitare morti civili.

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di Khaled Abu Toameh
18 agosto 2014
Pezzo in lingua originale inglese: Why Jordan Doesn’t Want More Palestinians
Traduzioni di Angelita La Spada

Bistrattando i palestinesi e privandoli dei loro diritti fondamentali, la Giordania e altri paesi arabi li stanno spingendo tra le braccia aperte degli estremisti, soprattutto dei gruppi islamisti come i Fratelli musulmani e Hamas.

La Giordania, il Libano e la Siria possono continuare a mettere in atto le loro pratiche contro i palestinesi senza doversi preoccupare delle reazioni della comunità internazionale o dei media. Nessuno scende nelle strade delle città americane ed europee per condannare gli arabi che maltrattano i fratelli arabi.

Non è un segreto che molti paesi arabi disprezzano i palestinesi e li sottomettono alle leggi dell’apartheid e a severe misure di sicurezza che negano loro i diritti più elementari.

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TOP SECRET
DI ANDREA PALLADINO
21 agosto 2014

espresso.repubblica.it

Occhi chiusi sul fiume di armi destinate alle cellule dell’Olp. In cambio niente attentati. E’ il patto tra servizi segreti, Dc e Yasser Arafat. Un quadro già emerso in un processo menomato dai veti politici. Fino a ora: i documenti decisivi stanno per essere desecretati.

Una doppia politica. Un lodo – firmato da Aldo Moro – che garantiva tutti. Niente attentati, ma occhi chiusi sul fiume di armi da far passare nel nostro paese, destinate alle cellule internazionali palestinesi sparse in tutta Europa. Accordi per tre decenni coperti dal segreto di Stato, l’omissis tutto politico. Un sigillo che neanche la magistratura può violare.

Ancora per poco. Perché i dossier sui rapporti tra la nostra intelligence e l’Olp di Yasser Arafat che hanno marcato la politica estera italiana tra gli anni ’70 e ’80 stanno per diventare pubblici. Ed è la prima volta nella storia repubblicana. Scade il 28 agosto il termine ultimo del segreto invocato nel 1984 dall’ufficiale del Sismi Stefano Giovannone – confermato da Bettino Craxi il 5 settembre dello stesso anno e ribadito da Silvio Berlusconi per due volte tra il 2009 e il 2010 – di fronte alla domanda del pm romano Giancarlo Armati, che indagava sulla scomparsa in Libano dei giornalisti Gabriella De Palo e Italo Toni.

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Venezia Suchot 5774 (1)Articolo pubblicato sul settimanale Oggi 21.8.2014
Un’esperienza di vita vissuta da una socia ADI
Ariel Shmona Edith Besozzi
inserita in un contesto di informazione in cui si cerca di presentare il conflitto mediorientale con obiettività.
Nonostante alcune imprecisioni nel riportare dati tecnici e militari va apprezzato l’impegno del settimanale Oggi nel presentare a un ampio pubblico un’informazione non tendenziosa e all’autrice la qualità della testimonianza unica nel suo genere. Auguriamo la continuità in questa direzione dei media di costume e attualità di ampia tiratura.

Sono nata e cresciuta in una famiglia per nulla religiosa, fin da piccolissima mi è stato detto che il rapporto con D_o era qualcosa di personale e che avrei dovuto valutare io, decidere come e se credere.

I nonni paterni erano piuttosto religiosi, soprattutto il nonno ma in una maniera molto intima e privata, non era un uomo particolarmente loquace ed è sempre stato difficile per me parlare con lui.

I nonni materni invece erano comunisti e da loro ho imparato la storia. Mio nonno era stato partigiano, catturato e deportato in Germania, mia nonna, allora bambina, ricordava con precisione il fascismo ed i bombardamenti. Mi hanno trasmesso, attraverso i loro racconti la loro “fede”; per questo motivo, fin da piccola, ho pensato fosse indispensabile lottare contro le cose che ritenevo ingiuste, inique. Inizialmente si trattava di reazioni piuttosto istintive che mi portavano a prendere sempre le parti dei più deboli o degli emarginati, crescendo è divenuto un impegno politico concreto che si è modulato attraverso la partecipazione alle proteste studentesche, poi all’attività sindacale fino a divenire parte integrante della mia vita.

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Chissà perché
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Pochi giornali italiani e con pochissimo rilievo hanno dato una notizia che i media israeliani hanno invece considerato importante (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Massive-Hamas-infrastructure-in-West-Bank-planned-to-topple-the-Palestinian-Authority-371409): negli scorsi mesi la polizia israeliana ha arrestato in Giudea e Samaria un centinaio di membri di Hamas, sequestrato denaro e materiali che dovevano servire a un colpo di stato per eliminare anche da Ramallah il potere di Fatah e di Muhammed Abbas, come era successo sette anni fa a Gaza. Il piano doveva passare per una fase di attentati cruenti contro gli israeliani, una repressione dura di polizia ed esercito israeliani, una rivolta di massa che avrebbe travolto l’Autorità Palestinese. Esattamente quel che è iniziato ad accadere con il rapimento dei tre ragazzi, per cui ormai ci sono le prove, i nomi, i legami (http://www.timesofisrael.com/hamas-funded-kidnapping-of-3-boys-says-ringleader/) che dimostrano che fu comandato dai vertici di Hamas (non una iniziativa di cani sciolti, come pretendevano i pacifisti e i filopalestinesi).

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Questa notte si esaurirà la cinque giorni di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. E, come titola Repubblica, “l’accordo si allontana” in riferimento all’accordo per una tregua duratura proposto dal Cairo. “Il premier israeliano Netanyahu ha fatto diverse concessioni – scrive il quotidiano diretto da Ezio Mauro – ma è stato netto su una cosa: Hamas ‘non può sperare di compensare una sconfitta militare con un successo politico’ e Israele non accetterà mai una proposta di tregua che non tenga conto degli interessi di sicurezza di Gerusalemme ( quindi niente più razzi e missili lanciati dalla Striscia di Gaza)”. “Immediata, da Gaza, la sferzante risposta di un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri – scrive Aldo Baquis sulla Gazzetta del Mezzogiorno – La ‘sconfitta’ non c’è stata e Netanyahu, ha sostenuto, ha preferito nascondere agli israeliani ‘le ingenti perdite’ militari patite a Gaza. Hamas, ha proseguito, non è infiacchito e il prossimo round di combattimenti, ha previsto, si svolgerà ad Ashqelon, ossia in territorio israeliano”. E sempre Hamas, come scrive Repubblica, ha intanto ammesso le minacce e censure ai danni dei giornalisti stranieri: nel corso di un’intervista a una televisione libanese un dirigente del movimento che controlla la Striscia di Gaza ha dichiarato, “Chi fotografava o filmava i nostri combattenti o i lanci dei razzi era di fatto un agente del nemico. Chi non cambiava idea su come raccontare la guerra lo abbiamo cacciato”.

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mosaico-cem.it
12/08/2014

Molestati, minacciati e interrogati sul loro lavoro. Questo hanno dovuto subire, e subiscono tuttora, i giornalisti stranieri, da parte di Hamas a Gaza. Lo sostiene la FPA (Foreign Press Association), denunciando i tentativi di Hamas di controllare ogni parola scritta o pronunciata sul conflitto, ogni immagine ripresa dagli operatori stranieri nella Striscia.

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di Mordechai Kedar
(Traduzione dall’ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

E’ quanto emerge da una notizia data – in arabo – da un network dell’informazione basato in Libano.

Molto è stato scritto l’anno scorso sulla parte che il Qatar gioca nel conflitto, sulla situazione e sul ruolo dei Fratelli Musulmani, il movimento che rappresenta un’alternativa islamista non-tribale alla lealtà tribale e ai partiti ideologici nel mondo arabo.
Negli ultimi due anni, la polemica si è incentrata sul ruolo dei Fratelli Musulmani in Egitto, sulla legittimità dell’ex presidente Mohamed Morsi e sulla legalità del nuovo governo del generale Sisi insediatosi nel luglio del 2013. Negli ultimi vent’anni il Qatar è stato la principale fonte di sostegno per i Fratelli e per il loro ramo palestinese, Hamas.
A guidare l’opposizione alle politiche del Qatar è stata l’Arabia Saudita, e quando Sisi ha deposto Morsi, ha fatto fronte comune con essa. Le relazioni tra il Qatar e gli avversari hanno raggiunto un nuovo minimo storico lo scorso marzo, quando Arabi Saudita, Egitto e Emirati Arabi Uniti hanno richiamato i loro ambasciatori dal Qatar. In seguito, è stata segnalata una forza armata saudita, concentrata sul confine del Qatar, che avrebbe invaso l’Emirato, se non fosse stato per la protezione degli Stati Uniti, che proprio in Qatar hanno la loro principale base aerea del Golfo Persico in Qatar, nonché forti legami economici e istituzionali.
Il Qatar è stato il principale sostenitore di Hamas per anni, fornendo fondi e ospitalità alla sua leadership quando questa aveva abbandonato Damasco, continuando a garantire sostegno politico al movimento e al suo dominio su Gaza. Anni fa, la Turchia si è unita all’asse di sostenitori di Hamas, talvolta ne ha fatto parte anche l’Iran – motivato dal suo odio per Israele oltre che dalla sua ostilità al regime saudita.

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